Slim Dogs Factory

di Federica Ramires

Sentivo lo scricchiolio di ogni singolo sassolino sotto le mie scarpe. Vedevo gli alberi che si spostavano lievemente mossi da un leggero venticello. L’emozione che palpitava decisa dentro di me. Scorgevo in lontananza il trenino che si avvicinava piano piano alla stazione di Labaro. Solitamente non sono così poetica (anzi) e non mi accorgo assolutamente di niente di quello che succede attorno a me, però stavo per oltrepassare la porta verde della sede della Slim Dogs e quindi dovevo registrare minuziosamente tutto quello che stava succedendo per imprimermi tutto più che bene nella memoria. Quando mai mi sarebbe ricapitato? Stavo per suonare al campanello ed ero elettrizzata, piena di aspettative per due giornate che non solo mi avrebbero portata a toccare con mano una realtà che da tempo seguivo su Youtube, ma anche ad imparare le basi del videomaking, da sempre una mia passione, con niente di meno che Matteo Bruno.

“Piacere, Matteo!” 

Una normalissima frase di presentazione dà il via alla due giornate di workshop. Innumerevoli i consigli teorici e pratici che sono stati forniti. Il tutto da parte di un giovane professionista che si pone esattamente come lo vediamo noi nei suoi video: gentile, super simpatico e con una passione infinita per il suo lavoro. Voglio condividere con voi i trick che mi hanno colpita di più.

L’ARMADIO 

L’audio è uno dei tanti aspetti fondamentali di un video e se stiamo creando un contenuto con un parlato, una traccia gracchiante e poco nitida ne potrebbe compromettere il risultato finale. In mancanza di una stanza trattata acusticamente una soluzione per tutti è di usare… l’armadio dei vestiti. Esso, infatti, assorbe le riflessioni della stanza e migliora notevolmente il suono!

REGIA E CAMPO DA CALCIO

Se pensiamo ad un campo da calcio, si può riprendere la partita in corso inquadrando la squadra A che attacca verso destra e la squadra B che attacca verso sinistra. Se scavalchiamo il campo visivo vedremo tutto al contrario: la squadra B che attacca verso destra e la squadra A verso sinistra. Il campo è ciò che appare nell’inquadratura. Quando si decide di cambiare inquadratura, ossia di scavalcare il campo, lo si deve realizzare senza disorientare lo spettatore e mantenendo, di conseguenza la continuità visiva. Ovviamente ci sono situazioni in cui il campo è volutamente scavalcato per creare una destabilizzazione a livello narrativo.

WATCHTOWER OF TURKEY

Di video belli ne esistono davvero tanti, ma questo è di più. Realizzato dal videomaker Leonardo Dalessandri, che è stato poi contattato dalla Apple per la realizzazione dello spot del nuovo iPad Pro del 2017.

Dopo averlo visto non viene anche a voi una voglia matta di mettervi a girare cose?

DIPINGERE CON LA LUCE

Creare un contenuto con la tecnica del light painting è più semplice di quanto sembri: basta sfruttare un’esposizione lunga o lunghissima. Posizionando la macchina fotografica su un cavalletto, mentre l’otturatore rimane aperto basterà muoverci davanti le fonti di luci che intendiamo usare. Tutto quello che il sensore della fotocamera cattura viene registrato nella foto finale. Quindi, tecnicamente: ISO al minimo, modo manuale, apertura non elevata, scatto ritardo e fantasia!

Ne approfitto per ringraziare Matteo e soprattutto tutti i miei fantastici amici che hanno deciso di farmi perdere anni di vita con questa pazza sorpresa!

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10 Parole (e 10 GIF) sul Futuro alla Holden

Domenica 7 Aprile a Torino.

Il quartiere di Borgo Dora è pieno di vita — colpa del Balon che riempie gli spazi di Piazza Borgo Dora e dell’omonima via.

Non tutti sono venuti però in questa parte di città per trovare il Tex che mancava alla loro collezione o l’oggetto interessante da esporre sopra ad un davanzale di casa.

Sono le 15:00 del 7 Aprile ed inizia Studio alla Holden, l’evento — dedicato al tema del futuro, ma anche del nostro passato — ideato dalla Rivista Studio che fa tappa proprio a Torino, nella scuola di scrittura di Baricco.

Precisiamo: il titolo dell’evento è “Futuro Prossimo—Passato Anteriore”. La precisazione è d’obbligo, in quanto i vari interventi del pomeriggio avranno a che fare con questo connubio tra passato e presente ed ognuno dei vari speaker avrà da dire la sua su questo tema passando dal mondo della politica a quello della cucina, dall’editorial design alla narrativa.

Tra i partecipanti ai talk abbiamo Luca Sofri, direttore de Il Post, lo scrittore Antonio Pascale, lo chef Matteo Baronetto, il direttore de L’Espresso Marco Damilano, l’ex direttore di IL Magazine Christian Rocca e l’attuale Art Director di Repubblica Francesco Franchi e, per finire, le scrittrici Chiara Barzini, Veronica Raimo e Giulia Peroni.

Questo bel mix scrittori, designer e giornalisti mi ha raccontato la visione del futuro — il nostro futuro — e di come sia costantemente e maledettamente connesso al passato senza che noi ce ne possiamo accorgere.

Non siete riusciti ad esserci? Peccato!

Allora non vi rimane che continuare a leggere e scoprire le 10 parole (e GIF) della giornata riguardo al futuro!

  1. Obiettivi

Avete mai pensato a quanti obiettivi ci poniamo? Un tempo non era così. Un tempo le persone ‘comuni’ avevano obiettivi ‘comuni’ come vivere fino agli 80 anni, avere una televisione, comprare il giornale la mattina.

Oggi la comunicazione ci ha resi schiavi degli obiettivi altrui:  vogliamo di più, dobbiamo raggiungere questo ‘di più’ e soffriamo se non lo raggiungiamo.

Il nostro futuro? La bilancia che da peso ai nostri obiettivi si sposterà sempre di più verso il materialismo e il successo personale. Speriamo di essere diventati più comunitari e meno anti-sociali prima che siano finiti i giornali in edicola.

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  1. Maybes

La nascita di Internet è un pò come la scoperta del fuoco: ci sono quelli che subito si sono messi a scaldarcisi attorno e chi ha cominciato a lanciargli pietre addosso. I primi sono gli innovatori che — anche ingenuamente — hanno pensato che Internet fosse un luogo libero dove il senso civico avrebbe prevalso senza problemi.

I secondi sono gli scettici che hanno chiesto, da subito, regole e codici per uniformare il digitale al reale. Con questa guerra tra i due fronti ci troviamo dove ci troviamo: post acchiappa-like, leoni da tastiera e fake news.

Fortunatamente a qualcuno piace ancora essere terzista. Nuntio vobis, habemus Maybes — come li chiama Luca Sofri.

Chi sono? Sono i profeti del dipende, coloro che ad ogni innovazione corrispondono una reazione uguale e contraria di ‘dipende’ e ragionano fino a capire se quello che avviene è buono o meno.

Da grande vorrò anche io essere un Maybes!

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  1. Evoluzione

Il nonno di Antonio Pascale, 70 anni fa, era un coltivatore bio. Anche prima che esistesse il concetto di bio. Non ci credete? Beh, occorre fare un ripasso di come funziona allora l’evoluzione.

Se un coltivatore, fino ad un secolo fa, portava all’evoluzione un certo tipo di pianta tramite incroci su incroci con altre specie di piante per raggiungere la melanzana che portava al mercato per venderla, oggi usiamo la chimica e la mutazione genetica.

Non abbiamo cambiato — tanto per vederla con il connubio futuro-passato — l’azione evolutiva, ma abbiamo cambiato i mezzi ed i tempi per farla.

Ora però il bio disdegna la chimica ed ogni sua variante. Stiamo tornando a quello che faceva il nonno di Antonio Pasquale, tanto che se si svegliasse oggi — qua parla direttamente Antonio — direbbe:

<< Ma come? Ancora qua stiamo? >>


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  1. Forchette

Un altro esempio di cose nel tempo abbiamo cambiato nei modi e nei costumi, ma non nella pratica? La cucina!

Dall’homo habilis ad oggi, abbiamo imparato a cambiare il nostro modo di agire di fronte al cibo utilizzando spezie, stratagemmi e attrezzi sempre nuovi… ma non abbiamo cambiato il fatto che se si cuocia ‘brontosauro’ o Angus, stiamo sempre cucinando come i nostri avi.

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  1. La nonna

E ci sono poi quelli che di avi se ne intendono!

Basta parlarne con Matteo Baronetto che dal ristorante ‘Del Cambio‘ — antico ristorante torinese — ci sono ancora quelli che dicono: “Eh… ma la carne tonnata come si faceva prima…

Sarà proprio per non ricevere più commenti del genere che Matteo ha scritto due menù completamente uguali nelle pietanze, ma non nell’aspetto.

Dal Cambio potrete vedere all’opera il fattore più importante del futuro: la scelta.

Che voi siate un 25enne appena uscito dalla Magistrale oppure un 70enne fresco di pensione, la scelta del tipo di menù — tradizionale od innovativo — vi lascerà a bocca aperta (attenzione all’acquolina!).

Ps: un premio a chi si è accorto che queste sono 2 parole.

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  1. Provocazioni

Provocare è la migliore arte per stupire ed attirare le folle.
Credo sia questo — oltre all’ira della dirigenza del Partito Democratico — che ha pensato Marco Damilano riguardo alla nuova copertina de *L’Espresso* con su scritto “Cancellate il PD“.

Se Luca Sofri, poco prima, diceva che “i titoli di giornale sono sempre più alieni“, non aveva ancora aggiunto che questi sono anche sempre più provocatori.

Ma forse è giusto così: nella società delle fake news e della democrazia disinformata, forse leggere o vedere una provocazione può ancora aiutare a far ragionare le persone su quello che ci circonda.


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  1. Ritmo

Di ritmo ne parla tranquillamente Christian Rocca, ex direttore de IL Magazine ed ora firma della Stampa.

Non parliamo però di musica o ballo, ma dei ritmi di uscita di un giornale che cambiano estremamente quando si passa da mensili a quotidiani.

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Christian ne parla con Francesco Franchi, suo ex art director, che non ha solo reso IL Magazine un ottima rivista a livello grafico, ma ha anche introdotto un nuovo modo di vedere i processi decisionali e gestionali della carta stampata all’interno di una redazione, mettendo di pari piano aspetto e contenuto.

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  1. Guscio

La grafica non è nulla senza il contenuto, ed il contenuto non è nulla senza la grafica 

Parlano Christian e Francesco che raccontano quanto sia importante dare un ‘guscio’ estetico all’informazione di oggi — soprattutto in un momento di crisi dell’editoria.

Il guscio intriga ed alletta per poi dischiudersi e mostrare i propri tesori fatti di parole, immagini, titoli e didascalie.

Se si vuole fare informazione e parlare di futuro, forse il concetto di ‘Designing News‘ non è una brutta strada da intraprendere.

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  1. Leggibilità

Questa parola mi sta molto a cuore — essendo grafico.

Mentre Francesco Franchi racconta il restyling de La Repubblica, racconta anche di come tutto sia partito dal nuovo font intitolato ad Eugenio Scalfari: l’Eugenio Serif.

Mentre vengono mostrati le font precedenti con quelle attuali, Christian Rocca esordisce con:

Vi sembreranno uguali, perchè lo sono 

La leggibilità di un testo si basa tutta sul tipo di carattere adottato per scriverlo, ed è una splendida metafora del futuro: la chiarezza del nostro futuro non si basa sulle similitudini, sull’avere vite uguali agli altri, ma sul saper scegliere gli strumenti migliori per dissipare le incertezze.

E comunque Franchi risponde:

Sono diversi.  (piccola rivincita ai grafici)


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  1. Insicurezza

Tutti noi nella vita siamo e siamo stati insicuri di qualcosa. Di noi, degli altri, di questo e di quell’altro.

“Parlarne tra amici”, scritto da Sally Rooney e citato durante l’ultimo talk della giornata, ci parla proprio di questo.

Alla fine siamo tutti un pò la Frances (protagonista) di turno, ma bastano poche piccole cose per trasformare la nostra insicurezza in rinnovate certezze e felicità, e se volete altri dettagli…. beh dovrete leggere il libro della Rooney!


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Scambio culturale Eramus+: oltre all’università c’è molto di più

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– di Giulia Delfino

“Fai anche tu l’application, vedrai sarà un’esperienza incredibile”. È così che ho deciso di partecipare ad uno scambio culturale (anzi due!), una delle esperienze più belle che ho fatto in vita mia.

Cos’è uno scambio culturale?

Uno scambio culturale è un progetto Erasmus+, finanziato dall’UE, rivolto ai ragazzi dai 18 ai 30 anni dei Paesi membri, che si incontrano in una località e cooperano su una tematica precisa. Vitto e alloggio sono gratuiti ma è richiesta la conoscenza, anche minima, dell’inglese.

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Vi racconto la mia esperienza: round 1

Il mio primo scambio culturale è stato a Poiana Negrii, in Romania, insieme ad altri 50 ragazzi, provenienti da Italia, Spagna, Grecia, Romania e Croazia. Incredibile come, nonostante venissimo da Paesi diversi con culture e lingue completamente differenti, sia bastato un viaggio per creare un legame indissolubile.

Il tema era Poverty, unemployment and social exclusion e abbiamo trascorso 11 giorni tra workshop, flashmob, lavori di gruppo e serate interculturali. Il risultato? Un bagaglio culturale un po’ più pesante di quando sono arrivata: nuove skill (tra cui video editing) e 50 nuovi amici provenienti da tutta Europa.

E’ difficile spiegarvi a parole quanto sia stata incredibile questa avventura, ma per non lasciarvi alla sola immaginazione ecco qui il video Magical Poiana Erasmus+ dello scambio culturale, realizzato da Menéndex Romera Oliver, uno dei partecipanti spagnoli.

Inoltre abbiamo dovuto mettere in pratica quello che avevamo imparato, realizzando alcuni videoclip sul tema dello scambio. Vi consiglio di vedere The choice, I had a dream e Choose life.

Non è finita qui: round 2

Dopo solo pochi mesi ho fatto l’application per un altro scambio culturale: un training course sulle competenze digitali. Si è svolto a Banska Stiavnica, un paese (con un nome impronunciabile) della Slovacchia. Qui ho trascorso 11 meravigliosi giorni con 32 ragazzi, provenienti da Italia, Bulgaria, Slovacchia, Francia, Lettonia, Lituania, Romania e Croazia, una tavoletta grafica tra le mani e due nuovi programmi da imparare: Illustator e After Effect.

I workshop non sono stati solo teorici ma anche pratici (si esiste anche la pratica!!), e ci hanno permesso di sviluppare una creatività che non sapevano neanche di avere. Abbiamo dovuto realizzare uno storytelling della nostra vita, un lettering personalizzato, un logo e tanto altro. Anche qui vi lascio il link del video Erasmus+ Animated Education di fine progetto, realizzato da Rui Pereira, il nostro cameramen ufficiale.

Come trovare questi progetti?

Io sono partita con due associazioni: l’Associazione Eufemia e Youth Connect, ma ce ne sono tantissime in tutta Italia. Inoltre vi sono numerosissimi portali da consultare costantemente:

Perché partecipare?

Per mettersi in gioco e vivere un’esperienza indimenticabile. Vivrete a contatto con la natura, in mezzo a culture diverse dalla vostra, migliorerete l’inglese (e imparerete anche altre lingue), svilupperete nuove competenze, visiterete molte città europee e soprattutto vi divertirete un sacco.

Insomma, cercate lo scambio culturale che più vi incuriosisce e candidatevi! Non ve ne pentirete.

Sessione esami: come studiare quando non si ha tempo

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di Giulia Carminati – @giuliacrocs

È inutile che cerchi di nasconderlo, le tue occhiaie non mentono. Sei in sessione esami. E questo vuol dire: zero tempo, zero voglia e una marea di libri da studiare.

Come fare?

Non devi stare tutto il giorno con la schiena piegata sui libri, non lo faccio nemmeno io, mi manca il tempo. A volte il semplice metodo di studio del “leggi e ripeti” non è sufficiente. Per  questo, nel corso degli anni, ho perfezionato la mia tecnica di “salto al prossimo appello”, ma quando sei ad un passo dalla laurea ti tocca. DEVI STUDIARE. Ma come fare?

Non ho la bacchetta magica, né il pane della memoria di Doraemon, e tanto meno ti svelerò chissà quale trucco in grado di farti prendere 30 e lode senza impegno, ma sono sicura che potrò aiutarti a migliorare la tua vita di studente/lavoratore/stalker/viaggiatore/netflixmaratoneta e molto altro.

1.  IL METODO DELLA NONNA

Vi è mai capitato di studiare a casa della nonna le tre classiche paginette di Storia? A me si, un sacco di volte e piangevo sempre. Eppure lei, tra una lasagna e una passata di ferro da stiro, mi obbligava a leggere i paragrafi e riassumerli, senza guardare il libro. Sicuramente non è un metodo rapido ma, se hai tempo, il metodo dei riassunti è sempre molto utile, io lo uso ancora.

2. LE MAPPE CONCETTUALI

 Se anche tu, quando studi, ti ricordi esattamente il colore, il font, la posizione della parola ma non il concetto stesso, allora soffri della grave sindrome della “memoria fotografica”. Per vincerla, uso le mappe concettuali. A seconda dell’importanza dei collegamenti esistenti tra gli elementi da imparare e la loro gerarchia utilizza colori e immagini per far sì che un concetto rimanga fissato in memoria. Una mappa concettuale è coloratissima (infatti piace tanto a Mollibet) e piena di piccoli disegni che ti aiutano a ricordare i concetti cui sono associati. Così a colpo d’occhio riusciamo a ricordarci tutto.

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3. LA TECNICA POMODORO

Se come me, hai dato, o stai studiando per l’esame di Social Media Management, non potete non conoscerla e non utilizzarla. La tecnica pomodoro è stata messa a punto da Francesco Cirillo, sviluppatore software, utilizzando un timer da cucina a forma di pomodoro (da qui il nome), ha cercato di scoprire per quanto tempo fosse in grado di concentrarsi in maniera continuativa. Il risultato? Dopo 10 minuti mi sono già distratta 3 volte. Con la tecnica del pomodoro però rigo dritto.  Scegli un’attività da completare (ad esempio un numero di pagine da leggere), imposta il timer a 25 minuti e studia senza distrazioni finché il timer non avrà suonato. Dopodiché prenditi una pausa di 5 minuti e ogni 4 “pomodori” una più lunga di circa 15-30 minuti. That’s it! Ho terminato il volume di Sociologia.

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4. IL METODO DELLA PIRAMIDE

Ti permette di capire cosa è meglio studiare a seconda del voto cui aspirate. Se come me, vuoi dare tre esami nel giro di due settimane, o lasci perdere o ti metti a costruire una piramide. Ebbene si, in cima alla piramide ci sono i concetti chiave, quelli necessari per passare l’esame, a seguire i concetti secondari, il contesto e alle fondamenta le informazioni extra. Io infatti, mi organizzo lo studio in base a questa suddivisione di contenuti e al tempo (sempre poco) che ho a disposizione.

5. LE FLASHCARD DI LEITNER

 È una delle tecniche migliori da usare quando si studia, in quanto è possibile applicarla per qualsiasi argomento. Scrivendo le nozioni da imparare su una scheda, indurrai la mente a concentrarsi sull’argomento di studio al quale si riferiscono. Una volta che avrai finito, potrai effettuare una verifica, interrogandoti entro un tempo stabilito, sulla definizione del concetto riportato sulla card. Il sistema – che prende il nome dal suo autore Sebastian Leitner – prevede che le schede con le domande a cui si è risposto correttamente vengano spostate in una scatola successiva alla prima, e che le schede risposte erroneamente rimangano nella prima scatola. Le carte nella prima scatola vengono studiate con più frequenza, quindi procedendo in questo modo si è costretti a rivedere un numero maggiore di volte quel materiale che si conosce di meno, tante volte fino a quando lo si sarà imparato.

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6. IL METODO DEI LOCI

Nel De oratore (la mia prof di Latino ci ha obbligati a leggerlo tutto), Cicerone illustra il metodo da lui usato per ricordare ogni tipo d’informazione utile. Conosciuto come il “metodo dei loci” o il “palazzo della memoria,” si basa sulla forza delle relazioni spaziali, a cui vengono associati i concetti, per costruire mentalmente un luogo o una serie di luoghi dove conservare le informazioni che devi ricordare. Io ad esempio utilizzo una serie di luoghi che frequento abitualmente, le stanze di casa, i localini in San Salvario, o gli incroci che percorro ogni mattina per andare in ufficio. Ognuno di loro è associato ad un concetto che che voglio ricordare. Quando devi ripassare il capitolo, o sei davanti al professore, immagina di ripercorrere il “palazzo della memoria” nell’ordine desiderato e riporta alla mente i concetti chiave che hai associato ad ogni luogo. In questo modo difficilmente perderai il filo del discorso o un passaggio di una  dimostrazione.

Bene, ora non hai più scuse. STUDIA!

 

Gennaio.

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di Federica Ramires – @dindondaun

Di solito in questo periodo si comincia ad essere nostalgici e a ricordare le cose più significative che sono successe nell’anno appena trascorso. Di fatto siamo in quel momento in cui ci troviamo di fronte a parecchie novità: un nuovo anno, un nuovo mese, un nuovo calendario, una nuova agenda.  Normale, quindi, fare un bilancio dei dodici mesi passati per preannunciare i dodici nuovi che ci aspettano. Ma cosa ci dovremmo aspettare dal mondo tecnologico? Quali saranno le nuove tendenze? La sfera di cristallo è impossibile da usare in questo campo, però vediamo che cosa è successo in questi primi venticinque giorni del 2018… qualcosa vorrà pur dire, no?

EVERMET Franco Berra ha ideato un’applicazione per migliorare la socializzazione e le relazioni interpersonali che funziona all’opposto di Facebook: Evermet (dall’inglese “mai incontrato”) ci permette di chattare con una persona solo se l’abbiamo incontrata nella vita di tutti i giorni. L’obiettivo è, infatti, quello di incoraggiare gli utenti a parlare di persona. L’ingegnere friulano ha avuto l’idea ispirandosi alle pagine spotted delle università italiane, dove è possibile rintracciare persone da cui si è rimasti colpiti fra lezioni, caffè e sessioni di studio in biblioteca.

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WHATSAPP Dopo il blocco di fine anno, nemmeno il 2018 è cominciato così bene per il servizio di messaggistica istantanea più usato nel mondo. Un gruppo di ricercatori di un’università tedesca ha scoperto una falla nel sistema di crittografia end-to-end, implementato da WhatsApp circa due anni fa per proteggere le conversazioni e garantire la privacy di tutti gli utenti. Questi sostengono che non sia poi così impossibile aggiungere nuovi membri ad una chat di gruppo anche senza il permesso dell’amministratore, così come avere liberamente accesso alle conversazioni. Il tutto può essere realizzato sfruttando una vulnerabilità che permetterebbe di ottenere tranquillamente l’accesso ai server. Quando l’amministratore invita nuove persone in un gruppo, infatti, non viene utilizzato nessun meccanismo di autenticazione, quindi è possibile accedere al server ed aggiungere un nuovo membro senza interpellare l’amministratore: così facendo, inoltre, la nuova persona avrà tutte le carte in regola per leggere ogni singolo messaggio futuro.

IL CASO LOGAN PAUL Penso che tutti voi conosciate Logan Paul, lo youtuber americano che ha intrattenuto più di sedici milioni di follower in tutto il mondo con i suoi video freschi e divertenti. Purtroppo la sua carriera in questo 2018 sembra giunta al capolinea… e si può anche dire che se la sia cercata! Logan ha infatti girato un vlog in una foresta giapponese famosa per essere luogo di numerosi suicidi. Durante le riprese, si è imbattuto in un cadavere e ha cominciato ad ironizzare sulla morte e a prendersi gioco del corpo umano. Il tutto è stato messo online ed ovviamente il video è stato sommerso dalle critiche, anche da molti volti noti della tv e del web, perché privo di senso morale e soprattutto a dir poco irrispettoso per i famigliari della vittima. A poco è servito il video di scuse sul suo canale…

FACEBOOK Ovviamente il nuovo anno non poteva che cominciare con un importante cambiamento nell’algoritmo di Facebook. Questa volta Mark si è preoccupato dei suoi utenti: le notizie che compariranno sulle nostre bacheche saranno maggiormente quelle dei nostri amici, a discapito di quelle delle pagine pubbliche. L’idea che sta alla base di questa radicale modifica è il fatto che le aziende e i brand abbiano il potere di ridurre lo spazio per i nostri momenti personali, quelli che le persone ricercano su Facebook. Una bella gatta da pelare per le pagine…

DRAWJOB: illustrazioni ed eros

FUORI DALFUNNEL @ TORINO GRAPHIC DAYS

di Federica Ramires – @dindondaun

Drawjob è una mostra.

Drawjob è ironia sui tabù.

Drawjob è frutto di 22 illustratori, 6 scrittrici, 2 esperti e 1 film.

Drawjob è comizio d’amore e racconto erotico.

Alla seconda edizione dei Torino Graphic Days ce n’era davvero per tutti i gusti. E infatti, anche un’esposizione interamente dedicata al mondo dell’eros ha trovato uno spazio al suo interno. E il suo spazio l’ha trovato all’interno di una stanza a luci rosse che faceva perfettamente pendant con il tema della mostra.

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La mostra Drawjob nello spazio allestito ai Torino Graphic Days.

Drawjob è un gioco di parole, che unisce con leggerezza e irriverenza due mondi molto distanti fra loro: con draw, disegnare, il mondo delle illustrazioni e con blowjob, la pratica del fellatio, il mondo dell’eros e dell’erotismo. Il progetto è nato da un’idea di Chiara Fedele, Gianluca Folì, Riccardo Guasco e Francesco Poroli e ha coinvolto progressivamente scrittori, illustratori, psichiatri e sessuologi per dare vita ad una vera e propria esibizione che è stata presentata in più occasioni durante l’anno.

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Il poster della mostra.

Una parola che rappresenta una pratica sessuale è stata assegnata a ciascun illustratore, che ha dovuto disegnarla senza mai raffigurare esplicitamente l’atto sessuale. Double Treath, Gang Bang, Bondage e altre 17 categorie accompagnate dalle descrizioni di 6 autrici, che hanno dato voce con la stessa provocazione e leggerezza alle immagini a cui si riferiscono.

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Tre delle illustrazioni della mostra: Asian, Doublep e Cowgirl.

La nuova industria musicale: VR, occhi chiusi, IA e vulcani

la nuova industria musicale

di Federica Ramires – @dindondaun

I Muse hanno recentemente dichiarato che passerà molto tempo prima dell’uscita di un loro nuovo album. Non perché si stiano sciogliendo, nemmeno perché Chris non trova più l’armonica, ma perché accusano l’industria musicale 2.0 e, in particolare, lo streaming, di aver cambiato il modo di ascoltare le canzoni. E in questo nuovo scenario un nuovo album non avrebbe senso.

In effetti non si può dar loro torto. Ormai sono davvero poche le persone che amano comprare, custodire, ma anche (e soprattutto) semplicemente ascoltare un album dall’inizio alla fine. Si parla piuttosto di ascoltare singole canzoni e salvarle in una playlist personale. E le piattaforme per ascoltare la musica online che sono spopolate negli ultimi anni propongono esattamente questo tipo di fruizione.

Quindi è vero che il web ha cambiato il modo di ascoltare musica, ma è anche vero che le innovazioni tecnologiche hanno permesso la nascita di nuovi modi per promuovere la stessa. E gli artisti si sono sbizzarriti.

MUSICA E VIRTUAL REALITY

Mac DeMarco ha deciso di rilasciare il video del suo singolo This Old Dog in virtual reality, creando un mondo psichedelico e utopico alquanto bizzarro.

I Coldplay sono andati oltre e hanno trasmesso il loro live di agosto a Chicago in VR. Il progetto in collaborazione con Samsung e Live Nation ha permesso ai fan di tutto il mondo di sentirsi al centro del Soldier Field con uno spettacolo a 360°… direttamente dal divano di casa!

MUSICA E WEBCAM

I Local Natives hanno recentemente pensato ad un modo alternativo per far conoscere il loro nuovo singolo. I Saw You Close Your Eyes, infatti, è pronta all’ascolto su un sito molto particolare, dove la band invita i fan a spegnere le luci, chiudere gli occhi e premere play. A quel punto il sito userà la cam del vostro computer e continuerà a riprodurre la canzone solo nel caso in cui i vostri occhi resteranno chiusi per tutta la sua durata. Provare per credere.

MUSICA E INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Torniamo a citare i Muse, perché sono stati i primi artisti della storia a creare un videoclip in intelligenza artificiale. In collaborazione con l’agenzia di sviluppo Branger Briz, la band ha ideato un software per far recitare il testo di Dig Down ad una serie di celebrità, di cui un algoritmo pesca filmati che vengono poi riuniti per creare il lyric video. Se volete vedere Barack Obama o Mark Zuckerberg in versione rock, fate un salto sul sito creato per il progetto.

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MUSICA E SOCIAL NETWORK

E concludiamo con un esempio del nostro paese, frutto della mente fresca e originale della giovane Francesca Michielin. Diciamo che in occasione del recente rilascio ufficiale del suo nuovo singolo, Vulcano, si sia un po’ sbizzarrita. In primis si è trasformata in rider per Foodora e fra una consegna e l’altra ha fatto ascoltare in anteprima agli affamati la sua canzone. Poi ha invitato i fan a creare la loro playlist personale su Spotify con Vulcano e le altre canzoni del cuore, usando #VulcanoPlaylist… nonché a condividere foto su Instagram con le V (come Vulcano, ma ormai l’avete capito!). Che qualcuno la fermi!

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