STARTUPPATO AUTUMN EDITION: 2K17 TRA APP E STARTUP

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Ormai Startuppato è uno degli appuntamenti fissi per noi di Fuori dal Funnel. La fiera delle startup organizzata dall’incubatore del Politecnico di Torino è utile per fare networking, ma anche per migliorare in qualche modo la nostra vita. 

Non so se ve ne siete resi conto, ma oggi abbiamo a disposizione sempre più strumenti per controllare la nostra quotidianità, gestire meglio noi stessi e i nostri impegni. Stiamo parlando di dispositivi che vanno oltre l’essere un oggetto, diventando delle estensioni di Internet al mondo reale. Tutto questo si chiama IOT. Non yatch, magari. Diciamo che però può essere visto come una barca. Un traghetto virtuale che ci porta a scoprire nuove dimensioni e a semplificarci la vita.

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Avete presente quando siete di corsa, uscite dal lavoro e dovete comprare qualcosa per la vostra cena, ma non vi ricordate assolutamente cosa è rimasto in frigo? Beh, c’è un modo per risolvere questo problema. E la soluzione, anche in questo caso, la porta l’IOT. Esiste, ad esempio, un frigorifero smart che vi crea direttamente sul vostro smartphone una fotografia di quello che c’è al suo interno, in modo che possiate sapere sempre che ingredienti ci sono e cosa manca nella vostra dispensa.

A Startuppato abbiamo scoperto Nova Smart Home, un ecosistema di dispositivi che permette di portare la smart home nella casa di chiunque. Attraverso la loro app è possibile accedere alla propria abitazione anche quando siamo fuori casa, così da poter tenere sempre sotto controllo le informazioni e la qualità dei nostri ambienti.

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Per chi invece ha bisogno di uno strumento per chiamare e leggere i messaggi c’è un dispositivo weareable che si indossa al polso controlla i tuoi spostamenti e ti permette di chiamare senza neanche alzare un dito. O meglio, alzando solo un dito. Sembra un braccialetto perché è senza schermo, ma riesce a tenere sotto controllo diversi device. Si chiama GET e fa in modo che la mano stessa di chi lo indossa diventi una cornetta, senza il bisogno di nessun altro accessorio.
GET permette inoltre di tracciare l’attività fisica, i movimenti e ciclo del sonno sostituendosi a qualsiasi wearable già esistente sul mercato.

Questo è il progetto che ha vinto Startuppato Winter Edition 2017! Volete vedere come funziona? Guardate il video qui sotto!

STARTUP ATTIVE A TORINO

Tra i tanti progetti che abbiamo visto ce ne sono alcuni che possono essere utilizzati anche adesso!

La prima app che vi consigliamo di scaricare è WETAXY la nuova applicazione, per prenotare e pagare il taxi, disponibile per Android e iOS. Con Wetaxi è possibile sapere in anticipo il costo della tua corsa e condividere il costo del taxi con altri passeggeri e risparmiare sugli spostamenti in città. Il vero vantaggio è che gli altri passeggeri li trova Wetaxi e anche nel caso in cui nessuno abbia prenotato la tua tratta paghi comunque la tariffa indicata e scontata. Da scaricare subito!

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A questo punto vi sarà venuta fame a forza di leggere, ma anche per questo c’è una soluzione. Magari siete in ufficio e non avete nulla di già pronto per la vostra pausa pranzo? Per calmare i morsi della fame potete chiamare MORSY! Basta scegliere il tuo piatto entro le 11.30 ed entro le 13 te lo consegneranno direttamente in ufficio. Non è un normale servizio di delivery, potete infatti ordinare già il menù per la vostra settimana direttamente dal loro sito che propone piatti sani e leggeri per non farti venire nessun abbiocco post pasto.

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Se invece per Natale volete regalarvi un restyling della vostra casa abbiamo la startup che fa al caso vostro. Biancorosso Design ti permette di Realizzare il progetto della tua stanza con il tuo interior designer personale e guardare attraverso la realtà virtuale come diventerà.

Volete sapere come funziona? Visitate il loro sito e fate il quiz per scoprire quale stile si addice di più alla vostra casa e alla vostra personalità.

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UN PROGETTO TUTTO DA VEDERE

A Startuppato abbiamo scoperto anche l’innovazione #vistadaqui. Un progetto di comunicazione della Compagnia di San Paolo volto a raccontare gli eventi e i luoghi dell’innovazione di Torino.

A questo scopo è stata realizzata una piattaforma (sito web e app) attraverso cui gli utenti possono raccontare le attività supportate dalla Compagnia legati al tema dell’innovazione nel campo dell’educazione, della tecnologia, del sociale e della cultura.

Sarà stato per l’idea in sè del progetto, per la call to action, per i premi in palio o per far contenta Giulia (e aiutarla nello sviluppo della sua tesi), insomma sarà stato per un motivo o per un altro ma noi abbiamo già scaricato l’app e abbiamo iniziato uno storytelling innovativo sugli eventi di Torino.

Vuoi saperne di più? Partecipa alla call, scarica l’app, fotografa la città e vinci una fotocamera 360° e una membership card per poter avere l’accesso gratuito per un anno a luoghi ed eventi organizzati da enti sostenuti dalla Compagnia.

Siete ancora indecisi se venire alla prossima edizione di Startuppato?!

Ci vediamo alla Summer Edition! 😉

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Dall’idea al progetto: il workshop che fa per te

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di Carlo Boccazzi Varotto e Marco Riva

Pensi di aver avuto un colpo di genio che cambierà il futuro ma non da dove cominciare? Ci pensiamo noi!

Le Pépinière d’entreprises della Valle d’Aosta, incubatori di start-up innovative, organizzano il workshop Creative Communities per aiutare i giovani talentuosi a trasformare progetti innovativi in impresa.

Lunedì 9 ottobre 2017 il nostro team offre un mini-percorso di formazione, mentoring e consulenza gratuito. L’evento è organizzato in occasione della pubblicazione del Premio Espace Innovation promosso dalla Regione Autonoma Valle d’Aosta con il contributo di CVA s.p.a., Finaosta s.p.a., Associazione Forte di Bard, STMicroelectronics s.r.l. e Engineering D.HUB s.p.a.

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L’obiettivo è di promuovere lo spirito imprenditoriale e sostenere la creazione di start-up e di spin off di imprese esistenti.

 

Il workshop sarà strutturato in un primo momento da un laboratorio di “Idea generation a cura di Carlo Boccazzi Varotto, Incubation Manager delle Pépinières d’entreprises. A seguire verrà affrontato il tema dello sviluppo di un progetto attraverso l’intervento dal titolo “Dall’idea al progetto” a cura di Marco Riva, Scouting Specialist degli incubatori valdostani.

Infine verrà presentata la modulistica per poter partecipare al Premio Espace Innovation. Le domande potranno essere presentate entro le ore 12:00 del 16 ottobre p.v.

In particolare ai primi cinque in graduatoria verrà offerto un premio di 5.000 euro per la parziale copertura delle spese di realizzazione del progetto.

I primi otto in graduatoria potranno partecipare gratuitamente al programma di pre-incubazione offerto dalle Pépinières, usufruendo di uno spazio di co-working e servizi di tutoraggio per sei mesi, inoltre saranno affidati ad un mentor che avrà il compito di seguire il neo imprenditore nello sviluppo del progetto con un programma personalizzato per sei mesi.

I partecipanti al workshop avranno quindi la possibilità di presentare le proprie idee ad un team di esperti dell’incubatore e potranno apprendere in poco tempo come sviluppare un’idea innovativa in un progetto.

Chi Siamo?

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERAMarco Riva: Innovation Manager di Open Incet e responsabile degli incubatori di impresa di Aosta e Pont-Saint-Martin per Fondazione Giacomo Brodolini e collaboro con la Regione Piemonte come esperto di innovazione sociale. Ho diretto attività di ricerca e sviluppo in diversi campi: dall’ innovazione sociale, all’analisi e valutazione di politiche pubbliche.

Carlo BOCCAZZI VAROTTOCarlo Boccazzi Varotto: Incubation Manager delle Pépinières d’entreprises della Valle d’Aosta, consulente e attivista nel coinvolgimento delle comunità creative e tecnologiche per lo sviluppo del territorio. Dal 2008 studio soluzioni innovative per migliorare il benessere di persone con disabilità, anziani e bambini.

Intervista alla startup FREEDA: l’app per sentirti libera e sicura nella tua città

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di Lolle Young

Il torinese, da qualche anno a questa parte, è un vero e proprio brulicante alveare di idee innovative: l’ultima edizione di Startuppato, tenutasi il 25 maggio al coworking di Toolbox, ha messo in luce alcune delle realtà più interessanti nel mondo delle startup. Tra queste mi ha particolarmente incuriosita Freeda feel free around, progetto dedicato alle donne, nato da un gruppo di giovani ex-ricercatori al Politecnico di Torino: Ilaria Zonda, designer, Eleonora Gargiulo, psicologa e Andrea Valenzano, ingegnere informatico. Al team si è da poco aggiunta anche Carola Di Ruscio, social media manager.
Un team multidisciplinare dunque, che ha dato vita ad un progetto incredibilmente innovativo e ambizioso.

Ho incontrato Ilaria per fare due chiacchiere sul progetto e scoprire i dietro le quinte della vita da startupper.

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Come è nata l’idea?
«L’idea è nata dalla voglia di dare un animo sociale all’uso delle tecnologie, creare qualcosa di utile alla società. Un giorno io ed Eleonora ci siamo ritrovate sedute su di una panchina, a parlare di tutti i nostri piccoli grandi problemi quotidiani. Era un pomeriggio di primavera, la stagione in cui si ricomincia ad uscire, e così abbiamo scoperto che un comportamento comune riguardava l’adottare delle strategie quando si tornava a casa da sole alla sera: il messaggio alla sorella, la chiamata all’amico… da lì abbiamo pensato che sarebbe stato interessante sviluppare un’app che potesse risolvere il problema, indicandoti il tragitto che ti facesse sentire più sicura per tornare la sera.»

Sicurezza, indipendenza, libertà: queste le parole d’ordine che hanno animato il progetto, nato nel maggio 2016 ed in costante crescita anche grazie ai finanziamenti di Tim #Wcap, che lo scorso luglio ha selezionato Freeda tra i 26 vincitori per il percorso di accelerazione nell’ambito della Call for Startups. Ma, nel dettaglio, cosa è Freeda?

«Freeda è un’applicazione che mappa la sicurezza percepita dalle donne in città» mi spiega Ilaria.  «È  rivolta a tutte le donne che viaggiano – per lavoro o per piacere – o che si muovono spesso da sole.»

Come funziona l’app di Freeda?
«Nell’app è presente una mappa nella quale è possibile selezionare un luogo e recensirlo, scegliendo una o più fasce orarie (mattina, pomeriggio, sera, notte). Si possono dare da 1 a 4 stelline, che indicano il grado di sicurezza percepita in quel luogo. È possibile inoltre lasciare un commento e aggiungere dettagli che riguardano il grado di affollamento, l’illuminazione ed eventuali molestie subite –fisiche o verbali. Finita la recensione si crea un pin point che si colora di verde, giallo, arancione o rosso in base alla media delle recensioni lasciate per quella zona.»

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In quali città si sta estendendo il progetto?
«Il progetto è partito da Torino, la città in cui abitiamo… anche se nessuno di noi è torinese! (sorride, nda). Quando abbiamo iniziato a cercare tester, durante le fasi iniziali del progetto, ci hanno contattato ragazze di tutta Italia, e adesso abbiamo recensioni in città come Roma, Napoli, Catania… e persino in Spagna e in Irlanda, grazie ad alcune ragazze che sono partite in Erasmus

Abbiamo parlato del servizio di mapping offerto da Freeda, ma so che dietro questo progetto c’è molto di più…
«In realtà lo scopo finale del nostro progetto è decisamente più ampio, e riguarda la creazione di città a misura di donna: per far questo miriamo anche a far conoscere importanti realtà femminili all’interno delle città italiane, inserendo sulle nostre mappe indirizzi di associazioni a tema, come Casa delle Donne a Torino.»

Freeda ha obiettivi ambiziosi, dunque, ma nel raggiungerli è ampiamente supportata da una vasta comunità in costante crescita.

«Attualmente abbiamo oltre 100 tester, provenienti da varie parti d’Italia che condividono esperienze e pareri sull’app in un gruppo chiuso su Facebook, al fine di migliorarla il più possibile. Ma la community più ampia è senz’ombra di dubbio quella sulla nostra pagina ufficiale: lì siamo circa 1850. Nella pagina di Freeda non solo comunichiamo informazioni sull’app, ma la utilizziamo anche per far conoscere realtà a misura di donna, attraverso rubriche settimanali come Posti Belli, in cui raccontiamo i luoghi migliori della città scelti in base alle valutazioni dell’app, o rubriche che parlano di associazioni femminili e di donne che hanno cambiato il mondo.»

Se anche voi volete unirvi a questa grande famiglia e provare l’app in esclusiva, Ilaria mi assicura che è semplicissimo:

«È sufficiente lasciare  un like sulla nostra pagina Facebook e scriverci in un messaggio privato la volontà di diventare tester. Una volta ricevute le informazioni sull’indirizzo mail con cui si è registrati nello store e il sistema operativo dello smartphone (iOS o Android), inviamo le istruzioni per scaricare l’app. Da quel momento si diventa ufficialmente tester, e si è aggiunte al gruppo esclusivo delle Freeda Lovers!»

Se anche tu vuoi entrare a far parte di questa grande famiglia non perderti nessuna novità, seguendo Freeda sui social e diventando una beta-tester!

Join the revolution!

Ho terminato l’intervista, quando mi coglie improvvisamente una curiosità…

Ilaria, scusa, ho un’ultima domanda… perchè il nome Freeda?
«È semplicemente l’unione di freedom, libertà, e Frida Kahlo, nostra musa ispiratrice, una donna che reputiamo emblema di forza ed indipendenza femminile».

Lascio Ilaria con la convinzione che, un po’ come Frida, anche questi ragazzi con il loro talento e la loro creatività riusciranno a cambiare il mondo.

19511385_10213538072276168_4513398087221753916_nChi sono? Lolle Young, studentessa di comunicazione a tempo pieno e appassionata di comunicazione in quello libero, mi tengo in forma correndo dietro al frenetico mondo dell’innovazione, in continuo cambiamento. Social media strategist in erba, ho avuto alcune interessanti esperienze nel settore, sia all’interno di un importante ufficio di comunicazione (Accademia Euromediterranea della Moda) che in uno studio radiofonico in cui, oltre a destreggiarmi come speaker, curavo la comunicazione digitale della pagina. Adoro l’odore del caffè al mattino, le lunghe passeggiate nel verde e scrivere sul mio blog di ciò che di bello c’è nel mondo.

Fuori dal Funnel al Web Marketing Festival

Fuori dal Funnel

di Marchesano Irene e Molli Elisabetta –  @IMIreneM e @mollibet

Avete presente la canzone, stessa storia stesso posto stesso bar?

Ecco noi parliamo dello stesso evento a cui abbiamo partecipato l’anno scorso, ma forse di uguale è rimasto solo il bar!

Quest’anno il Web Marketing Festival, l’evento numero uno in Italia sull’innovazione digitale e sociale, non è sicuramente stato lo stesso per noi di Fuori dal Funnel (se vi siete persi l’esperienza dell’anno scorso leggete qui).

Per l’occasione, il nostro team si è allargato grazie alla partecipazione di alcuni studenti del corso di Social Media Management che insieme a noi hanno prodotto contenuti social (per il Funnel) sulle principali tematiche dell’evento: criminalità digitale, digital transformation, ONG ovvero come gestiscono la comunicazione in tempi di crisi, Internet ed accessibilità, fake news, ma anche tante startup!

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Proprio di queste ci siamo prese cura fin dal primo giorno appena arrivate all’ufficio di Search On Media Group a Bologna (accolte d E Mezza, il volpino mascotte del wmf). Da qui è iniziata la nostra avventura insieme ad Andrea e il dott. Giuseppe Oppedisano organizzando l’agenda della Sala Startup e della Pitch Competition. Quest’anno, infatti, oltre ai 6 progetti finalisti della Plenaria, il festival ha dato una seconda chance a 36 startup promettenti, ma scartate dalla Pitch Competition.

Entrambi hanno avuto così la possibilità di presentare il loro business model davanti ad una giuria d’eccezione fra cui i3P, UniCredit, Amazon Web Services e tanti altri.

E noi li abbiamo intervistati tutti: alcuni hanno capito come ci chiamiamo, altri no (vedi il video per credere). Nei prossimi giorni, vi sveleremo cosa ci hanno raccontato grazie all’aiuto dei ragazzi che insieme a noi si sono improvvisati intervistatori in missione per il Web Marketing Festival.

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6000 le persone partecipanti e 100 i ragazzi dello staff, ovvero 100 sorrisi che nonostante la fatica, le due ore di sonno del venerdì notte (eh sì, la festa in spiaggia è anche lavoro per alcuni) non hanno smesso di sorridere e di scherzare malgrado tutto.

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THE DAY AFTER (party)

Se dovessimo spiegarvi che cosa abbiamo vissuto in questi giorni, non è affatto facile. Descrivere quella che è stata l’organizzazione dietro a un evento di questa portata, la dedizione di tutti gli organizzatori ed i fantastici ragazzi che da mesi lavorano dietro le quinte con passione e tanta tanta fatica, a parole resta riduttivo se non lo si vede con i propri occhi.

(Forse) per la prima volta abbiamo capito cosa significa veramente “amare il proprio lavoro e farlo senza sentire la fatica”. Confucio diceva “scegli un lavoro che ami, e non dovrai lavorare neppure un giorno in vita tua” no? Bè aveva ragione ( e noi ne abbiamo le prove!)

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Tutto lo staff del WMF17

Insomma il Web Marketing Festival è un evento che noi non ci perderemmo per nulla al mondo, ma se proprio voi non siete riusciti a venire, seguiteci, perché presto arriveranno i post del nostro team per raccontarvi tutto sui temi trattati in questa quinta edizione!

#FollowTheFunnel

cit.

Fuori dal Funnel a Startuppato

di Elisabetta Molli – @mollibet

Torino è una città tutta da scoprire.

Chi ci vive ormai ha smesso di seguire i soliti itinerari turistici.

Chi la vive davvero conosce gli eventi divertenti e pazzescamente innovativi come Startuppato!

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Per spiegarvi cos’è utilizzerò le stesse parole che ho usato con mia nonna “è la fiera delle startup”, ma a questo punto forse è meglio fare un passo indietro anche perché lei mi ha chiesto: “Cos’è una startup?”

Io le ho riposto che è una piccola impresa temporanea, solitamente formata da ragazzi giovani che vogliono creare un business e si affiancano ad enti pubblici come gli incubatori di Unito o Polito, nel caso di Torino, per svilupparlo.

La definizione però che dà Steve Blank, uno degli esponenti più autorevoli dello startup ecosystem internazionale è ovviamente più precisa:

Una startup è un’organizzazione temporanea, che ha lo scopo di cercare un business model scalabile e ripetibile.

Le sue caratteristiche sono:

  • la temporaneità: si è start up finchè non si diventa una grande impresa.
  • la sperimentazione: solitamente è in cerca di un modello di business adeguato alla sua attività, è in cerca della formula giusta per trarre profitto facendo innovazione
  • il modello di business che ricerca deve essere scalabile che per i non addetti ai lavori significa entrare in un mercato abbastanza ampio da poter avere delle possibilità di crescita e poterlo ripetere per tutti i processi.

Per aiutare questi piccoli genii ci sono programmi di supporto come Treatabit, powered by I3P, l’incubatore del Politecnico che due volte all’anno organizza Startuppato, l’evento di networking per gli innovatori. L’evento, partito nel 2013, prevede un’area espositiva in cui tutti i curiosi possono scoprire nuovi progetti, testarli e conoscere nuove realtà con cui collaborare e mettersi in gioco.

Anche questa volta non potevamo mancare per rimanere aggiornate sulle ultime novità del settore e come sempre, siamo rimaste piacevolmente stupite dalle nuove proposte!

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Siamo andati a trovare vecchie conoscenze per vedere a che punto è il loro business, ma abbiamo anche scoperto nuove start up:

  • Round About aiuta le aziende a trovare gli influencer locali e in pieno target per facilitare la tua azione di marketing
  • Popsconto, una piattaforma che raccoglie tutte le offerte in un unico sito
  • Felfil che produce filamenti di plastica per le stampanti 3D (vi spiegheremo meglio nelle prossime settimane)
  • Pregusta un Portale che permette a professionisti del settore, appassionati di vino ed enoturisti provenienti da tutto il mondo di trovare le migliori cantine presenti nel territorio e poter prenotare Degustazioni e Visite presso i produttori
  • Freeda feel free around sta mappando le aree cittadine grazie ad una community di donne per arrivare ad una progettazione urbana di genere e rendere la città più sicura.
  • Yamgu è la nuova frontiera delle agenzie viaggi, una piattaforma dove puoi trovare tutte le informazioni sugli eventi, monumenti e attività da fare nella città che visiterai con tanti commenti di chi ci è già stato
  • L’alveare che dice sì, un nuovo modo per acquistare alimenti online a km zero dai produttori della tua zona e ritira nel punto di distribuzione più vicino a casa tua, ogni settimana lo stesso giorno, alla stessa ora!
  • SexAPPeal, last but not least, è la prima APP in Italia per avere ovunque tu sia un preservativo pronto all’uso.

Queste sono alcune delle idee che ci hanno colpito, per scoprirle tutte non vi resta che aspettare la prossima edizione di Startuppato, nel frattempo mi godo la degustazione che ho vinto con Pregusta!

P.S. Prometto di raccontarvi tutta l’esperienza per testare l’app!

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MOKASE: il vostro smartphone fa anche il caffè!

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di Federica Ramires – @Fedeiscrazy

Questo articolo è per voi, amanti della caffeina.

Ma è principalmente per voi, voi che quando elencavo le caratteristiche del nuovo modello di cellulare che mi sarei voluta comprare mi rispondevate: se vabbè, fa anche il caffè quindi? È principalmente per voi perché ora è giunto il momento in cui posso finalmente rispondervi con un bel sonoro e sfatare questo mito. Il tutto senza vedermi ridere in faccia, perché un team italiano ha ideato la prima cover in grado di erogare caffè, che con un simpatico gioco di parole ha chiamato Mokase.

L’idea è quella di legare una delle bevande più consumate al mondo ad un oggetto che ormai da tempo fa parte del nostro quotidiano, per trovare il modo di far felici le nostre papille gustative anche quando non abbiamo il tempo fisico di fermarci in un bar. La prima cover, quindi, che permette sia di proteggere il proprio fidato compagno di avventure, sia di realizzare una tazza di caffè in movimento. Il funzionamento è molto intuitivo: tramite uno scompartimento laterale si inserisce la cialda usa e getta che contiene la miscela pronta all’uso; in seguito, utilizzando un’applicazione apposita, con un semplice clic si fa iniziare l’erogazione del caffè; infine, un segnale acustico ci darà il via libera per versarlo nella tazza e gustarcelo ovunque.

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I tre passaggi che ci permetto di gustare un buon caffè dal nostro smartphone.

La cover è disponibile nelle colorazioni bianco e nero ed è compatibile solo con gli ultimi modelli di iPhone, Samsung, LG e Huawei. Tuttavia, poiché la campagna di crowdfunding lanciata su Kickstarter (se volete approfondire il crowdfunding, Elisabetta arriva in vostro aiuto proprio qui…) da pochi giorni per la realizzazione del progetto sta avendo un enorme successo, le intenzioni sono quelle di spingersi ancora oltre.

Voi non vi state immaginando la faccia dei vostri amici e parenti mentre versate il caffè dal vostro cellulare? No perché io sì… e mi scappa già da ridere!

INKDOME: cos’è e come funziona. L’abbiamo chiesto a Eric Larsen e Alessandro Cordova.

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di IMIreneM  – Irene Marchesano

Qualcuno recitava che un diamante è per sempre, ma anche un tatuaggio lo dovrebbe essere. Allora meditare bene su ciò che porteremo sulla pelle è tanto importante quanto la scelta del tatuatore. Quando la tela del dipinto diventiamo noi, si va al di là del semplice tatuaggio: viviamo una vera e propria esperienza che parte dalla decisione fino a giungere alle cure post-tattoo.

E ancora una volta arriva in nostro soccorso la tecnologia: si tratta di Inkdome, una piattaforma che mette in contatto persone alle prime armi sul mondo del tatuaggio con tatuatori professionisti, aiutandoli a trovare ciò che è più vicino alle proprie esigenze e necessità.

Noi di Fuori dal Funnel abbiamo avuto l’occasione di fare due chiacchiere con Eric Larsen, CEO & Co-Funder del progetto Inkdome insieme al loro Experiment manager, Alessandro Cordova, per capirne meglio il meccanismo.

– Qual è la storia di Inkdome? Cosa vi ha spinti a fondare questo progetto?

  • ERIC: Circa un anno e mezzo fa, due ragazzi (Giampiero Anzisi e Emanuele Torelli nonché co-funder della piattaforma) ebbero l’intuizione. Non erano tatuati, ma desideriosi di farlo, si rivolsero a me, in quanto tatuato e amante di quest’arte. In quel momento capì che il problema potesse essere più mainstream e così si provò a testarlo. Partecipando a convention e facendo interviste, si volle capire in profondità cosa l’utente volesse e stesse cercando.
  • ALESSANDRO: Conobbi il team di Inkdome presso l’incubatore Startup Training dell’Università Bocconi. Insieme decidemmo di optare per una strategia MVP, ovvero lanciando una semplice landing page in cui veniva descritto ciò che il progetto sarebbe stato. Il servizio non era ancora attivo, ma grazie alle sponsorizzazioni cercammo di individuare quale potesse essere la risposta del mercato. Alla fine poi si iniziò a fornire il servizio nonostante la piattaforma fosse ancora incompleta.

– Come funziona il servizio?

  • ALESSANDRO: Volevamo puntare sul contatto diretto fra utente e tatuatore, senza l’uso di algoritmi verso un target di inesperti, mai tatuati o poco, o a chi cambia stile. Basta arrivare su inkdome.com, descrivere la propria idea, lo stile e la località e il servizio ti abbina a un esperto nel giro di 24h. Inkdome vuole andare ben oltre l’idea del semplice motore di ricerca alla TripAdvisor: come si è visto dalle interviste, il vero problema riguarda la soddisfazione e la garanzia di aver scelto bene il proprio tatuatore. Scelta che risulta più azzeccata se è un amico (esperto di tattoo) a consigliarli.

–  Dal punto di vista del tatuatore? Come fanno ad entrare in contatto con voi?

  • ERIC: Si è deciso insieme ai tatuatori di creare una sorta di “selezione naturale”: sono gli esperti a proporre l’entrata di un tatuatore e in nessun altro modo i tatuatori possono entrare a far parte della piattaforma. Ogni volta che viene proposto un artista, quest’ultimo verrà analizzato in ogni minimo particolare dalla rete di esperti, i quali potranno approvare o declinare l’artista. I criteri per la selezione? La bravura, la precisione, la passione ed il comportamento tenuto dai tatuatori con i clienti.

“Uno degli ultimi tatuatori intervistati ci ha riferito che inizialmente non credeva assolutamente in Inkdome, poiché gli sembrava impossibile trasformare una forma d’arte antica come il tatuaggio; poi capì quanto questo progetto potesse essere un boost sia per i giovani artisti, sia per i tatuatori con più esperienza.”

– Qual è il vostro business model?

  • ERIC: Lo stiamo testando in questo periodo. Dopo un anno di test che ci ha portato ad avere il servizio attuale, abbiamo firmato i primi contatti con tatuatori di Bologna, Brescia e Milano. Sul totale preventivato noi prendiamo il 10 %. Tale costo è strutturato in base alle spese, perché di fatto aiutiamo l’artista meno conosciuto ad emergere.

– Ad oggi quali sono i vostri risultati raggiunti?

  • ERIC: Per ora sta andando bene. L’obiettivo è quello di creare una nicchia di tatuatori per ogni provincia. Al momento hanno sottoscritto il servizio due tatuatori a Bologna, due a Brescia, uno Milano e gli altri nelle prossime settimane. Il servizio è attivo anche a Mantova, Verona e Modena.

– Che cosa significa per voi “tatuarsi”?

  • ERIC: Ho iniziato a 18 anni. Sicuramente sono tutti ricordi, ho amici in tutto il mondo e in ogni posto in cui ho avuto esperienze e mi sono legato fortemente con altre persone decido di dedicare loro una parte del mio corpo: se sono quello che sono, lo sono grazie a loro.
  • ALESSANDRO: Inizialmente per me era una prova di coraggio, avere un tatuaggio è una cosa che ti rimane sulla pelle per sempre, lascia tracce misteriose sul tuo corpo che altri devono interpretare. Adesso che mi sto avvicinando molto di più a questo mondo, ho capito quanto quest’arte sia una forma di ricordo. Anche quando il tatuatore tatua qualcuno si instaura una relazione. Ad esempio io mi voglio tatuare qualcosa che rappresenti tutti i progetti che ho fatto, non un semplice tribale come pensavo all’inizio.

– Come pensate che il progetto evolverà?

  • ALESSANDRO: È un modello facilmente esportabile, quindi sarebbe bello portarlo in altri paesi. Se ti fidi può diventare un network molto potente, restando sempre su un livello qualitativo molto elevato. Valorizzando il contatto umano di fiducia fra utente ed esperto è come se fosse un amico a consigliarti. Si combatte anche il blocco psicologico di chi entra nello studio ancora titubante. A lungo termine vorremmo anche eliminare questo gap imbarazzante fra i tatuati insoddisfatti.

A questo punto, tatuati inesperti, poco o voi che vorreste cambiare stile, che state aspettando?! Provate INKDOME e fateci sapere se vi abbiamo convinto!