Quante cose al mondo puoi fare…con Gmail

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– di Irene Marchesano

È stato annunciato il 1° aprile 2004 e in molti hanno pensato a un pesce d’aprile. Da allora Gmail ne ha fatta di strada: con 900 milioni di utenti attivi in tutto il mondo è il servizio di posta elettronica più usato al mondo.

Viene usato nelle agenzie, dall’università o come indirizzo personale, questo perché ha molte funzionalità che vanno ben oltre il semplice scambio di mail. Spesso vediamo solo la punta dell’iceberg, quindi voi quali conoscete?

La classe non è acqua

Coco Chanel non mente e Gmail vi permette di personalizzare la casella di posta in base al vostro stile. Google ne mette a disposizione diversi. Come volete che la vostra posta venga organizzata? Stile Predefinito, Email importanti in alto, Email da leggere in alto, Posta prioritaria o Email speciali in alto. Un po’ come se vi avessero invitato a uscire e a seconda dell’occasione adattate il vostro look alla serata!

Collegare più caselle di posta sotto un unico indirizzo

Ma quanto è noioso doversi collegare con un indirizzo, mentre cerchi una cosa che probabilmente sta in un’altra mail che non usi mai, ma chissà perché quella volta lì hai scelto di farlo? E questo è il meno: quante password devo ricordare?

Bene, per questo ci pensa Gmail: tutto può essere portato, amministrato e utilizzato quotidianamente nella casella postale di Google.  Come faccio? Scegliete l’indirizzo mail principale e dopo aver fatto l’accesso andate su Impostazioni. In alto c’è la categoria Inoltro e POP/IMAP, spuntare Attiva POP per tutti i messaggi, conservando una copia in Posta in arrivo. Salvare le modifiche.

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Poi andate su Account e importazione e in aggiungi un tuo account di posta POP. Inserite l’indirizzo della casella di posta elettronica dalla quale si vogliono  importare i messaggi. A passaggio successivo, si inserisce Nome utente, password della casella di posta che state aggiungendo ed il server POP di uno dei vostri account di posta. Il gioco è fatto!

Etichette e Filtri: cose che cambiano la vita

Le Etichette sono come delle cartelle attraverso le quali poter raccogliere in modo semplice e intuitivo le email. Possono avere colori diversi e se ne possono creare di nuove grazie all’opzione che sta in basso a sinistra.

Con le etichette vanno i Filtri: automaticamente si etichettano le mail. Per impostare i Filtri non dovrete far altro che cliccare sulla freccina accanto alla barra di ricerca di Gmail (in alto). Definite poi parametri e criteri e con un poco di zucchero la mail va giù (al suo posto).

Usare Google Task

Un po’ come una TO DO LIST. Vi aiuta a fare il punto delle cose da fare e a smarcarle. Dove lo trovo? In alto a sinistra, dove c’è scritto Gmail cliccate sulla freccetta rossa e poi su Attività. Si creerà una lista che potrete collegare anche a Google Calendar aggiungendo la data sulla singola attività.

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Houston abbiamo un problema: annullo-invio-mail-subito!

Ma quante volte ho mandato una mail importante al destinatario sbagliato o senza allegato?! Gmail però permette di annullare l’invio e salvare la situazione. Nelle Impostazioni trovate infatti Annulla invio, spuntare e scegliere il timing fino ad un massimo di 30 secondi. Calmi ma non troppo!

Modalità “non rompetemi le paaa…” volevo dire vacanza

Se avete in programma di andare a Honolulu con Mago Merlino ma non volete vedere notifiche mail, ecco, abilitate la risposta automatica con il Risponditore automatico. Impostate il periodo di tempo, scrivete il contenuto della mail, l’oggetto e salvate. Siate carini e coccolosi, sempre!

Queste sono quelle più importanti e che salvano spesso la vita. Tra le altre funzionalità, si può creare una mail di lavoro, fare una chat con Hangout, il famoso Google Drive come archivio di file, le estensioni e molto altro ancora.

L’obiettivo di oggi era di cambiarvi un po’ la vita: ci siamo riusciti?

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Non sai come farlo? Ci pensa Google

di Giulia Carminati

Più passano gli anni, più mi accorgo che senza tecnologia sarei persa! So come stalkerare una persona sui social, come si declinano i verbi in latino, come cucinare un tacchino ripieno, ma non sono in grado di fare le classiche attività domestiche. Ad esempio: voi sapete sturare un lavandino? Cambiare una lampadina? ECCO, nemmeno io e mia nonna mi tiene il broncio:

“Niente lasagne, finché non impari!”

Così prendo il mio adorato smartphone e cerco come fare questo o quello su Google e con mio sollievo, non sono la sola.

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Google ha creato un sito interattivo che risponde a tutti i dubbi. Ha esaminato quali sono le cose di cui abbiamo più bisogno di aiuto, scartando la miriade di domande relative alla tecnologia (su come risolvere e svolgere determinati compiti su computer, smartphone) e quelle inappropriate.

Si è concentrato così sulle questioni di casa, dalla più semplice tipo la sostituzione di una lampadina, a quelle correzioni per le quali sappiamo che abbiamo bisogno di un professionista, tipo sistemare la lavatrice, ma il superuomo con cui viviamo (fidanzato, coinquilino, padre o ego che sia) ci obbliga a fare almeno un tentativo in solitudine.

Come è nata l’idea?

Se i bambini rappresentano l’età dei “perché? perchè? perchè?” per poi liberarsene più o meno rapidamente, sembra che gli adulti non escano mai dall’età del “Come faccio?”.

The Big G – con il suo News Lab e Xaquin G.V. a coordinare la parte visuale interattiva – ha dedicato un sito web in cui sono state raccolte tutte le ricerche degli utenti su “come” fare qualcosa.

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Siamo diventati così dipendenti dall’IoT, che abbiamo smesso di conservare informazioni su pratiche abbastanza basilari, Xaquin G.V sottolinea:

“Abbiamo davvero bisogno di cercare come far bollire un uovo e altri cibi che non potrebbero essere più semplici da cucinare?”

I migliori “How To Do”

I “come fare” in ambito domestico sono quelli che vanno per la maggiore. In base all’indice calcolato da Google, in Italia le ricerche più numerose hanno riguardato il tentativo di sistemare una finestra, seguito a ruota dalla lavatrice. Chiude la classifica il rubinetto preceduto da lampadine, gabinetto, e frigorifero.

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In base ai dati ottenuti in tutto il mondo, Google comunica che in Nord America e Asia orientale le ricerche si concentrano sulla risoluzione di problemi legati alla toilette, negli ex paesi sovietici sono abbastanza impavidi da tentare di riparare da soli le proprie lavatrici, nei paesi tropicali invece non possono vivere senza un frigorifero, mentre in Europa c’è bisogno di aiuto per fissare le lampadine.

Buona parte dei “come” riguardano anche la sfera sentimentale e mostrano la terribilmente dolce, innocente e romantica ignoranza dei ragazzi dai 12 ai 21 anni: dal “come dare il bacio perfetto” al come “convincerla ad uscire”. E ancora: “come dire a un ragazzo che ti piace”, “come capire se gli piaci”, “come restare incinta” e via di seguito.

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Nella categoria che si potrebbe intitolare “cose difficili”, alla vetta troviamo “come fare soldi”, ma ci sono anche “come scrivere una lettera di presentazione”, “come compilare un assegno” o “come ottenere il visto”.

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La sezione catchall contiene in realtà alcune mini-categorie divertenti. Le mie preferite sono le domande sulla matematica e sui furti: come ad esempio “come risolvere il cubo di Rubik”, “come fare il nodo alla cravatta”, “come si misura il seno”, “come si moltiplicano le frazioni” e “come si ruba una macchina”.

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Nella sezione salute sono state raccolte domande più o meno rilevanti. Quelle che non sono rigorosamente di bellezza, potrebbero essere definiti come propositi dell’anno nuovo.

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Infatti troviamo sul podio il fatidico “come perdere peso”, con elevate percentuali a gennaio e intorno alla fatidica “operazione bikini” (di pari passo all’andamento del mio peso!)

Halloween: 10 campagne da brivido

UNLOCKING THE MYSTERIES OF PRODUCTIVITY. HOW ONE MAN MADE THE MOST OUT OF HIS 24 HOURS.

Halloween è dolcetto o scherzetto; è Pepsi o Coca Cola; è Burger King o Mcdonald’s.

Le aziende, grandi e piccole, si eccitano come bambini quando arriva la stagione di Halloween. E chi non lo è? Zucche, costumi e marketing!

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Ecco gli Ads “da paura” che hanno lasciato il segno nella comunicazione a tema nel corso degli ultimi anni.

  1. BBURGER KING: Come as a clown, eat like a King

La campagna ideata da Burger King per la notte di Halloween di quest’anno enfatizza la coulrofobia (la paura dei pagliacci) e conferma ancora una volta la sottile ironia del brand.

Seguendo il filone delle iniziative ideate negli anni passati per festeggiare la notte più spaventosa dell’anno, quest’anno l’azienda affida proprio a dei clown il compito di spaventare i clienti collegandosi, così, al film horror IT, che tanto ricorda la mascotte del principale competitor Mcdonald’s.

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2. COCA COLA vs. PEPSI: A Scary Halloween Ad Campaign

L’inarrestabile lotta tra bene e male, tra dolcetto e scherzetto, tra Pepsi e Coca Cola, scende in campo per halloween e porta l’esempio di quanto possa essere rischioso servirsi della concorrenza nelle campagne ads, ma anche come possano i sostenitori dei brand possano salvare la situazione.

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Lo slogan di Pepsi “Vi auguriamo un Halloween spaventoso!”  gioca sul fatto che spesso ad Halloween si scelgono travestimenti spaventosi.  Ma solo i grandi intenditori avranno notato invece la scritta “Cola Coca” sul mantello in modo da evitare le legittimità con lo scambio delle lettere.

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Ma ecco che arriva la risposta da un fan della Coca Cola, non la Coca Cola stessa o qualsiasi agenzia pubblicitaria.

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Lo slogan di Coca Cola “Tutti vogliono essere un eroe!” cambia l’intera campagna, Pepsi non indossa un capo “spaventoso” per Halloween, ma sta cercando di essere un eroe, come la Coca Cola.

3. LG: So Real. It’s Scary

Le campagne di marketing di successo di Halloween non devono per forza includere i tradizionali fantasmi, zucche o zombie. LG ha dimostrato la somiglianza con la realtà dei loro nuovi monitor.

La campagna “così vero è spaventoso” lega la promozione del loro nuovo schermo con la stagione di Halloween.

LG ha installato una griglia di monitor sul pavimento di un ascensore pubblico e poi registrando le reazioni delle persone, il panico dei loro volti alla sensazione di cadere nel vuoto.

4. PIZZA LITTLE CAESARS: Forbidden Pizza Website

Non mettere il tuo indirizzo in questa casella!

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Il ristorante della catena Pizza Little Caesars ha modificato il proprio sito web, impedendo ai clienti di digitare il proprio indirizzo per la consegna a domicilio.

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Il sito conduce i clienti più temerari su Google Maps, mostrando loro la casa – selezionata in precedenza – infestata dai fantasmi e spiriti. L’unico modo per sconfiggerli è visitare i Piccoli Caesars più vicini per un pizza-esorcismo.

5. TESCO: Spookermarket

Che Halloween sarebbe senza gli ads di Tesco? All’interno dei supermercati Tesco sono stati nascosti un paio di attori dietro gli scaffali, per spaventare i clienti.

Tesco ha introdotto un’esperienza di vita nella routine di acquisto,  esempio di guerrilla marketing. Non c’è bisogno di molto: solo alcuni volti dipinti nel posto giusto al momento giusto.

6. MINI: Dress-up for Halloween

Un prodotto giovane e innovativo come il MINI ha optato per un’azione senza sangue o mostri ma con uno sfondo umoristico.

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“EVEN YOUR CAR IS DRESSING UP AS SOMETHING HOT – Happy Halloween”.

E così il brand ha ricoperto i veicoli parcheggiati con un telo che ha reso qualsiasi Toyota, Fiat o Lexus una MINI in pochissimo tempo (almeno visivamente).

7. FORD: Spooky Halloween Car Wash Prank

Ford ha deciso di lanciare una sfida ai clienti che stavano testando una delle loro nuove automobili, attraverso il “prankvertising”, azioni che coinvolgono – in uno scherzo stile candid-camera – persone ignare di ciò che sta accadendo.

Ford ha selezionato 30 partecipanti, i quali sono stati invitati a partecipare ad un test drive filmato. Prima di azionare le telecamere però, sono stati indirizzati ad un vicino lavaggio auto per una pulizia rapida.

 

8. ATOMIC CANDY: The second scariest day this year

L’elezione presidenziale del 2016 è stata caratterizzata dai due dei candidati meno popolari della storia. Gli americani, pieni di timore sull’esito, indipendentemente dalle loro affermazioni politiche, hanno reso l’8 novembre il giorno più spaventoso del 2016.

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Il poster di Candy Atomic ha così combinato il consumo di caramelle, la magia di Halloween e il terrore per Trump, creando una vera e propria creatura mostruosa.

9. BACARDI: Dress to Be Free

Bacardi ha una visione unica di Halloween. Con la campagna “Dress to be Free”, celebra coloro che si vestono per essere loro stessi ogni giorno e coloro che si liberano attraverso il costume.

Lo slogan si basa sull’autenticità, sulla verità e sul piacere di far festa insieme, portando come esempio le ballerine del carnevale brasiliano e i ballerini sudafricani di Pantsula.

Dress To Be Free – Brazilian Carnival Dancers

Dress To Be Free – South African Pantsulas

 

10. VOLVO: Be Scary, Be Safe

Volvo ha inventato “LifePaint”, una sostanza invisibile e spruzzata, per sottolineare il pericolo del ciclismo notturno. E quale miglior momento di lancio se non durante la notte più spaventosa dell’anno?

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Volvo U.K. ha organizzato l’iniziativa “Be Scary, Be Safe” per assicurare che i bambini siano visibili al buio usando lo spray di sicurezza riflettente.

La nuova industria musicale: VR, occhi chiusi, IA e vulcani

la nuova industria musicale

di Federica Ramires – @dindondaun

I Muse hanno recentemente dichiarato che passerà molto tempo prima dell’uscita di un loro nuovo album. Non perché si stiano sciogliendo, nemmeno perché Chris non trova più l’armonica, ma perché accusano l’industria musicale 2.0 e, in particolare, lo streaming, di aver cambiato il modo di ascoltare le canzoni. E in questo nuovo scenario un nuovo album non avrebbe senso.

In effetti non si può dar loro torto. Ormai sono davvero poche le persone che amano comprare, custodire, ma anche (e soprattutto) semplicemente ascoltare un album dall’inizio alla fine. Si parla piuttosto di ascoltare singole canzoni e salvarle in una playlist personale. E le piattaforme per ascoltare la musica online che sono spopolate negli ultimi anni propongono esattamente questo tipo di fruizione.

Quindi è vero che il web ha cambiato il modo di ascoltare musica, ma è anche vero che le innovazioni tecnologiche hanno permesso la nascita di nuovi modi per promuovere la stessa. E gli artisti si sono sbizzarriti.

MUSICA E VIRTUAL REALITY

Mac DeMarco ha deciso di rilasciare il video del suo singolo This Old Dog in virtual reality, creando un mondo psichedelico e utopico alquanto bizzarro.

I Coldplay sono andati oltre e hanno trasmesso il loro live di agosto a Chicago in VR. Il progetto in collaborazione con Samsung e Live Nation ha permesso ai fan di tutto il mondo di sentirsi al centro del Soldier Field con uno spettacolo a 360°… direttamente dal divano di casa!

MUSICA E WEBCAM

I Local Natives hanno recentemente pensato ad un modo alternativo per far conoscere il loro nuovo singolo. I Saw You Close Your Eyes, infatti, è pronta all’ascolto su un sito molto particolare, dove la band invita i fan a spegnere le luci, chiudere gli occhi e premere play. A quel punto il sito userà la cam del vostro computer e continuerà a riprodurre la canzone solo nel caso in cui i vostri occhi resteranno chiusi per tutta la sua durata. Provare per credere.

MUSICA E INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Torniamo a citare i Muse, perché sono stati i primi artisti della storia a creare un videoclip in intelligenza artificiale. In collaborazione con l’agenzia di sviluppo Branger Briz, la band ha ideato un software per far recitare il testo di Dig Down ad una serie di celebrità, di cui un algoritmo pesca filmati che vengono poi riuniti per creare il lyric video. Se volete vedere Barack Obama o Mark Zuckerberg in versione rock, fate un salto sul sito creato per il progetto.

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MUSICA E SOCIAL NETWORK

E concludiamo con un esempio del nostro paese, frutto della mente fresca e originale della giovane Francesca Michielin. Diciamo che in occasione del recente rilascio ufficiale del suo nuovo singolo, Vulcano, si sia un po’ sbizzarrita. In primis si è trasformata in rider per Foodora e fra una consegna e l’altra ha fatto ascoltare in anteprima agli affamati la sua canzone. Poi ha invitato i fan a creare la loro playlist personale su Spotify con Vulcano e le altre canzoni del cuore, usando #VulcanoPlaylist… nonché a condividere foto su Instagram con le V (come Vulcano, ma ormai l’avete capito!). Che qualcuno la fermi!

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10 APP AL TOP (seconda parte)

10 app al top

di Federica Ramires – @dindondaun

Bentornati nella seconda puntata (la prima parte la trovate proprio qua) dedicata alle ultime 5 (+1) applicazioni in cui mi sono imbattuta, ho scaricato, usato e che, trovandole particolarmente illuminanti, non potevo non condividere con voi.

BUDDIESBILL (Apple StorePlay Store)

Schermata 2017-07-28 alle 11.45.28Quante volte vi è capitato di fare un regalo di gruppo e dovervi ritrovare a dividere le spese? Quante volte vi siete ritrovati nella stessa situazione ad un pranzo o ad una cena? E sappiamo tutti come vanno a finire queste cose: chi non ha i soldi dietro, chi vuole dividere in parti uguali, chi non vuole spendere né un centesimo in più né uno in meno, chi paga per due. Insomma, a volte può essere davvero più complicato che scalare l’Himalaya. Ebbene, Buddiesbill si propone come una soluzione a tutto questo: funziona online e offline, basta creare un conto e inserire all’interno i partecipanti e i pagamenti da loro effettuati. L’applicazione farà il resto, permettendo di capire come vanno ripartite le spese in meno mosse possibili.

VELLUM (Apple Store)

1200x630bbAnche per voi è difficile trovare lo sfondo giusto per il vostro cellulare? Vi siete stufati del muso del vostro gattino sotto l’ora e la data? Vellum è l’applicazione che fa per voi: propone una raccolta di sfondi ricercati fatti a misura di iPhone, in alta definizione e suddivisi in più di 20 categorie fra cui scegliere. Il tutto con un’opzione molto utile: la possibilità di regolare l’opacità di ogni sfondo prima di impostarlo.

TV SHOWTIME (Apple Store/Play Store)

unnamedDrogati serie televisive? Ne seguite così tante contemporaneamente che non sapete più da che episodio ricominciare (vi prego, non fatemi sentire sola) né vi ricordate quando comincia la nuova stagione? Volete conoscere le reazioni di tutto il mondo alla morte nell’ultima stagione di Game of Thrones di *no spoiler* (paura eh?)? Beh, se già non è presente sul vostro telefono non dovete aspettare oltre e installare questa guida per le serie tv personalizzata. Vi basta selezionare le vostre serie preferite e verrà creato un calendario su misura, con un elenco che vi ricorderà dove siete rimasti, con la possibilità di commentare e votare ogni episodio/stagione/personaggio e di guadagnare badge in base alle missioni portate a termine.

1PASSWORD (Apple StorePlay Store)

onepassword-icon-large-cbea0ec5d67cbb3711119753c4abab57Per curiosità, voi le vostre password dove le segnate? Password della posta elettronica, account della banca, carta di credito, account di siti web che frequentate quotidianamente? Tanto alla fine della fiera per evitare di dimenticarsele, si finisce per ricorrere sempre agli stessi metodi: usare sempre la stessa, appuntarle tutte su post-it appesi in posti improbabili o auto convincersi che memorizzarle e basta sia sufficiente. E se arrivasse un contenitore di password protetto e cifrato in vostro soccorso? 1Password si presenta come un foglio Excel pieno di dati sensibili, con la sola differenza che è protetto da una sola parola segreta. E pensateci bene, questa sarà l’unica che dovrete mai ricordare! SVEGLIATEMI È UN SOGNO!

iSCANNER (Apple Store  – Play Store)

imagesiScanner è il sostituto perfetto agli scanner ingombranti da ufficio: direttamente dal telefono sarà possibile effettuare una scansione ad alta qualità, automaticamente corretta e migliorata e subito trasformata in PDF o JPEG, pronta da condividere!  E c’è anche la possibilità di proteggere  con un codice l’intera applicazione, o solo i documenti richiesti, se possedete documenti importanti. Tanto giunti a questo punto avrete già scaricato 1Password, dunque non avete scuse!

QUIK (Apple Store  – Play Store)

featured_quikappx200Una delle migliori applicazioni per un editing veloce di video direttamente da mobile. Funziona con i filmati registrati con il vostro cellulare, con la GoPro o altri dispositivi. In pochi tocchi permette di analizzare automaticamente (ma anche manualmente) un video e individuarne i momenti importanti, scegliere la musica di sottofondo e aggiungere tutti gli effetti, titoli e transizioni del caso.

 


Come tutte le cose belle, non sono lo stesso se condivise con qualcuno. Per questo volevo ringraziare chi ha colto la call di farmi scovare nuove applicazioni: ringrazio il mio caro Kevin per Pocket e Budjet e infine i due funnelers con il dito più veloce, Guido e Alessia, per iScanner e Quik.

DOODLE: fra sorrisi e innovazione tecnologica

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di Federica Ramires – @Fedeiscrazy

Aprire un motore di ricerca e, in particolare modo, aprire il padre di tutti questi, Google, è un’attività più che quotidiana per ognuno di noi. Del tipo che quando suona la sveglia, prima di scendere dal letto, cerchiamo sul nostro fidato G un tutorial su come posizionare i piedi per non alzarsi con la luna storta. O forse non siamo così esagerati? Chi lo sa, però sappiamo che interagiamo spesso con Google e, a sua volta, Google interagisce con noi, cambiando veste un giorno si e l’altro pure.

Perché Google si può scrivere in un’infinità di modi.

Può essere disegnato dal tratto semplice di un bambino, può fare da sfondo ad una cavalletta che esce dalla porta che prende il posto della O, può essere composto da mattoncini Lego o può diventare addirittura un gioco interattivo, come ad esempio un cubo di Rubik, rigorosamente dei colori che hanno reso celebre il logo, da risolvere usando la tastiera del proprio computer. Il tutto è realizzabile grazie alla fantasia dei creatori dei cosiddetti Doodle di Google, ovvero i loghi animati che celebrano le ricorrenze più importanti sul motore di ricerca.

I Doodle, parola che in inglese indica l’atto dello scarabocchiare, sono appunto i cambi decorativi che il motore di ricerca Google fa al proprio logo nella pagina iniziale del browser per festeggiare una vasta gamma di eventi e anniversari. Questi effetti artistici divertenti e innovativi hanno fatto e continuano a far sorridere migliaia di utenti e sono ormai diventati un vero marchio di fabbrica dell’azienda poiché ne caratterizzano appieno l’identità. Il primo Doodle venne creato dai fondatori della compagnia, Larry Page e Sergey Bin, nel lontano 1998, usando il software libero di foto ritocco GIMP: con una modesta modifica, un fantoccio contornato di blu appare dietro la scritta Google, il logo veniva dedicato al festival di Burning Man che si svolge ogni anno in Nevada. Con quel ritocco volevano informare gli utenti che vi avrebbero partecipato e che, quindi, non sarebbero stati presenti qualora il sito fosse andato in crash. Visto il successo riscosso, da quel Doodle rudimentale, Larry e Sergey continuarono a giocare con il classico logo blu, rosso, giallo e verde, sviluppando man mano Doodle sempre più complicati, a tal punto che al giorno d’oggi esiste un team di grafici e disegnatori chiamati Doodlers. Incaricati di ideare le simpatiche modifiche, i creativi cominciano a riunirsi settimanalmente per decidere a quali festività dare spazio nel logo della pagina iniziale di Google. I disegni diventarono così sempre più complessi, essendo sempre più elaborati tenendo cura di ogni minimo dettaglio. Si arrivò così, nel maggio del 2010, alla creazione del primo Doodle interattivo, ideato per festeggiare il trentesimo anniversario di Pac Man: i suoi inventori ebbero cura di mantenere la logica, la grafica e i suoni originali del gioco. Il successo fu immediato. Si racconta addirittura che la produttività dell’azienda calò il giorno della progettazione del logo perché gli impiegati di Google dedicarono il loro tempo nell’orario di lavoro ad interagire con quella simpatica modifica.

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Il primo Doodle, realizzato per il Festival di Burning Man (1998)

In questo modo, a partire dall’anno di nascita ufficiale dell’iniziativa, sono stati realizzati Doodle non solo per le festività come Natale o Halloween, ma anche per giorni particolari, come l’anniversario di nascita di Google, e personaggi che hanno lasciato il segno nella storia: fra questi spiccano Andy Warhol, Louis Braille, Michael Jackson, Jules Verne e molti altri. Non tutti i Doodle però hanno visibilità internazionale. Ve ne sono, infatti, alcuni che appaiono solo localmente. Per questo i Doodlers hanno anche il compito di mettersi in contatto con un impiegato Google del paese del Doodle da realizzare per informarsi su eventuali ricorrenze di importanza nazionale ed internazionale. Il team accetta, inoltre, anche le idee di tutti gli utenti del mondo che desiderano spedire le loro proposte per nuovi Doodle, comunicandole all’indirizzo propalas@google.com. Alla stessa mail è possibile anche chiedere di celebrare una festività che non è stata presa in considerazione dai Doodlers. Ogni anno poi, Google organizza un contest, il famoso Doodle 4 Google, in cui gli utenti sono invitati a creare un logo a tema e il migliore di questi artwork avrà la possibilità di comparire per un giorno sulla pagina iniziale del motore di ricerca.

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Il Doodle realizzato per il 74° anniversario della nascita di Andy Warhol.
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Il Doodle realizzato per il 107° anniversario della nascita di Louis Braille (2006)

E ora a voi, ci sono dei Doodle che vi hanno impressionato particolarmente? Condivideteli con il Funnel!

Privacy Online: cosa ci hanno detto sempre di fare e cosa no!

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di @IMIreneM – Tempo fa circolava sulla rete uno spot belga sull’ingenuità della gente riguardo al trattamento dei propri dati online: un attore spacciandosi per indovino prevedeva o diceva di conoscere molte cose della vita dei passanti da lui interrogati. Soltanto alla fine veniva svelato il trucco: dietro alla bravura dell’attore-indovino c’era Facebook. La gente aveva condiviso le informazioni sul social e neanche si era accorta di quante cose si potevano desumere!

Allora adesso voglio giocare un po’ da indovina e un po’ da warner nei vostri confronti. Il controllo sulla nostra vita digitale continua ad estendersi (basta pensare al tentativo del governo cinese di instaurare una sorta di totalitarismo digitale), quindi se fino ad ora i nostri dati vengono usati per scopi pubblicitari, è possibile che anche le istituzioni le bramino.

Per farvi velocemente un’idea di cosa il web sa di voi, vi invito a cliccare su questo link: il sito si chiama “Quello che ogni browser sa di voi”. Vedrete visualizzati la vostra posizione, il tipo di computer che state usando e il tipo di browser, quali pagine avete appena visualizzato e su quali social siete connessi. Se poi non vi ho ancora stupiti potete farvi un giro qua: l’Università di Cambridge ha ideato un programma che può darvi un quadro preciso di chi siete accedendo al vostro profilo Facebook.

A questo punto la domanda è: cosa posso fare per difendere la mia privacy online? Due sono le regole base.

Regola n°1. Quella più banale che vi avranno ripetuto fino alla noia.

Ad esempio, impostare il profilo Facebook privato per assicurarsi che solo gli amici possano vedere ciò che pubblicate. Questo chiaramente non vi rende immuni dai poteri di Facebook stesso (che può raccogliere anche i meta dati su dove siete, chi contattate, quali spostamenti fate e così via) e dallo stesso Google (il servizio mail, per esempio, può fornire informazioni sul vostro lavoro fino alle condizioni finanziarie e di salute). Ma i siti hanno i cookies, mi direte, già. Questi biscottini che facilitano la navigazione, ma che al tempo stesso conservano tante informazioni su di voi. Bisognerebbe cancellarli regolarmente dopo ogni sessione di navigazione. Se siete un po’ pigri o sempre di corsa come me, vi consiglio l’estensione di FireFox – Forget Button – che automaticamente compie questo lavoro per voi.

Regola n°2. Attenti ai tracker.

Sono un po’ come degli stalker nella vita reale. In altre parole, un tracker è una breve sequenza di codice che viene inserita nei siti per tenere traccia dei comportamenti degli utenti su Internet. Siccome non si tratta di persone in carne ed ossa, è un po’ più facile liberarsene. Basta usare la navigazione in incognito oppure affidarsi a uno strumento detto Ghostery, il quale blocca ogni tipo di tracciamento.

Ma ciancio alle banalità, c’è anche un’altra alternativa. Si chiama StartPage, ho iniziato a usarlo da poco. Si tratta di un motore di ricerca che non memorizza le azioni che facciamo sul web. Per la mail, invece, c’è Lavabit che cripta i messaggi di posta e non li memorizza.

A questo punto spero di avervi reso un po’ paranoici. E se la missione è riuscita, vi lascio con un ultimo strumento di nome AdNauseam. Cosa fa? Depistaggio: tutte le pubblicità che incrociate durante la navigazione, lui le clicca per impedire la formazione di un nostro profilo di consumatore. Se però volete difendervi da Facebook…al momento risulta molto difficile. (Attualmente) l’unico modo è cancellarsi dal social oppure limitarne l’uso. E voi cosa scegliete di fare?