Wishlist: regali per ninja digitali

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Irene Marchesano

Questo febbraio è stato un mese pieno di feste e compleanni, compreso il mio. Ed ecco che come a Natale con i parenti, lo stesso succede con gli amici quando stai per compiere gli anni, la domanda non cambia:”C’è qualcosa che vorresti?”

Diciamocelo, siccome fa brutto chiedere, ho pensato a una lista di cose belle e interessanti per tutti quelli che sono alla ricerca di ispirazione per regali indirizzati a digital ninja.

  1. Facebook Marketing Plan di Veronica Gentili

Hey, un libro…scontato. Penso che i libri sul mondo del marketing digitale e quelli sui social siano uno spreco di carta perché appena escono sono già vecchi. Quindi meglio leggere un blogpost o qualcosa di simile. Tuttavia, questo è il regalo che mi sono fatta per i miei 25 anni.

Seguo Veronica Gentili da un paio di mesi – dopo averla vista al Web Marketing Festival – ho pensato “questa ne sa” e niente sono andata contro il mio credo. Ho acquistato un libro sul marketing digitale e non me ne pento. Anzi, questo lo consiglio a tutti!

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  1. I tarocchi dei social network di Jacopo Rosati

Conosciuto per la prima volta a Torino Graphic Days, me ne sono innamorata. La storia di questa illustrazione è però particolare. Nasce sul web e finisce sulla carta stampata. In pratica, Jacopo aveva iniziato a realizzarli come gif Facebook stoppabile. Una sorta di cartomante virtuale che rivela l’arcano e predice così il futuro.

La cosa poi è diventata così virale che nulla, adesso è una serigrafia.

  1. Lenti per smartphone

Se ne trovano di tutti i tipi. Sono un ottimo escamotage per guadagnare un po’ di profondità oppure qualità della foto. Con le normali app spesso si ottiene lo stesso effetto ma l’immagine risulta poco nitida. Ora il problema è risolto: lente macro per fotografie ravvicinate, wide per effetto grandangolo e infine fish-eye (come nella foto).

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  1. Una lezione gratuita di qualcosa

Il web ne offre davvero molte. Da corsi photoshop per principianti a webinar su qualsiasi tipo di cosa che riguarda il digitale (SEO, Copywriting, ecc ecc). Sinceramente sono un’ottima scelta per restare aggiornati sulla materia in continua evoluzione!

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Sin Tesi Forma
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TEDx: un diffusore di idee indipendente

teddi Elisabetta Molli

Se non sapete cos’è la TED questo è il momento per rimediare.

Non vi racconterò la storia di come è nata questa organizzazione, perché il passato è già scritto (e potete trovarlo qui), ma TED parla del presente, di futuro e di come migliorare il mondo in cui viviamo.

TED è una organizzazione no profit che ha un obiettivo: diffondere idee di valore.

La prima conferenza è nata 25 anni fa in California ma, proprio per portare in tutto il mondo idee innovative, è nato il programma TEDx. Si tratta di eventi locali, come nel caso della città di Torino, che aiutano a condividere idee e ricostruire la stessa atmosfera delle conferenze californiane.

La lettera x significa infatti “evento TED organizzato in maniera indipendente” e dà la possibilità, anche alle piccole città e alle loro community, di ospitare eventi di portata internazionale.

Il prossimo giovedì 22 febbraio si terrà il TEDx PoStreet presso il Copernico, Corso Valdocco 2 a Torino. Il tema è Provehito in Altum che significa letteralmente spinto verso l’alto. Gli speacker infatti racconteranno storie, idee e progetti che, pur partendo dal basso, sono riuscite a diffondersi fino al grande pubblico.

Ascolteremo 4 speaker:

E se dopo tutto questo non avete ancora cliccato sul link per registrarvi all’evento allora vi lascio qualche talk che di sicuro vi ispirerà.

Veronica Benini al TEDxFoggia parla dell’oggettificazione della donna

 

Rachel Botsman ad una conferenza TED parla della Sharing Economy

 

Simon Sinek alla TEDxMaastricht spiega come creare la struttura di un discorso.

 

Corrado Giustozzi al TEDxCNR parla di Cybersecurity

 

Vanni De Luca al TEDxGenova insegna l’arte della memoria

 

E se volete ancora farvi sorprendere cliccate qui www.ted.com

 

HOW TO: STORIA DI UN PORTFOLIO DA SOCIAL MEDIA MANAGER

mia-baker-322558di Giorgia Angelino

Mi presento: sono Giorgia, ho 23 anni e vorrei diventare una social media manager. O una social media strategist. O una digital marketer. Partiamo dal presupposto che non ho le idee molto chiare. Sono convinta che per nessuno studente di comunicazione sia stato facile scegliere quale strada prendere, specialmente poco prima o poco dopo la laurea. Perché scegliere per forza una di queste categorie? A quanto pare non posso essere sia una social media manager sia una social media strategist, eppure sembra che le due cose vadano a braccetto.

Cosa scrivo sul curriculum o su Linkedin?

Per avere un’idea di che tipo di figura cercano le agenzie, ho iniziato a cercare i requisiti che vengono richiesti alle figure che più mi interessano, così da capire come definire quello che vorrei fare. Cercando di qui e di là, ho avuto un attimo di panico. Per candidarsi come social media manager un’agenzia richiedeva il CV (classicone) e un portfolio. UN PORTOFOLIO?! DA SOCIAL MEDIA MANAGER? Cosa bisogna metterci, foto e screenshot? Come bisogna farlo e come dimostro quello che ho fatto finora?

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Dopo due minuti l’attimo di panico è passato e ho iniziato ad informarmi. Questo è quello che ho fatto:

Ho letto questo articolo per farmi un’idea di come fare un portfolio da social media manager.

Il riassunto è che il formato più adatto è una presentazione di circa 15 slide che racconta cosa abbiamo fatto, quali canali sappiamo utilizzare e quali risultati abbiamo ottenuto. Se avete gestito delle campagne scrivetelo e dite anche quanta gente avete raggiunto, se avete un blog raccontate di come l’avete gestito e quante persone vi hanno letto. Segnate quali tool avete imparato ad usare, quelli che sapete usare meglio e dimostrate che sapete interpretare gli insight.

Ho fatto un giro tra i portfoli già caricati su SlideShare.

C’è chi preferisce raccontare in forma di storytelling e chi invece spiega le esperienze già avute in maniera più schematica . C’è chi usa degli screenshot e chi usa dei grafici. Insomma, non ce n’è uno uguale all’altro.

Ho stalkerato, tanto.

Su Facebook non è sempre facile e su LinkedIn è troppo evidente. In ogni caso, stalkerare le persone che già fanno il lavoro dei vostri sogni può essere utile per capire quali competenze vi servono.

Ho cercato il tool adatto.

Va bene fare una presentazione, ma personalmente eviterei di usare Power Point. In ogni caso, sia per il CV che per un portfolio, il mio consiglio è quello di dimostrare di avere un minimo di creatività e di senso estetico anche se non siete graphic designer. La mia totale ignoranza in fatto di Adobe Creative Suite (male, molto male) mi porta ad utilizzare strumenti molto semplici ed intuitivi, tra cui Canva e Piktochart.
Il mio ultimissimo consiglio da assolutamente non esperta: buttate dentro al portfolio un po’ tutto quello che avete fatto, magari soffermatevi sui progetti più importanti e lasciate poco spazio alle cose più amatoriali. Se come me non avete le idee troppo chiare, raccontare tutte le esperienze che avete avuto nel mondo della comunicazione può essere utile a chi vi assumerà per capire che avete voglia da vendere e che vi siete messi in gioco fin da subito.

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Ah e non dimenticatevi: LinkedIn, LinkedIn, LinkedIn.

Scambio culturale Eramus+: oltre all’università c’è molto di più

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– di Giulia Delfino

“Fai anche tu l’application, vedrai sarà un’esperienza incredibile”. È così che ho deciso di partecipare ad uno scambio culturale (anzi due!), una delle esperienze più belle che ho fatto in vita mia.

Cos’è uno scambio culturale?

Uno scambio culturale è un progetto Erasmus+, finanziato dall’UE, rivolto ai ragazzi dai 18 ai 30 anni dei Paesi membri, che si incontrano in una località e cooperano su una tematica precisa. Vitto e alloggio sono gratuiti ma è richiesta la conoscenza, anche minima, dell’inglese.

Slovacchia scambio

Vi racconto la mia esperienza: round 1

Il mio primo scambio culturale è stato a Poiana Negrii, in Romania, insieme ad altri 50 ragazzi, provenienti da Italia, Spagna, Grecia, Romania e Croazia. Incredibile come, nonostante venissimo da Paesi diversi con culture e lingue completamente differenti, sia bastato un viaggio per creare un legame indissolubile.

Il tema era Poverty, unemployment and social exclusion e abbiamo trascorso 11 giorni tra workshop, flashmob, lavori di gruppo e serate interculturali. Il risultato? Un bagaglio culturale un po’ più pesante di quando sono arrivata: nuove skill (tra cui video editing) e 50 nuovi amici provenienti da tutta Europa.

E’ difficile spiegarvi a parole quanto sia stata incredibile questa avventura, ma per non lasciarvi alla sola immaginazione ecco qui il video Magical Poiana Erasmus+ dello scambio culturale, realizzato da Menéndex Romera Oliver, uno dei partecipanti spagnoli.

Inoltre abbiamo dovuto mettere in pratica quello che avevamo imparato, realizzando alcuni videoclip sul tema dello scambio. Vi consiglio di vedere The choice, I had a dream e Choose life.

Non è finita qui: round 2

Dopo solo pochi mesi ho fatto l’application per un altro scambio culturale: un training course sulle competenze digitali. Si è svolto a Banska Stiavnica, un paese (con un nome impronunciabile) della Slovacchia. Qui ho trascorso 11 meravigliosi giorni con 32 ragazzi, provenienti da Italia, Bulgaria, Slovacchia, Francia, Lettonia, Lituania, Romania e Croazia, una tavoletta grafica tra le mani e due nuovi programmi da imparare: Illustator e After Effect.

I workshop non sono stati solo teorici ma anche pratici (si esiste anche la pratica!!), e ci hanno permesso di sviluppare una creatività che non sapevano neanche di avere. Abbiamo dovuto realizzare uno storytelling della nostra vita, un lettering personalizzato, un logo e tanto altro. Anche qui vi lascio il link del video Erasmus+ Animated Education di fine progetto, realizzato da Rui Pereira, il nostro cameramen ufficiale.

Come trovare questi progetti?

Io sono partita con due associazioni: l’Associazione Eufemia e Youth Connect, ma ce ne sono tantissime in tutta Italia. Inoltre vi sono numerosissimi portali da consultare costantemente:

Perché partecipare?

Per mettersi in gioco e vivere un’esperienza indimenticabile. Vivrete a contatto con la natura, in mezzo a culture diverse dalla vostra, migliorerete l’inglese (e imparerete anche altre lingue), svilupperete nuove competenze, visiterete molte città europee e soprattutto vi divertirete un sacco.

Insomma, cercate lo scambio culturale che più vi incuriosisce e candidatevi! Non ve ne pentirete.

Sessione esami: come studiare quando non si ha tempo

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di Giulia Carminati – @giuliacrocs

È inutile che cerchi di nasconderlo, le tue occhiaie non mentono. Sei in sessione esami. E questo vuol dire: zero tempo, zero voglia e una marea di libri da studiare.

Come fare?

Non devi stare tutto il giorno con la schiena piegata sui libri, non lo faccio nemmeno io, mi manca il tempo. A volte il semplice metodo di studio del “leggi e ripeti” non è sufficiente. Per  questo, nel corso degli anni, ho perfezionato la mia tecnica di “salto al prossimo appello”, ma quando sei ad un passo dalla laurea ti tocca. DEVI STUDIARE. Ma come fare?

Non ho la bacchetta magica, né il pane della memoria di Doraemon, e tanto meno ti svelerò chissà quale trucco in grado di farti prendere 30 e lode senza impegno, ma sono sicura che potrò aiutarti a migliorare la tua vita di studente/lavoratore/stalker/viaggiatore/netflixmaratoneta e molto altro.

1.  IL METODO DELLA NONNA

Vi è mai capitato di studiare a casa della nonna le tre classiche paginette di Storia? A me si, un sacco di volte e piangevo sempre. Eppure lei, tra una lasagna e una passata di ferro da stiro, mi obbligava a leggere i paragrafi e riassumerli, senza guardare il libro. Sicuramente non è un metodo rapido ma, se hai tempo, il metodo dei riassunti è sempre molto utile, io lo uso ancora.

2. LE MAPPE CONCETTUALI

 Se anche tu, quando studi, ti ricordi esattamente il colore, il font, la posizione della parola ma non il concetto stesso, allora soffri della grave sindrome della “memoria fotografica”. Per vincerla, uso le mappe concettuali. A seconda dell’importanza dei collegamenti esistenti tra gli elementi da imparare e la loro gerarchia utilizza colori e immagini per far sì che un concetto rimanga fissato in memoria. Una mappa concettuale è coloratissima (infatti piace tanto a Mollibet) e piena di piccoli disegni che ti aiutano a ricordare i concetti cui sono associati. Così a colpo d’occhio riusciamo a ricordarci tutto.

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3. LA TECNICA POMODORO

Se come me, hai dato, o stai studiando per l’esame di Social Media Management, non potete non conoscerla e non utilizzarla. La tecnica pomodoro è stata messa a punto da Francesco Cirillo, sviluppatore software, utilizzando un timer da cucina a forma di pomodoro (da qui il nome), ha cercato di scoprire per quanto tempo fosse in grado di concentrarsi in maniera continuativa. Il risultato? Dopo 10 minuti mi sono già distratta 3 volte. Con la tecnica del pomodoro però rigo dritto.  Scegli un’attività da completare (ad esempio un numero di pagine da leggere), imposta il timer a 25 minuti e studia senza distrazioni finché il timer non avrà suonato. Dopodiché prenditi una pausa di 5 minuti e ogni 4 “pomodori” una più lunga di circa 15-30 minuti. That’s it! Ho terminato il volume di Sociologia.

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4. IL METODO DELLA PIRAMIDE

Ti permette di capire cosa è meglio studiare a seconda del voto cui aspirate. Se come me, vuoi dare tre esami nel giro di due settimane, o lasci perdere o ti metti a costruire una piramide. Ebbene si, in cima alla piramide ci sono i concetti chiave, quelli necessari per passare l’esame, a seguire i concetti secondari, il contesto e alle fondamenta le informazioni extra. Io infatti, mi organizzo lo studio in base a questa suddivisione di contenuti e al tempo (sempre poco) che ho a disposizione.

5. LE FLASHCARD DI LEITNER

 È una delle tecniche migliori da usare quando si studia, in quanto è possibile applicarla per qualsiasi argomento. Scrivendo le nozioni da imparare su una scheda, indurrai la mente a concentrarsi sull’argomento di studio al quale si riferiscono. Una volta che avrai finito, potrai effettuare una verifica, interrogandoti entro un tempo stabilito, sulla definizione del concetto riportato sulla card. Il sistema – che prende il nome dal suo autore Sebastian Leitner – prevede che le schede con le domande a cui si è risposto correttamente vengano spostate in una scatola successiva alla prima, e che le schede risposte erroneamente rimangano nella prima scatola. Le carte nella prima scatola vengono studiate con più frequenza, quindi procedendo in questo modo si è costretti a rivedere un numero maggiore di volte quel materiale che si conosce di meno, tante volte fino a quando lo si sarà imparato.

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6. IL METODO DEI LOCI

Nel De oratore (la mia prof di Latino ci ha obbligati a leggerlo tutto), Cicerone illustra il metodo da lui usato per ricordare ogni tipo d’informazione utile. Conosciuto come il “metodo dei loci” o il “palazzo della memoria,” si basa sulla forza delle relazioni spaziali, a cui vengono associati i concetti, per costruire mentalmente un luogo o una serie di luoghi dove conservare le informazioni che devi ricordare. Io ad esempio utilizzo una serie di luoghi che frequento abitualmente, le stanze di casa, i localini in San Salvario, o gli incroci che percorro ogni mattina per andare in ufficio. Ognuno di loro è associato ad un concetto che che voglio ricordare. Quando devi ripassare il capitolo, o sei davanti al professore, immagina di ripercorrere il “palazzo della memoria” nell’ordine desiderato e riporta alla mente i concetti chiave che hai associato ad ogni luogo. In questo modo difficilmente perderai il filo del discorso o un passaggio di una  dimostrazione.

Bene, ora non hai più scuse. STUDIA!

 

Professione influencer: quanti tipi di influencer ci sono e come si differenziano.

di mollibet – Elisabetta Molli

Tutti parlano di influencer oggi. Probabilmente anche mia nonna sa il significato di questa parola visto che, ho scoperto, ne parlano addirittura su Rai 2, nel programma pomeridiano Detto Fatto. A condurre la rubrica “professione influencer” è una vera e propria star di Instagram: Paola Turani che aiuta tre aspiranti influencer ad accrescere il numero dei propri followers.

Noi qualche segreto per utilizzare il social del momento ve lo abbiamo già svelato nell’articolo 6 trucchetti per Instagram, oggi vi vogliamo spiegare cosa significa davvero essere influencer e quante tipologie si racchiudono dentro questa definizione.

INFLUENCER

Questo è il termine più generico per indicare una persona che ha un’influenza sui propri follower, in questa definizione vengono racchiusi individui che hanno un buon seguito sul web, ma anche chi è diventato una vera e propria celebrità.
Il nome tecnico infatti per questa tipologia è proprio Celebrity , solitamente questi utenti utilizzano più piattaforme social, sia Facebook che Instagram ed attuano accordi a pagamento per la creazione dei loro contenuti, ma al contrario di quello che forse si potrebbe pensare creano solo l’1.6% di engagement verso i follower.

Solitamente si dedicano ad un tema specifico: possono raccontare le nuove tendenze in fatto di moda, spiegare nel dettaglio piatti belli e gustosi oppure essere esperti di punti neri e follicolite come la famosa estetista cinica. L’importante è che raccontino la realtà, che siano sinceri con il proprio pubblico in modo da fidelizzarlo in modo che credano ai consigli che spartiscono. I brand hanno capito la potenzialità di questi individui da migliaia di follower e spesso li contattano per creare un contenuto che abbia il loro prodotto ben in vista. Nella maggior parte di questi casi gli utenti lavorano tramite compenso (sotto varie forme come denaro e scambio merce).

Se prestate attenzione agli hashtag utilizzati dalla personache seguite troverete facilmente diciture come sponsorizzato da oppure #adv o anche #ad.

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Chiara Ferragni è una celebrity, non è più considerata un’influencer

BRAND AMBASSADOR

I brand ambassador sono influencer assunti dai marchi per relazioni a lungo termine. Sono diversi dai normali influencer poiché questi potrebbero essere utilizzati anche per campagne a breve termine. Sono effettivamente pagati come portavoce del marchio quindi c’è un contratto preciso a monte della collaborazione a lungo termine. In questo caso non verranno retribuiti per un solo contenuto, ma mostreranno il brand in più occasioni (anche offline) e più post o Instagram stories.

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Closette brand Ambassador di Samsung

BLOGGER

Anche chi cura con dedizione un blog può essere considerato un influencer, spesso infatti chi deve fare un acquisto consulta diversi siti per informarsi e leggere recensioni. Anche in questo caso i brand potrebbero chiedere di essere citati nel blogpost o mandare i propri prodotti per un eventuale test.

A gipsy in the kitchen
A gipsy in the kitchen

ADVOCATE

Gli advocate sono sono consumatori soddisfatti che si riconoscono nella marca e nei valori o modelli di comportamento che essa ispira. Si impegnano con il marchio perché lo amano veramente e agiscono se richiesto dal marchio, ma non vengono retribuiti per i loro consigli. Spesso consigliano volontariamente una marca ai propri conoscenti e proprio questo è il loro punto di forza, poiché spesso hanno molti seguaci come follower su Twitter, iscritti ai feed RSS, like su Facebook e visite al blog. Questi interagiscono con lui creando circa l’8% di engagement.

MICRO INFLUENCER

Per essere definiti “ufficialmente” micro influencer bisogna avere una fan base che vada dai 3.000 ai 100.000 follower. Per qualcuno di voi forse potranno sembrare anche pochi, ma anche in questo caso il grado di fidelizzazione quello che conta. I micro influencer infatti vantano un livello di engagement medio del 4% proprio perché solitamente è legato ad una tematica specifica o ad esempio mostra le bellezze di una città.

Lazivowski il micro influencer che fotografa Torino
Lazivowski il micro influencer che fotografa Torino

EVANGELIST

Sono come gli angeli custodi di un brand, non hanno sicuramente il numero di follower che solitamente vediamo per descrivere un vero influencer, ma hanno un forte impatto emozionale su di loro. Hanno fidelizzato al massimo i propri seguaci tanto da seguire (quasi) ciecamente i loro consigli.

FAN o Enthusiast

Persone appassionate del brand, questi non devono necessariamente essere attivi sui social, ma sono altrettanto importanti perché regalano recensioni positive ai prodotti che utilizzano realmente. Insomma siamo noi, quelli che si innamorano di un prodotto e lo consigliano a tutti gli amici, parenti e conoscenti.

E voi che tipo di influencer siete?