STARTUPPATO AUTUMN EDITION: 2K17 TRA APP E STARTUP

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Ormai Startuppato è uno degli appuntamenti fissi per noi di Fuori dal Funnel. La fiera delle startup organizzata dall’incubatore del Politecnico di Torino è utile per fare networking, ma anche per migliorare in qualche modo la nostra vita. 

Non so se ve ne siete resi conto, ma oggi abbiamo a disposizione sempre più strumenti per controllare la nostra quotidianità, gestire meglio noi stessi e i nostri impegni. Stiamo parlando di dispositivi che vanno oltre l’essere un oggetto, diventando delle estensioni di Internet al mondo reale. Tutto questo si chiama IOT. Non yatch, magari. Diciamo che però può essere visto come una barca. Un traghetto virtuale che ci porta a scoprire nuove dimensioni e a semplificarci la vita.

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Avete presente quando siete di corsa, uscite dal lavoro e dovete comprare qualcosa per la vostra cena, ma non vi ricordate assolutamente cosa è rimasto in frigo? Beh, c’è un modo per risolvere questo problema. E la soluzione, anche in questo caso, la porta l’IOT. Esiste, ad esempio, un frigorifero smart che vi crea direttamente sul vostro smartphone una fotografia di quello che c’è al suo interno, in modo che possiate sapere sempre che ingredienti ci sono e cosa manca nella vostra dispensa.

A Startuppato abbiamo scoperto Nova Smart Home, un ecosistema di dispositivi che permette di portare la smart home nella casa di chiunque. Attraverso la loro app è possibile accedere alla propria abitazione anche quando siamo fuori casa, così da poter tenere sempre sotto controllo le informazioni e la qualità dei nostri ambienti.

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Per chi invece ha bisogno di uno strumento per chiamare e leggere i messaggi c’è un dispositivo weareable che si indossa al polso controlla i tuoi spostamenti e ti permette di chiamare senza neanche alzare un dito. O meglio, alzando solo un dito. Sembra un braccialetto perché è senza schermo, ma riesce a tenere sotto controllo diversi device. Si chiama GET e fa in modo che la mano stessa di chi lo indossa diventi una cornetta, senza il bisogno di nessun altro accessorio.
GET permette inoltre di tracciare l’attività fisica, i movimenti e ciclo del sonno sostituendosi a qualsiasi wearable già esistente sul mercato.

Questo è il progetto che ha vinto Startuppato Winter Edition 2017! Volete vedere come funziona? Guardate il video qui sotto!

STARTUP ATTIVE A TORINO

Tra i tanti progetti che abbiamo visto ce ne sono alcuni che possono essere utilizzati anche adesso!

La prima app che vi consigliamo di scaricare è WETAXY la nuova applicazione, per prenotare e pagare il taxi, disponibile per Android e iOS. Con Wetaxi è possibile sapere in anticipo il costo della tua corsa e condividere il costo del taxi con altri passeggeri e risparmiare sugli spostamenti in città. Il vero vantaggio è che gli altri passeggeri li trova Wetaxi e anche nel caso in cui nessuno abbia prenotato la tua tratta paghi comunque la tariffa indicata e scontata. Da scaricare subito!

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A questo punto vi sarà venuta fame a forza di leggere, ma anche per questo c’è una soluzione. Magari siete in ufficio e non avete nulla di già pronto per la vostra pausa pranzo? Per calmare i morsi della fame potete chiamare MORSY! Basta scegliere il tuo piatto entro le 11.30 ed entro le 13 te lo consegneranno direttamente in ufficio. Non è un normale servizio di delivery, potete infatti ordinare già il menù per la vostra settimana direttamente dal loro sito che propone piatti sani e leggeri per non farti venire nessun abbiocco post pasto.

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Se invece per Natale volete regalarvi un restyling della vostra casa abbiamo la startup che fa al caso vostro. Biancorosso Design ti permette di Realizzare il progetto della tua stanza con il tuo interior designer personale e guardare attraverso la realtà virtuale come diventerà.

Volete sapere come funziona? Visitate il loro sito e fate il quiz per scoprire quale stile si addice di più alla vostra casa e alla vostra personalità.

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UN PROGETTO TUTTO DA VEDERE

A Startuppato abbiamo scoperto anche l’innovazione #vistadaqui. Un progetto di comunicazione della Compagnia di San Paolo volto a raccontare gli eventi e i luoghi dell’innovazione di Torino.

A questo scopo è stata realizzata una piattaforma (sito web e app) attraverso cui gli utenti possono raccontare le attività supportate dalla Compagnia legati al tema dell’innovazione nel campo dell’educazione, della tecnologia, del sociale e della cultura.

Sarà stato per l’idea in sè del progetto, per la call to action, per i premi in palio o per far contenta Giulia (e aiutarla nello sviluppo della sua tesi), insomma sarà stato per un motivo o per un altro ma noi abbiamo già scaricato l’app e abbiamo iniziato uno storytelling innovativo sugli eventi di Torino.

Vuoi saperne di più? Partecipa alla call, scarica l’app, fotografa la città e vinci una fotocamera 360° e una membership card per poter avere l’accesso gratuito per un anno a luoghi ed eventi organizzati da enti sostenuti dalla Compagnia.

Siete ancora indecisi se venire alla prossima edizione di Startuppato?!

Ci vediamo alla Summer Edition! 😉

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Due chiacchiere con Elena Borghi: storie di carta, ritratti ciechi e comunicazione digitale

FUORI DALFUNNEL @ TORINO GRAPHIC DAYS

di Federica Ramires – @dindondaun

A Torino Graphic Days Giulia ed io ci stavamo addentrando sempre più nella mostra mercato, curiosando qua e là ed esplorando ogni banco, quando ci siamo avvicinate ad uno di questi che presentava in maniera ordinata una serie di fiori di carta l’uno di fila all’altro. Dietro tutta questa natura, una vivace Elena Borghi ci ha interrotte, presentandosi ed iniziando a spiegarci la sua arte… ma non solo.

Elena, se dovessi descrivere in maniera semplice quello che fai, cosa ci diresti?

Sono una persona che disegna e che costruisce quello che disegna. Questa mia caratteristica è lo spartito che ho deciso di suonare nella mia vita, non avrei mai potuto fare nient’altro di diverso da questo lavoro. Non è stato facile: sono dovuta passare dalla bambina sognante che disegnava e faceva andare le mani chiusa in una stanza ad una persona adulta che si relaziona con il mondo del lavoro e con le persone che vivono questo pianeta. Per un creativo, a volte, questo passaggio è un po’ complicato. Noi creativi tendiamo ad immaginare il nostro lavoro come un qualcosa che fa parte di noi, senza porci nell’ottica lavorativa. Per questo, inoltre, molte volte è difficile trovare una giusta gratificazione, anche economica, a quello che facciamo. 

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adidas originals by HYKE – set design by Elena Borghi 

Quanto conta il talento in un lavoro come il tuo?

Secondo me il talento è solo l’uno per cento della faccenda. Ci vuole tanta determinazione, il giusto mix tra umiltà e auto-preservazione. Spesso queste vengono confuse, al contrario ognuno di noi deve essere umile, ma sapere quanto vale. A questa situazione ci si arriva, ovviamente, dopo un percorso di gavetta.

A questo proposito, qual è stata la tua formazione e quanto lungo il tuo periodo di gavetta?

Ho studiato al liceo artistico, per poi approdare all’Accademia delle Belle Arti dove ho seguito un corso di scenografia. Qualcosa l’ho imparato a scuola, ma la mia fortuna è stata quella di capire fin da subito che allo studio dovevo abbinare il lavoro pratico. Quindi ho fatto una miriade di esperienze diverse, anche sottopagata, però quando si sta imparando è utile. Senza contare che comunque le aziende investono su di noi, sui nostri errori, per insegnarci delle cose più o meno consapevolmente. Ma bisogna stare attenti: quando si comincia a capire che quello che si sta portando è qualcosa di unico, allora in quel momento è giusto farsi pagare quel che merita il tuo lavoro. La mia parte di gavetta è stata molto lunga, e credo che mai si possa dire conclusa. Sono troppo curiosa e assetata di conoscere! Certo, arriva anche un momento in cui comprendi d’avere qualcosa da dare in prima persona, con tutte le responsabilità che ciò comporta. Il coraggio di prendermele non mi è mai mancato a dir la verità.

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Alcuni esempi di blind portrait.

Ad oggi quali sono i tuoi progetti in corso?

Sabato scorso ho inaugurato a Varese una mostra personale, frutto di un lavoro di due anni, dove esibisco le mie due metà, che sono poi facce della stessa medaglia: l’illustrazione e la costruzione degli elementi. Poi sto portando avanti un secondo progetto, a cui non ho ancora dato un nome, ma si riferisce alla tecnica del blind portrait: consiste nel disegnare le persone, senza guardare il foglio, ma osservando solo il soggetto che si ritrae. Sono rimasta piacevolmente coinvolta da questa pratica, perché il mio modo di disegnare è molto attento ai dettagli e con questa tecnica invece sono obbligata a svincolarmi un po’ da questo. Mi piace vederla come una caricatura dell’anima. Senza contare che anch’io ricevo tanto dalla persona che ritraggo, molte volte sento anche delle cose che la riguardano in maniera totalmente irrazionale. Credo di essere affascinata dal concetto di “guarigione” e credo fermamente nel fatto che tutti siamo parte di un’unica energia. Quindi ciò che incontro in chi ho davanti mi riguarda, fa parte di me. Credo che se si ragionasse così il mondo sarebbe migliore, no? 

Molto interessante è la sua monografia “Paper Visions” edita da Logos che si può trovare qui: https://www.libri.it/ElenaBorghi_bookShop

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Sappiamo che hai un blog, un canale YouTube, una pagina Facebook e una Instagram che gestisci personalmente. Quanto è stata importante per te la comunicazione online per veicolare la tua arte manuale?

Fondamentale. Sono una manualense al cento per cento, nel senso che so giusto aprire Photoshop per guardare gli allegati, però dico sempre che il mio cervello ormai è “andato” nel senso che ragiono molto anche in termini di comunicazione digitale. Questo connubio tra il vintage e il contemporaneo mi è stato davvero utile. In un’epoca come questa è impensabile non essere online, perché significa non vivere il presente e per me il presente è l’unica cosa che conta. Inoltre, per vivere del mio lavoro, ho bisogno di darci dentro il più possibile e come arrivare a tante persone in poco tempo? Grazie ai social. Ho avuto la fortuna di fare un’esperienza in una redazione per un anno: il mio compito era scrivere contenuti originale sette giorni su sette. Molto duro, anche perché veniva come secondo o terzo lavoro, ma un’esperienza bellissima, durata il tempo necessario per capire i rudimenti e le regole della comunicazione online.

Un esempio di qualche regola?

Pensare ottocento mila volte prima di scrivere una cosa, pensare a chi puoi offendere, pensare che linea editoriale vuoi tenere, pensare se quello che tu stai per scrivere è veramente necessario o è un’espressione del tuo ego e basta. Così come quando creo, anche quando scrivo, mi pongo sempre come una persona che sta urlando qualcosa dalla finestra ad una folla di gente che ascolta: bisogna avere sempre responsabilità di quello che si dice. 

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Elena Borghi a Torino Graphic Days vol. 02

 

SMStrategies: i social media diventano mezzo di educazione e indignazione

#SMStrategies

– di Irene Marchesano

“Sotto il sole, sotto il sole di Ricc…” così ci accoglie il bar della stazione di Rimini. Stesso mare (quello cantato in Riccione), ma la stagione e le temperature non sono più quelle estive. Da cinque anni a questa parte, l’appuntamento fisso ce lo dà Search On Media Group con l’evento per i professionisti del social media marketing: il Social Media Strategies (ve ne avevamo già parlato qui e qui).

L’obiettivo è infatti quello di coinvolgere Social Media Manager e Specialist, blogger e giornalisti, freelance e web agency, ma anche studenti e startupper in due giornate formative. Ma non finisce qui: la quinta edizione del #SMStrategies riprende i 100 passi iniziati al Web Marketing Festival lo scorso giugno per andare oltre. Ancora una volta, l’attenzione va verso il lato educativo e sociale.

Siamo in sala Plenaria, quando Cosmano Lombardo, CEO di Search On Media Group, incontra la giornalista Federica Angeli, definendola come imprenditrice della società. Perché? Ogni mattina si sveglia e agisce per cambiare al meglio il contesto in cui vive. Come giornalista è stata più volte minacciata per le sue inchieste sulla mafia e vive sotto scorta da 4 anni.

“Non è detto che vincano sempre i mafiosi, i corrotti. Vinciamo anche noi!” dice Federica Angeli.

Durante lo speech sui social e la legalità la sala colma si emoziona. I social media possono essere una forma di educazione e il mezzo attraverso cui possiamo indignarci davanti alla violenza e alla corruzione. Il tema viene affrontato quando sullo schermo viene proiettato il video dell’aggressione di Roberto Spada al giornalista di Nemo. Federica dice che avere paura è naturale, ma non si dovrebbe fare il gioco della mafia. Bisogna arrabbiarsi e scegliere da che parte stare. Subito dopo, Cosmano interviene sottolineando l’importanza che può avere la professione del Social Media Manager. Il suo compito non va sottovalutato e può essere proprio quello di diffondere la cultura del dovere per la costruzione della nostra società. “Arrivare a questo tipo di cultura attraverso i social network è fondamentale per il nostro periodo storico” dice Cosmano. A volte basta poco per iniziare una piccola grande rivoluzione.

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Federica Angeli e Cosmano Lombardo sul palco del #SMStrategies (Fonte)

La quinta edizione del Social Media Strategies ci ha ricordato che oltre ad essere uomini (e donne del marketing) siamo soprattutto uomini e cittadini. Ancora una volta, accarezziamo la mascotte E Mezza salutandoci entusiasti di aver imparato qualcosa di nuovo!

Torino Graphic Days: Tochilovsky, una conferenza sull’importanza della memoria

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– di Loriana Caruso

Avete sentito parlare di Torino Graphic Days? Il festival dedicato al mondo della comunicazione visiva, della creatività e della sperimentazione grafica (leggete meglio qui). Durante questa seconda edizione, ho fatto parte dello staff e questo mi ha permesso di assistere alla sua realizzazione da un punto di vista privilegiato. Tra le varie mansioni che si susseguivano nell’entusiasmante scorrere di quei frenetici giorni, una di quelle assegnatemi riguardava l’assistere ad alcune conferenze per poi farne una breve sintesi.

Tra i talk a cui ho partecipato (non c’è stato ospite che non fosse anche un coinvolgente oratore!), quello che mi ha maggiormente colpito ha visto protagonista Alexander Tochilovsky, graphic designer e curatore del Lubalin Center di New York.

Tochilovsky inizia la conferenza con una domanda: la storia del graphic design fa la differenza? Per rispondervi dà inizio ad un viaggio indietro nel tempo, attraverso diapositive che mostrano le opere di Herb Lubalin, l’innovativo ed irriverente designer a cui è dedicato lo Studio newyorkese. Il curatore presenta alcuni dei lavori più importanti di Lubalin, soffermandosi in particolar modo sulle riviste che lo hanno visto protagonista, insieme all’amico e giornalista Ralph Ginzburg, di una vera e propria rivoluzione culturale nell’America degli anni Sessanta. Il racconto di Tochilovsky parte dal 1962, anno di fondazione di Eros magazine, il primo progetto in cui il genio di Lubalin veste i panni di direttore artistico. La rivista indaga i temi della liberazione sessuale, trattandola però con un delicato equilibrio che non scivola mai nel volgare. Tra le pagine del magazine finiscono anche il Presidente J.F. Kennedy, in quanto figura carismatica incredibilmente amata dalle donne, e l’icona del cinema hollywoodiano Marylin Monroe, che viene ritratta in pose provocanti ma giocose. «Attraverso questi scatti è restituito allo spettatore un ideale di umanità» commenta Tochilovsky. Il tema dell’erotismo, insomma, riesce a scrostare l’aura di sacralità persino dalle figure pubbliche ritenute più autorevoli ed irraggiungibili. Su Eros magazine viene inoltre trattato, attraverso una serie di meravigliosi scatti dal titolo Black and White, anche il tema dell’amore interraziale (un tema delicatissimo per l’epoca, dato che gli USA degli anni Sessanta sono dilaniati da continui e violenti episodi di razzismo).

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Dettaglio di una foto di Ralph Hattersley per “Black & White”
[Fonte: Pinterest]

L’avventura di Eros magazine termina in fretta a causa dell’intervento di Robert Kennedy, allora Procuratore Generale degli Stati Uniti, che accusa la rivista di violazione delle leggi federali (nello specifico: distribuzione di letteratura oscena). Ralph Ginzburg è condannato a cinque anni di carcere, ma ciò non gli impedirà di riprendere i suoi coraggiosi progetti. Poco tempo dopo, ancora  con la preziosa collaborazione di Lubalin, nasce Fact magazine; la rivista, dai caratteristici font di stampo giornalistico, offre commenti caustici su temi scottanti e controversi. Dal fare pungente sarà anche la rivista Avant Garde, in cui tuttavia domina un nuovo stile grafico, contraddistinto da disegni dal tratto infantile. Anche queste riviste destano scandalo e sono soggette alla censura.
«Non dimentichiamo» è l’appello finale di Tochilovsky. Sembra questa la risposta alla domanda iniziale: il coraggio di Ginzburg e Lubalin hanno fatto la differenza, divenendo gli apripista di una rivoluzione culturale che ha permesso maggiore libertà di espressione. La memoria, dunque, si propone anche in questo contesto come un esercizio essenziale che può impedire che armi come la censura, troppo spesso figlia di soffocanti moralismi, possa soffocare il genio e la creatività, fondamenti essenziali dell’innovazione.

Chi sono? Loriana Caruso, studentessa di comunicazione a tempo pieno e appassionata di comunicazione in quello libero, mi tengo in forma correndo dietro al frenetico mondo dell’innovazione, in continuo cambiamento. Adoro l’odore del caffè al mattino, le lunghe passeggiate nel verde e scrivere sul mio blog di ciò che di bello c’è nel mondo. 19511385_10213538072276168_4513398087221753916_n

Le 10 cose che ho imparato al #SMStrategies

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di Alessia Prin – Si sa nella vita si impara sempre qualcosa di nuovo: leggendo, studiando, parlando, viaggiando non importa come e dove importa il COSA.

Così vi voglio svelare cosa ho imparato all’evento per i professionisti dei social media, il Social Media Strategies, a Rimini l’8-9 novembre sulle tematiche della comunicazione digitale prendendo spunto dai vari interventi dei relatori.

  1. Rompi i pattern

    Valentina Falci di pennamontata.com mi ha insegnato che sul lavoro vince chi rompe i pattern.

    Come? Stupisci, immagina nuove sfide, crea grafiche belle ma non ti dimenticare della quotidianità!

    ¡ıond ‘ɐuıbɐɯɯı

  2. Sfrutta la parola

    Come detta Veronica Balbi di @gushmag ogni parola deve guadagnarsi il suo posto all’interno di un testo e quindi va studiata, elaborata, cambiata, riadattata.

    Sempre. Ma non dimenticarti chi ti legge!

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  3. Azzecca il timing

    Michael Vittori al #SMStrategies ci ricorda che per avere successo nel mondo della comunicazione bisogna rispettare o meglio indovinare il Timing cioè inviare il messaggio giusto al momento giusto alla persona giusta.

    Adesso ti chiederai:

    In che orario è meglio postare? Beh dipende, devi azzeccare il timing per il tuo tipo di pubblico!

  4. Ispira

    Nel mezzo del caos dei social devi distinguerti. Come?
    Fai sognare il cliente, ispiralo, stimolalo, emozionalo come se fossi tu a raccontare il tuo brand e la tua passione! Un po’ come fa Apple…

5. Includi

Non poteva mancare un consiglio del genere direttamente da @andrea baccaro di Radio Deejay.
La community della radio ha numeri enormi ma funziona perché include tutti. Come alla festa di compleanno di Radio Deejay che sui social ha avuto ben 260 mila live streaming!
Quindi includi le persone della tua community, coinvolgile, insegna loro qualcosa, falle sentire parte di una famiglia.

6. Rispondi!

Nel 2017 non è scontato rispondere a tutti!

Lo sa bene Enrico Gualandi dell’Aereoporto di Venezia che deve gestire 2000 commenti in 12 mesi.

Rispondi sempre, anche alle critiche, anzi soprattutto alle critiche perchè la recensione negativa, se presa per tempo (ricordi il timing?!),  può trasformarsi in un complimento per il servizio, per l’essere stati ascoltati.

Pèrchè si sa a qualsiasi utente fa piacere ricevere una risposta e rispondere dà senso di rispetto e professionalità.

Se non c’è tempo per una risposta allora sfruttiamo i tool di FB e Twitter o le mail con numeri utili ai quali rivolgersi.

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7. Aiuta!

Se vendi un prodotto otterrai un cliente, se aiuti qualcuno otterrai un cliente a vita! Non focalizzarti sul prodotto/servizio che vuoi vendere perchè il brand non mi deve obbligare a comprare.

Come dice Alessandro Mazzù scendiamo dal piedistallo e restiamo umani!

Ricorda: è meglio aiutare il cliente che ha bisogno piuttosto che dire quanto è bello il mio prodotto.

8. Stai al passo con i tempi

Per fare video divertenti e ingaggianti stai al passo con i tempi! Guarda come nel video realizzato da TNT:

9. Crea contenuti LIFE

  • Ludici (per ogni singolo canale)
  • Informativi (punta sul valore)
  • Formativi (insegna qualcosa)
  • Emozionali (fai sorridere)

Come in questa scena di Taylor Swift vs. Tapis Roulant

10. Sintetizza sintetizza sintetizza

Come ci ha insegnato Davide Bertozzi nella comunicazione ai tempi dei social se non riesci ad esprimere un concetto in 140 caratteri nessuno ti capirà!
Il nostro pubblico è sempre la nostra nonna!

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Togli:

  • gli aggettivi inutili (es facile, veloce, efficace)
  • le espressioni comuni (azienda innovativa, servizi a 360°, team di professionisti, soluzioni concrete)
  • tentennamenti
  • l’uso del futuro –> usare la regola del Gratta e vinci (non è gratta e vincerai)

Questa è la prima parte di ciò che è successo durante la due giorni del Social Media Strategies a Rimini. La prossima settimana vi raccontiamo il resto!

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prinChi sono? Alessia Prin. Studentessa in Comunicazione, ICT & media, borsista di ricerca del progetto Innovazione e competitività di UniTO, maestra di sci a Sestriere. Nel tempo libero pratico tantissimi sport e amo viaggiare. Instancabile curiosa sul mondo digital, la comunicazione, il marketing, le app e l’innovazione. Racconto questo e altro nel mio blog.

LE NUOVE PROFESSIONI DIGITALI – SCOPRI LA TUA FORZA Come muoversi nel mondo del lavoro senza spada laser

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di Alessandra Nicolosi

Se il mondo del lavoro ti sembra uno scenario da “galassia lontana lontana” pieno di pianeti sconosciuti e buchi neri. Se immagini il tuo capo più simile a Palpatine che ad un essere umano capace di pietà, keep calm: ho dei buoni consigli per te.

Giovedì scorso sono stata alla quarta edizione de Le Nuove Professioni Digitali, evento organizzato dal corso di laurea magistrale in Comunicazione, ICT e Media in collaborazione con Fuori dal Funnel in cui diversi esperti del settore digital ci hanno raccontato il loro percorso lavorativo. Ho scoperto che non servono spade laser multicolor per diventare dei #jedidigitali a tutti gli effetti, ma ciò che conta più di tutto è la voglia di mettersi in gioco e fare tesoro di tutte le esperienze.

Quindi, per cominciare a volgere l’ago della bussola verso il Nord e orientarti verso il tuo futuro lavorativo, ecco i 10 buoni consigli che gli esperti ci hanno dato per scoprire la forza che è in noi:

1. Non esistono regole per comunicare: la creatività fa sempre il suo gioco.

Leggi i manuali, ascolta gli esperti e naviga nell’Internet, ma poi metti in discussione e rielabora. Marco Quadrella, consulente presso Search On, agenzia di digital marketing del bolognese, ci parla di coscienza critica. Non sto blaterando di concetti filosofici astrusi, ma della consapevolezza che ognuno di noi deve avere per adattare le informazioni che arrivano dall’esterno per svolgere al meglio il proprio lavoro e farlo nella propria personale maniera. Solo così verrai premiato e apprezzato per il valore aggiunto che comunichi.

2. Stay hungry, stay foolish, ma stay anche curious. 

Mettersi alla prova al 100% non è una banalità. Richiede coraggio, impegno e voglia di uscire fuori dai propri schemi (o da quelli degli altri). Per questo motivo, Riccardo Esposito, freelance founder di MySocialWeb e autore di diversi libri, ci ha insegnato che aprire un blog può essere un punto di partenza per cimentarsi e imparare scrivendo di argomenti che ti appassionano. A questo proposito, le ragazze di Fuori dal Funnel hanno lanciato una call per tutti coloro che sentono la forza scorrere potente in sé: se ti piace scrivere, aggiungi tanta voglia di metterti in gioco, passione q.b. e un pizzico di ironia: il team ti sta aspettando

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3. Non aver paura di cambiare la tua rotta

Qualcuno direbbe che le vie del Signore sono infinite, io direi che non sai mai dove ti porta la vita. In qualunque modo lo si voglia spiegare, la storia di Ariele Canuto ne è la testimonianza tangibile. Con un background presso importanti agenzie di comunicazione, il suo percorso termina in dolcezza: nel 2008 entra in società con amici di vecchia data nella gestione della Torteria Berlicabarbis, istituzione torinese per abbuffate di dolci senza precedenti che ha da poco aperto il terzo locale in città. La sua storia ci insegna che seguire le proprie passioni non può che portare a qualcosa di buono, complici sono il coraggio di lasciare qualcosa indietro e di provare l’ebbrezza di un salto nel vuoto.

4. Non sai come rispondere? Il maestro Yoda lo fa per te. 

Si sa, gli haters sono una brutta bestia. Ma se diventassero una risorsa? Così è stato nel caso di Fondazione Sandretto Re Rebaudengo che, per mano del suo ufficio stampa Silvio Salvo, ha escogitato un particolare sistema per affrontare la crisi: la creazione di Ioda Ioda, una pagina Facebook ad hoc per rispondere alla negatività. Yoda diventa protagonista lasciando commenti dalla sintassi al rovescio che non lasciano spazio alla replica. Il risultato? Lo spiazzamento dell’hater. Vedere per credere.

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5. Ogni cosa è misurabile

Lo sai qual è il pane quotidiano del Digital Strategist? Studiare, capire e misurare. Ce lo ha spiegato Marco Quadrella parlandoci della sua professione, insistendo sul fatto che per apportare valore all’organizzazione per cui lavori e far sì che la tua attività venga apprezzata, devi sempre misurare i risultati che raggiungi. D’altronde, se anche Luke ha imparato a misurare la sua Forza, tu non avrai nessun problema.

6. Sbagliare non è un errore

C’è differenza tra chi ha fatto 0 e chi ha fatto 0,1 (cit. Marco Quadrella) e le aziende lo sanno. Quindi sperimenta, cimentati e cogli tutte le occasioni al volo, ma impara anche a sbagliare: solo attraverso l’errore potrai migliorarti e arrivare preparato al mondo del lavoro. Ricorda: se la paura è la via per il Lato Oscuro, l’errore ti insegna a vincerla, che è cosa buona e giusta per dei newbie come noi.

7. Sii un agente del caos

Oltre a scoprire che è più facile pronunciare “tigre contro tigre” che Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, abbiamo appreso che l’ispirazione di Silvio Salvo per la sua comunicazione unconventional arriva da un villain. Questa volta non è Dart Fener, ma il Joker che parla di se stesso come di un agente del caos: “e sai qual è il bello del caos? Il caos è equo”. Silvio fa riferimento a questo quando parla del suo modo di comunicare: a livello social dovremmo essere tutti degli agenti del caos perché, se il caos è equo, allora la comunicazione è per tutti.

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8. L’importanza del personal Branding

Per un freelance come per qualsiasi professionista, far diventare il proprio nome sinonimo di qualità è di fondamentale importanza, ed è per questo che esiste il Personal Branding. Lo sapevi che la passione può diventare il tuo curriculum? Basta con i CV formato Europass, smettila di googlare “come scrivere un cv perfetto e sbaragliare la concorrenza”, e agisci: apri un blog, elabora dei contenuti che raccontino le tue passioni e un giorno le aziende ti chiederanno di fare la stessa cosa per loro, come è successo a Riccardo Esposito.

9. Credi in quello che fai come Leila crede nella ribellione

La tecnica può essere insegnata, la passione no. Quella devi coltivarla giorno per giorno, annaffiarla come una pianta e aspettare la primavera per vederla fiorire. Come si fa? Bisogna crederci. Credere nel progetto che stai sviluppando, ma anche in te stesso e nelle tue potenzialità. Quindi raddrizza la schiena, alza lo sguardo e pensa positivo!

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10. Divertirsi, sempre e comunque

Il mantra di tutti i mantra: se fai quello che ti piace, allora ti divertirai e potrai lavorare anche il 25 dicembre e non sentirti in colpa coi parenti. È questo il piccolo segreto per riuscire a gestire tutto, lo sanno anche gli Stormtrooper.

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Alessandra Nicolosi

Curiosa e appassionata dal 1992, nasco e cresco in un vivace quartiere della periferia torinese. Adoro parlare, sapere e vivere circondata da gente in ogni dove. Amante del cinema in tutte le sue forme, oggi mi sento un’aspirante comunicatrice e digital media strategist con un occhio di riguardo per le persone.