Halloween: 10 campagne da brivido

UNLOCKING THE MYSTERIES OF PRODUCTIVITY. HOW ONE MAN MADE THE MOST OUT OF HIS 24 HOURS.

Halloween è dolcetto o scherzetto; è Pepsi o Coca Cola; è Burger King o Mcdonald’s.

Le aziende, grandi e piccole, si eccitano come bambini quando arriva la stagione di Halloween. E chi non lo è? Zucche, costumi e marketing!

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Ecco gli Ads “da paura” che hanno lasciato il segno nella comunicazione a tema nel corso degli ultimi anni.

  1. BBURGER KING: Come as a clown, eat like a King

La campagna ideata da Burger King per la notte di Halloween di quest’anno enfatizza la coulrofobia (la paura dei pagliacci) e conferma ancora una volta la sottile ironia del brand.

Seguendo il filone delle iniziative ideate negli anni passati per festeggiare la notte più spaventosa dell’anno, quest’anno l’azienda affida proprio a dei clown il compito di spaventare i clienti collegandosi, così, al film horror IT, che tanto ricorda la mascotte del principale competitor Mcdonald’s.

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2. COCA COLA vs. PEPSI: A Scary Halloween Ad Campaign

L’inarrestabile lotta tra bene e male, tra dolcetto e scherzetto, tra Pepsi e Coca Cola, scende in campo per halloween e porta l’esempio di quanto possa essere rischioso servirsi della concorrenza nelle campagne ads, ma anche come possano i sostenitori dei brand possano salvare la situazione.

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Lo slogan di Pepsi “Vi auguriamo un Halloween spaventoso!”  gioca sul fatto che spesso ad Halloween si scelgono travestimenti spaventosi.  Ma solo i grandi intenditori avranno notato invece la scritta “Cola Coca” sul mantello in modo da evitare le legittimità con lo scambio delle lettere.

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Ma ecco che arriva la risposta da un fan della Coca Cola, non la Coca Cola stessa o qualsiasi agenzia pubblicitaria.

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Lo slogan di Coca Cola “Tutti vogliono essere un eroe!” cambia l’intera campagna, Pepsi non indossa un capo “spaventoso” per Halloween, ma sta cercando di essere un eroe, come la Coca Cola.

3. LG: So Real. It’s Scary

Le campagne di marketing di successo di Halloween non devono per forza includere i tradizionali fantasmi, zucche o zombie. LG ha dimostrato la somiglianza con la realtà dei loro nuovi monitor.

La campagna “così vero è spaventoso” lega la promozione del loro nuovo schermo con la stagione di Halloween.

LG ha installato una griglia di monitor sul pavimento di un ascensore pubblico e poi registrando le reazioni delle persone, il panico dei loro volti alla sensazione di cadere nel vuoto.

4. PIZZA LITTLE CAESARS: Forbidden Pizza Website

Non mettere il tuo indirizzo in questa casella!

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Il ristorante della catena Pizza Little Caesars ha modificato il proprio sito web, impedendo ai clienti di digitare il proprio indirizzo per la consegna a domicilio.

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Il sito conduce i clienti più temerari su Google Maps, mostrando loro la casa – selezionata in precedenza – infestata dai fantasmi e spiriti. L’unico modo per sconfiggerli è visitare i Piccoli Caesars più vicini per un pizza-esorcismo.

5. TESCO: Spookermarket

Che Halloween sarebbe senza gli ads di Tesco? All’interno dei supermercati Tesco sono stati nascosti un paio di attori dietro gli scaffali, per spaventare i clienti.

Tesco ha introdotto un’esperienza di vita nella routine di acquisto,  esempio di guerrilla marketing. Non c’è bisogno di molto: solo alcuni volti dipinti nel posto giusto al momento giusto.

6. MINI: Dress-up for Halloween

Un prodotto giovane e innovativo come il MINI ha optato per un’azione senza sangue o mostri ma con uno sfondo umoristico.

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“EVEN YOUR CAR IS DRESSING UP AS SOMETHING HOT – Happy Halloween”.

E così il brand ha ricoperto i veicoli parcheggiati con un telo che ha reso qualsiasi Toyota, Fiat o Lexus una MINI in pochissimo tempo (almeno visivamente).

7. FORD: Spooky Halloween Car Wash Prank

Ford ha deciso di lanciare una sfida ai clienti che stavano testando una delle loro nuove automobili, attraverso il “prankvertising”, azioni che coinvolgono – in uno scherzo stile candid-camera – persone ignare di ciò che sta accadendo.

Ford ha selezionato 30 partecipanti, i quali sono stati invitati a partecipare ad un test drive filmato. Prima di azionare le telecamere però, sono stati indirizzati ad un vicino lavaggio auto per una pulizia rapida.

 

8. ATOMIC CANDY: The second scariest day this year

L’elezione presidenziale del 2016 è stata caratterizzata dai due dei candidati meno popolari della storia. Gli americani, pieni di timore sull’esito, indipendentemente dalle loro affermazioni politiche, hanno reso l’8 novembre il giorno più spaventoso del 2016.

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Il poster di Candy Atomic ha così combinato il consumo di caramelle, la magia di Halloween e il terrore per Trump, creando una vera e propria creatura mostruosa.

9. BACARDI: Dress to Be Free

Bacardi ha una visione unica di Halloween. Con la campagna “Dress to be Free”, celebra coloro che si vestono per essere loro stessi ogni giorno e coloro che si liberano attraverso il costume.

Lo slogan si basa sull’autenticità, sulla verità e sul piacere di far festa insieme, portando come esempio le ballerine del carnevale brasiliano e i ballerini sudafricani di Pantsula.

Dress To Be Free – Brazilian Carnival Dancers

Dress To Be Free – South African Pantsulas

 

10. VOLVO: Be Scary, Be Safe

Volvo ha inventato “LifePaint”, una sostanza invisibile e spruzzata, per sottolineare il pericolo del ciclismo notturno. E quale miglior momento di lancio se non durante la notte più spaventosa dell’anno?

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Volvo U.K. ha organizzato l’iniziativa “Be Scary, Be Safe” per assicurare che i bambini siano visibili al buio usando lo spray di sicurezza riflettente.

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DRAWJOB: illustrazioni ed eros

FUORI DALFUNNEL @ TORINO GRAPHIC DAYS

di Federica Ramires – @dindondaun

Drawjob è una mostra.

Drawjob è ironia sui tabù.

Drawjob è frutto di 22 illustratori, 6 scrittrici, 2 esperti e 1 film.

Drawjob è comizio d’amore e racconto erotico.

Alla seconda edizione dei Torino Graphic Days ce n’era davvero per tutti i gusti. E infatti, anche un’esposizione interamente dedicata al mondo dell’eros ha trovato uno spazio al suo interno. E il suo spazio l’ha trovato all’interno di una stanza a luci rosse che faceva perfettamente pendant con il tema della mostra.

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La mostra Drawjob nello spazio allestito ai Torino Graphic Days.

Drawjob è un gioco di parole, che unisce con leggerezza e irriverenza due mondi molto distanti fra loro: con draw, disegnare, il mondo delle illustrazioni e con blowjob, la pratica del fellatio, il mondo dell’eros e dell’erotismo. Il progetto è nato da un’idea di Chiara Fedele, Gianluca Folì, Riccardo Guasco e Francesco Poroli e ha coinvolto progressivamente scrittori, illustratori, psichiatri e sessuologi per dare vita ad una vera e propria esibizione che è stata presentata in più occasioni durante l’anno.

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Il poster della mostra.

Una parola che rappresenta una pratica sessuale è stata assegnata a ciascun illustratore, che ha dovuto disegnarla senza mai raffigurare esplicitamente l’atto sessuale. Double Treath, Gang Bang, Bondage e altre 17 categorie accompagnate dalle descrizioni di 6 autrici, che hanno dato voce con la stessa provocazione e leggerezza alle immagini a cui si riferiscono.

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Tre delle illustrazioni della mostra: Asian, Doublep e Cowgirl.

Storie di #Instameet con IGERSITALIA

INSTAMEETdi Giulia Martinengo

Cinque mesi fa entravo a far parte dell’associazione Igersitalia, che rappresenta la fusione perfetta tra fotografia, social network e gite fuori porta alla scoperta delle bellezze del territorio italiano. Tutto ciò che più amo racchiuso in un’unica grande community che, attraverso il Visual storytelling, Challange e Meeting fotografici, racconta e promuove il patrimonio unico ed inimitabile che contraddistingue il nostro Bel Paese.

Sono entrata a far parte della community in qualità di Local Manager di IgersAsti con due ruoli principali: repostare fotografie che ritraggono il territorio astigiano e organizzare periodicamente gli #Instameet, ovvero appuntamenti che ruotano intorno ad un determinato tema o passeggiate fotografiche, che nascono con l’obiettivo di raccontare un aspetto particolare del proprio territorio e di conoscere personalmente gli altri Local e chiunque sia interessato alla nostra attività. Spesso l’organizzazione degli
#Instameet richiede tanto impegno e pazienza (ma si dice Igers o Aigers? Ma chi siete? Da dove venite? Dove andate?), ma non c’è soddisfazione più grande nel vedere i partecipanti soddisfatti per il lavoro svolto e nell’ammirare successivamente su Instagram le meravigliose fotografie scattate durante la giornata.

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Grazie al ruolo di Local Manager, ho imparato a conoscere un po’ di più la mia città che ho sempre trascurato perché, si sa, l’erba del vicino è sempre più bella, no? E così gli #Instameet sono stata l’occasione irripetibile per immedesimarmi nel ruolo di un semplice partecipante anziché dell’organizzatore, ammirandola con gli occhi del turista e non di chi ci vive da sempre. L’associazione IgersItalia mi ha permesso di scoprire intimamente la mia città e nuovi affascinanti territori a due passi da casa, e di
stringere amicizia con persone che condividono le mie stesse passioni.

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Il primo #Instameet italiano è stato organizzato a Modena nel 2011 e, da allora, se ne sono susseguiti molteplici in tutta Italia, vantando ciascuno dai 30 ai 50 iscritti, segnale che la combinazione fotografia, social network e territorio è assolutamente vincente. L’ultimo evento Igers al quale ho partecipato è stato organizzato da IgersVerbaniaIgersTorino alla scoperta di Stresa e delle Isole Borromee. Mettete una cornice montuosa che si specchia nelle acque del lago che cullano le Isole Borromee, dei verdeggianti percorsi naturalistici e dei lussuosi hotel in stile liberty, ingredienti perfetti per trascorrere una piacevole giornata in una delle mete più gettonate del Lago Maggiore. Il programma prevedeva la visita al Palazzo Borromeo dell’Isola Bella e al parco di Villa Pallavicino, e poi ci sarebbero ancora la vicina Villa Taranto, le
altre magnifiche Isole, le cittadine di Intra e Cannero, e, perché no, la Svizzera, raggiungibile in soli 40 minuti di battello o in un’ora di auto. Ma questa è tutta un’altra storia, e chissà che i nostri amici Igers non organizzino un’altra splendida giornata come questa da trascorrere in compagnia! E voi, non siete ancora
iscritti all’associazione?

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Sono Giulia, una sognatrice coi piedi per terra, emotiva e razionale, testarda e accondiscendente, sensibile e diversamente romantica, introversa e vivace. In una parola sola, contraddittoria. Sono tante personalità insieme, ma tutte unite da un’unica passione, viaggiare. Sono curiosa, mi meraviglio dinanzi a qualsiasi cosa, ed è da qui che nasce The Sense of Wonder il mio blog . 

 

 

Tutto quello che ho imparato a Torino Graphic Days

FUORI DALFUNNEL @ TORINO GRAPHIC DAYS-2

di _giuliacrocs

Si è conclusa questo weekend la seconda edizione di Torino Graphic Days, il festival internazionale della creatività, della comunicazione visiva e della sperimentazione grafica. In questi quattro giorni di workshop, conferenze, esposizioni, performance e mostra-mercato abbiamo preso parte al racconto passato e presente del graphic design.

Date un’occhiata a cosa ho scoperto.

  1. La grafica è una forma di comunicazione universale?

La grafica utilizza un sistema di simboli universali, che permettono di essere compresi da chiunque a prescindere dalla lingua o dalla collocazione geografica.  

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Torino Graphic Days ci ha offerto uno sguardo sul mondo e sulle diverse culture attraverso l’arte della stampa artigianale.

  1. Posso avere una mappa?

L’ho sentito domandare da diversi visitatori: “c’è una mappa?”

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Le mappe consentono di orientarsi, aiutano a trovare la destinazione e danno indicazioni circa i luoghi e le storie del territorio. Ecco che la mostra Unconventional Mapping pone uno spunto di riflessione sull’evoluzione del concetto di mappa, presentando oltre 30 mappe illustrate. Lo scopo è quello di introdurre un nuovo sistema di narrazione visiva personale.

  1. Tutto molto interessante, ma cosa me ne faccio?

Il packaging, spesso accusato di essere responsabile di inquinamento e di impatto ambientale negativo, per l’Osservatorio dell’Eco Packaging è invece un prodotto di design carico di valori e funzioni, oggi molto attento anche alle questioni di sostenibilità.

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Il progetto Nudi o Vestiti? ha infatti lo scopo di promuovere una lettura critica del packaging dal punto di vista comunicativo e funzionale.

  1. La grafica è volgare?

Evidentemente non avete ancora conosciuto Drawjob, che ha intrapreso un dialogo artistico sull’eros e sul mondo erotico, senza inciampare nel volgare, tralasciando l’esplicito dell’atto sessuale.

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22 illustrazioni diversissime ed eterogenee tra loro, accompagnate dalle parole di 6 autrici, coordinate dalla testimonianza di 2 esperti.

  1. Chi ha disegnato il logo della lana?

Franco Grignani nel disegnare il logo di Pura Lana Vergina ha saputo unire ritmo, tensione, vibrazione e armonia matematica. Partendo da una rigorosa composizione di elementi – fatta di linee pulite, unite a  distorsioni e alterazioni – ha dato vita a un’identità dinamica, portando l’attenzione oltre i limiti dell’opera stessa.

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  1. Barcellona è solo la casa di Gaudì?

Barcellona, città multiculturale ma allo stesso tempo legata alle proprie tradizioni, è uno dei poli in cui la comunicazione visiva viene utilizzata come strumento sociale.

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Eyes on Barcelona rappresenta i valori della città catalana attraverso i lavori di dodici studi, seguendo approcci diversi.

  1. Cosa si intende per il brand identity?

Roberto Bagatti, attraverso il restyling del logo Rai, ci ha spiegato come l’identità –  insieme degli aspetti e degli elementi grafico/comunicativi – determina la percezione e la reputazione di un marchio da parte del suo pubblico.

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Ridefinendo i brand che compongono l’universo Rai, ha creato una identità visiva per ciascun canale a partire dal quadrato, eliminando però il logo in sovrimpressione.

  1. “Mai giudicare un libro dalla copertina”: sicuri?

Allora non siete mai stati a Torino Graphic Days.

I libri si toccano, si divorano, si vivono. Le copertine, di conseguenza, incidono sulla comunicazione culturale e visiva, contribuiscono  a definire la contemporaneità, oltre che a essere un semplice strumento commerciale.

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I volumi selezionati mostrano da un lato innovazione grafica e dall’altra tradizionale eleganza delle loro copertine.

  1. I dettagli possono fare la differenza?

L’obiettivo della mostra Il valore della grafica è quello di svelare e rendere percepibili, attraverso le fotografie realizzate al microscopio, alcuni elementi di banconote, quali la trama sottile e i colori precisi, in modo da attribuire valore simbolico e artistico al progetto.

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La mostra ci insegna quindi a guardare con occhio critico e attento, ci insegna a  notare particolari che prima non si vedevano, e che fanno apprezzare la completezza e la complessità del lavoro.

  1. Posso andare a Torino Graphic Days anche se non studio grafica?

Assolutamente si!

Girovagando per Toolbox, mi sono imbattuta in grafici innovativi, giovani curiosi, studenti intraprendenti, fidanzati obbligati, famiglie in gita e stranieri forse un po’ troppo timidi per rispondere a qualche domanda (se non dopo una birra e una patata ripiena).

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C’è chi è venuto da Milano solo per scoprire i vincitori di Posterheroes, c’è  chi è stato trascinato di forza ma ne è uscito contento, c’è chi è inciampato nella sala buia del porno e come Cristoforo Colombo ha scoperto il nuovo mondo, c’è chi pensava di guardare e basta e alla fine ha portato a casa borse di acquisti, c’è chi non ha fatto altro che spostare tavoli, dipingere pareti, scrivere tesi o instagrammare ovunque ed il minimo che si possa fare è ringraziare e offrire loro una birra.

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Se ve lo siete persi anche quest’anno, o se siete venuti ma non ne avete ancora abbastanza, continuate a seguirci, nei prossimi giorni dedicheremo un po’ di spazio al racconto di questa seconda edizione dell’evento.

Maurizio Cattelan & Instagram: opere d’arte 3.0

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di Irene Marchesano

Behind every cloud there is an other cloud. Inizia così la storia di questa post. Concedete l’errore (an other, anziché another o forse andava bene così) dopotutto si tratta di Maurizio Cattelan. Chi?! Quello che ha fatto una statua a piazza Affari a Milano con una mano priva di tutte le dita ad eccezione del medio, quello che ha appeso un cavallo al soffitto o peggio ritratto Papa Giovanni Paolo II colpito da un meteorite.

Cosa c’entra tutto questo? Da qualche mese ha aperto un canale Instagram, ma l’uso che ne fa è del tutto particolare. Non smette mai di stupire e anche in ambito social reinventa l’uso che se ne può fare, se così si può dire. Avete presente le stories? Durano 24h. Tuttavia, per Maurizione Cattelan anche la gallery sarà una NON gallery. Nel senso che ogni uno/due giorni posta un’immagine con un messaggio e poi la cancella. E noi poveri illusi che ci sbattiamo a farsì che il nostro profilo sia bello: qui i post non ci sono, o meglio vengono sostituiti da altro. Sarà l’ennesima provocazione, una trovata commerciale o un modo per comunicare qualcosa?

Ecco alcuni esempi:

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Possiamo parlare di opere d’arte?

A quanto pare sì. Si chiama “The Single Post Instagram” e dalle dichiarazioni lasciate da Cattelan, la condivisione di foto attraverso il social sarebbe da intendersi come progetto artistico, dove a contare sono il tempismo e l’attenzione: in un momento c’è, un secondo dopo tutto è già cambiato.

Nel copy delle foto non viene spiegato nulla, ma come al solito ognuno di noi deve trovare un suo significato (che poi non è detto ci sia). A volte penso che lui stesso si prenda gioco di chi lo venera o lo consideri come “artista”. Perché ormai potrebbe venderti la qualunque e ognuno scambierebbe quella cosa come “opera d’arte”. La sopra citata statua di papa Wojtyla colpito da un meteorite nota come “La nona ora” è stata acquistata per 2, 7 milioni di dollari a New York. E che ne pensate del gabinetto rivestito d’oro (e perfettamente funzionante) al quarto piano del Guggenheim?

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Ritornando al profilo Instagram, chi si osa a commentare –  e sono in molti – risponde sempre con un like. Lui però non segue nessuno. Poi come è successo a me, spande le sue sentenze anche negli account altrui e commenta una tua foto.

Così è nato questo post, così ho pensato che l’arte ai tempi di Internet e dei social si fa intangibile, effimera ed evanescente. E noi dove ci collochiamo in tutto questo?

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Behind every cloud there is an other cloud – Maurizio Cattelan commenta

Dall’idea al progetto: il workshop che fa per te

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di Carlo Boccazzi Varotto e Marco Riva

Pensi di aver avuto un colpo di genio che cambierà il futuro ma non da dove cominciare? Ci pensiamo noi!

Le Pépinière d’entreprises della Valle d’Aosta, incubatori di start-up innovative, organizzano il workshop Creative Communities per aiutare i giovani talentuosi a trasformare progetti innovativi in impresa.

Lunedì 9 ottobre 2017 il nostro team offre un mini-percorso di formazione, mentoring e consulenza gratuito. L’evento è organizzato in occasione della pubblicazione del Premio Espace Innovation promosso dalla Regione Autonoma Valle d’Aosta con il contributo di CVA s.p.a., Finaosta s.p.a., Associazione Forte di Bard, STMicroelectronics s.r.l. e Engineering D.HUB s.p.a.

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L’obiettivo è di promuovere lo spirito imprenditoriale e sostenere la creazione di start-up e di spin off di imprese esistenti.

 

Il workshop sarà strutturato in un primo momento da un laboratorio di “Idea generation a cura di Carlo Boccazzi Varotto, Incubation Manager delle Pépinières d’entreprises. A seguire verrà affrontato il tema dello sviluppo di un progetto attraverso l’intervento dal titolo “Dall’idea al progetto” a cura di Marco Riva, Scouting Specialist degli incubatori valdostani.

Infine verrà presentata la modulistica per poter partecipare al Premio Espace Innovation. Le domande potranno essere presentate entro le ore 12:00 del 16 ottobre p.v.

In particolare ai primi cinque in graduatoria verrà offerto un premio di 5.000 euro per la parziale copertura delle spese di realizzazione del progetto.

I primi otto in graduatoria potranno partecipare gratuitamente al programma di pre-incubazione offerto dalle Pépinières, usufruendo di uno spazio di co-working e servizi di tutoraggio per sei mesi, inoltre saranno affidati ad un mentor che avrà il compito di seguire il neo imprenditore nello sviluppo del progetto con un programma personalizzato per sei mesi.

I partecipanti al workshop avranno quindi la possibilità di presentare le proprie idee ad un team di esperti dell’incubatore e potranno apprendere in poco tempo come sviluppare un’idea innovativa in un progetto.

Chi Siamo?

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERAMarco Riva: Innovation Manager di Open Incet e responsabile degli incubatori di impresa di Aosta e Pont-Saint-Martin per Fondazione Giacomo Brodolini e collaboro con la Regione Piemonte come esperto di innovazione sociale. Ho diretto attività di ricerca e sviluppo in diversi campi: dall’ innovazione sociale, all’analisi e valutazione di politiche pubbliche.

Carlo BOCCAZZI VAROTTOCarlo Boccazzi Varotto: Incubation Manager delle Pépinières d’entreprises della Valle d’Aosta, consulente e attivista nel coinvolgimento delle comunità creative e tecnologiche per lo sviluppo del territorio. Dal 2008 studio soluzioni innovative per migliorare il benessere di persone con disabilità, anziani e bambini.

Visual Storyteller ovvero come ti racconto una storia con le immagini

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Raccontare storie è un’arte. Riuscire a farlo nei modi più disparati è genialità.

Un tempo tutte le favole iniziavano con “c’era una volta”, ma domenica ci hanno raccontato cosa c’è oggi e cosa si sta evolvendo. I racconti oggi possono essere fatti di parole, ma anche di foto, sono passioni che si trasformano in progetti condivisi da migliaia di persone provenienti da tutto il mondo che sognano con noi. Proprio di questo si è parlato durante l’evento Visual Storyteller #InTheCity: Torino Graphic Days è digital, organizzato da Torino Graphic Days al Campus San Paolo.

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Silvia Virgillo, fondatrice della pagina Lettering da Torino grazie ai suoi studi di design racconta la storia delle città attraverso le insegne storiche. Grazie anche ad altri collaboratori da tutta Italia è riuscita a creare una rete che vanta ben 12 community, una per ogni città: TORINO MILANO GENOVA MATERA VENEZIA ROMA FAENZA JESI TRIESTE LECCE MODENA PARMA. Il loro è un lavoro minuzioso, sembrerebbero dei veri e propri custodi del lettering: digitalizzano tutti i caratteri delle insegne che spesso vengono sostituite con cartelli moderni perdendo le tipografie storiche.

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Ester Liquori di Yamgu, la guida viaggi digitale per rimanere sempre aggiornati sugli eventi della città. Viaggiare è sempre stata la sua passione ed ha deciso di raccontarli non con un semplice blog, ma con un’applicazione che aiuti tutti i backpackers a trovare la strada giusta.

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Stefania Soma AKA Petunia OllisterC’era una volta un topo da biblioteca che lavorava nella conservazione di beni fotografici. Il topolino però dovette lasciare i suoi scaffali impolverati e mentre vagava alla ricerca di una nuova occupazione scoprì Facebook e cambiò nome in Petunia Ollister. Così, mentre un giorno faceva colazione leggendo un libro, notò che la tazza aveva lo stesso colore della copertina. Decise di scattare una foto, poi un’altra e un’altra ancora facendolo diventare un  appuntamento #bookbreakfast per 22 mila persone che si ritrovano a discutere con lei di libri, di cibo e di caffè.

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Igers Torino, rappresentati da Dominique Bisanti ci hanno raccontato di quanto sia importante creare dei momenti di incontro con i ragazzi che seguono la pagina. Qual è la prima cosa che fate quando sapete che visiterete una nuova città? Io sempre più spesso uso Instagram anche per fare questo tipo di ricerche. La community degli Igers ormai è presente in tutto il mondo e rende sempre più facile viaggiare virtualmente in città lontane.

RoundAbout possiamo quasi definirli come degli agenti letterari: leggono una storia, trovano lo scrittore e lo aiutano a valorizzare la sua opera nel modo migliore. In realtà si occupano di influencer marketing, aiutano i micro influencer, quelli che operano sul territorio a dare un valore ai loro contenuti e un’azienda che sia interessata.

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Pixide si presenta come il competitor di Instagram. Non siete stufi di cadere nel dimenticatoio della bacheca principale di Instagram? Loro vi danno un motivo in più per caricare i vostri contenuti sulla loro piattaforma: contest tematici che mettono in competizione due foto in modo tale che vinca davvero il migliore!

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da @torinographicdays

 

Foto copertina di Giacomo Sandolo.