SOCIAL REPUTATION: Taylor Swift ci insegna come sconfiggere gli haters con le emoji

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di Elisabetta Molli – @mollibet

Ieri è stato presentato in anteprima mondiale il video di Taylor Swift. No non sono una sua fan, ma credo che anche i muri sappiano di cosa sto parlando (in caso contrario trovate qui il video).

Partiamo dalla fine (del video).

“I’m sorry, the old Taylor can’t come to the phone right now.”
“Why?”

giphy-downsized.gifSì, la vecchia Taylor è morta anche sui suoi social.

Dopo aver cancellato tutti i suoi post da Instagram e Facebook (chissà quanto ci hanno messo!) Taylor è tornata, a pochi giorni dal lancio del suo nuovo singolo, con piccoli indizi fino a rivelare il suo nuovissimo look ribelle tutto ricci e serpenti!

Lo storytelling questa volta ha funzionato: dal 21 Agosto un serpente ha iniziato a strisciare su tutte le sue piattaforme ed incuriosire i fan e probabilmente ancora di più i suoi haters, dal momento che non è un animale che rispecchia l’animo dolce della ormai “vecchia” Taylor.

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Anche il marketing discografico è decisamente cambiato ed utilizza i social per stupire e fare scandalo. Avete capito bene, litigare. Sono ormai famosi e alla portata di tutti i “bad blood” della regina della musica country scatenati a colpi di tweet con Katy Perry, Kim Kardashan, Kanye West e tanti altri. Ma Taylor non risparmia nessuno. Nel suo nuovo video fa riferimento a molti di loro cantando Look What You Make Me Do, qui trovate tutti i particolari nascosti.

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Ma non finisce qui. Il serpente, simbolo della vendetta servita più che fredda, ha iniziato ad invadere i social perché gli Swifties hanno aiutato la loro beniamina a vendicarsi guardate cos’è successo alla bacheca di Kim Kardashian!

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Cosa impariamo da tutto questo?

Solo una cosa: si può bloccare l’uso delle emoji dai commenti di Instagram. Questo è stato l’unico modo per Kim di sfuggire ai velenosi commenti dei fan di Taylor. Purtroppo però non è bastato, sono comparse delle emoji con draghi che sicuramente ricordano il serpentello.

Che dite, il suo piano a colpi di social ha davvero funzionato?

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Nel deserto del Sarahah

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di Irene Marchesano – Se fosse una canzone sarebbe il tormentone dell’estate: entra nel vostro news feed di Facebook e non vi lascia più. Lanciata sul mercato americano lo scorso 13 giugno, l’app di messaggistica Sarahah diventa la più scaricata negli official store il giorno di Ferragosto.

Nasce con l’idea di dare ai dipendenti delle aziende la possibilità di fornire feedback alla stessa in tutto anonimato, ma come in ogni deserto la tempesta è pronta a scatenarsi. Infatti, dopo il successo di Ask.fm, Sarahah diventa il nuovo modo per vedere se stiamo sulle scatole a qualcuno. E attenzione: non possiamo rispondere, ma solo mettere like se ciò che è stato detto ci piace!

Perché di questa tempesta?

L’app è diventata molto virale fra amici e conoscenti e ancor più fra gli adolescenti. Il problema è vecchio come la notte dei tempi, sì quelli di Internet: rispetto della privacy, cyberbullismo e incita all’odio di coloro che si nascondono nell’anonimato. Il fondatore Zain al-Abidin Tawfiq ha dichiarato l’esistenza di filtri per parole che possono essere offensive oppure la possibilità di bloccare messaggi e l’opzione di selezionare il proprio pubblico a cui lanciare tali messaggi. Forse basterà? Lo staremo a vedere!

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Che cosa dobbiamo sapere

  1. Sarahah in arabo significa “sincerità” o “schiettezza”. In un certo senso, il nome è appropriato!
  2. Ha milioni di users online. Tuttavia, il suo successo era così inaspettato, anche dai suoi ideatori: negli store descrizioni poco chiare sul servizio e la maggior parte resta ancora non tradotta dall’arabo.
  3. Funziona attorno al proprio indirizzo, tipo username.sarahah.com. Chi si registra, deve ricondividerlo sui social: solo così si può entrate in contatto. In pratica è come se diceste ad amici e conoscenti crocifiggetemi. Beh forse ho un po’ esagerato…
  4. Sarahah è il nuovo tormentone dell’estate? Forse come Pokemon GO aspettiamo anche qui lo scirocco della fine dell’estate. Quello che allora doveva sembrare il nuovo modo di videogiocare in mobilità, il forte entusiasmo si è subito affievolito. Probabilmente ritorneremo presto tutti su Facebook a disquisire se l’abito era nero, bianco o birulò.

Avete usato Sarahah? Noi vi lasciamo con qualche perla di FM Visual Design per farci (ancora) due risate sotto l’ombrellone.

LE DIECI COSE CHE HO IMPARATO Dai social di GIANNI MORANDI

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di @mollibet

Non è un segreto ormai che Gianni Morandi sia un esperto di social, nonostante le voci su un presunto social media manager lui ha sempre ammesso che non se ne occupi da solo, ma si faccia aiutare dalla sua famiglia, non a caso le foto sono di Anna, sua moglie.

Ma come fa un uomo, pure di una certa età, con una vita così impegnata, a pubblicare sempre qualcosa di divertente e soprattutto rispondere a tutti i suoi follower?

Così per curiosità ho iniziato a seguire i suoi profili ed ho imparato molto più di quanto mi sarei aspettata.

  1. Mai spendere troppo tempo sui social, a lui basta mezz’ora per pubblicare e rispondere a tutti quindi piuttosto che passare la giornata al pc FATTI MANDARE DALLA MAMMA A PRENDERE IL LATTE.
  2. Postare in continuazione foto con fit tea o altri intrugli miracolosi non vi farà diventare un influencer perché solo UNO SU MILLE CE LA FA, magnatevelo sto piatto va!
  3. Quest’estate si vedono solo fenicotteri e ananas (se non lo sapete sono maschili), ma se non volete essere mainstream condividete BANANE E LAMPONE.
  4. Dopo un commento maligno SCENDE LA PIOGGIA, può crollarti anche il mondo addosso, ma la vita appartiene solo a te quindi rispondi e abbraccialo!
  5. Non si va mai mai e ripeto mai a fare la spesa di domenica, nemmeno per comprare le mele della pubblicità in cui cantano BELINDA.
  6. Le dediche amorose non si fanno su Facebook o Instagram, fate gli uomini e dite alle vostre fidanzate RITORNERO’ IN GINOCCHIO DA TE una foto in più o in meno non cambia niente fatevi dare un bacio e non fotografatelo, per favore.
  7. I grammarnazi esistono e sono davvero molesti a volte, ma rispondergli è semplice basta dire NON SON DEGNO DI TE e modificare il copy.
  8. ANDAVO A CENTO ALL’ORA e mai fatto stories: non si usa il telefono mentre si guida, per nessuna ragione!
  9. Frequentare i social ha anche un lato positivo: mantiene giovani, si imparano anche un sacco di neologismi come MI FA VOLARE. Attenzione però, c’è il rischio che vi facciano cantare una canzone con questo testo per tutta l’estate.
  10. Non mi rimane che dire GRAZIE PERCHE’ nonostante i tuoi 73 anni continui a farci ridere in modo sano proprio come facevi ai tempi di mia nonna.

Guardate il video di Gazebo se volete ridere ancora un po’!

 

Alla conquista dell’accessibilità

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di Alice Petroni

Per chi si fosse fatto l’idea che il #webmarketingfestival sia un evento solo per smanettoni e pc-dipendenti che trascorrono le loro giornate incollati allo schermo si è sbagliato alla grande. Il WMF, arrivato alla sua quinta edizione, è un evento di digital e social innovation indirizzato ad aziende, agenzie, startup, giornalisti e free lance, associazioni non governative, studenti, blogger, ma anche più semplicemente appassionati di queste tematiche e che per pura cultura personale vogliono integrare il loro bagaglio culturale.
Il fattore che, a mio parere, ha dato un valore aggiunto a tutto l’evento, è stato il connubio con i temi sociologici ed etici di fortissima attualità e società presentati da esponenti dei settori con il supporto di numerosi ospiti che hanno portato sul palco della plenaria le loro testimonianze ed esperienze di vita.

SIAMO DAVVERO TUTTI DIGITALIZZATI?
Quante volte abbiamo sentito frasi del tipo: “Voi giovani siete tutti digital..” “Oramai si fa tutto attraverso il computer..” Bene, è vero, trascorriamo la maggior parte della nostra giornata, sia per motivi di lavoro che per svago, incollati al nostro caro amico cellulare, connessi ad un social network, sul sito della nostra testata di fiducia o a cercare su groupon delle offerte per la prossima vacanza o per la cenetta romantica.. ad ogni modo effettuiamo la maggior parte delle nostre azioni su uno smartphone, del quale tutti, o quasi, disponiamo. Ma abbiamo mai ragionato sul fatto che non tutte le persone hanno le stesse possibilità fisiche? Abbiamo mai provato a bendarci per un giorno gli occhi per provare a vivere da non vedenti?

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Se ci si ferma un attimo a riflettere ci si accorge che per la maggior parte di noi il telefono si potrebbe prendere e chiudere nel cassetto perché, se non si dispone di un apparecchio Apple, non riusciremmo a scorrere la home di Facebook, ma anche più semplicemente non riusciremmo a navigare in rete.
In sala plenaria è stato portato all’attenzione di tutti i presenti il tema dell’accessibilità digitale.
Proprio nel 2004, in Italia è stata emanata una legge sull’accessibilità: L. 4/2004 la quale fissava i principi base con regole attuative, modificabili poi in futuro.

100 PASSI PER L’UNIVERSALITÀ
Quello che deve emergere è la consapevolezza, consapevolezza di fronte al problema. Si deve necessariamente tenere conto dell’accessibilità, è un processo che deve partire fin dall’avvio, dalla prima fase di ideazione e progettazione e i primi a dover attuare questa rivoluzione sono i programmatori o ideatori di strumenti digitali. Ma in quali termini? Si intende fornire tutti i tipi di strumenti utili e adatti a qualsiasi tipo di persona per poter accedere alla rete e alle tecnologie.
Se per noi è una comodità in più nella quotidianità, per loro è fonte di libertà e autonomia per la gestione anche delle piccole cose per cui è necessario iniziare a #pensareaccessibile.
La semplice integrazione degli strumenti è la soluzione! La produzione e la fruizione devono essere uguali per tutti, universali, perché l’accessibilità è un diritto di cui tutti dobbiamo usufruire senza discriminazioni di nessun genere.

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E per concludere come non prendere spunto da una #lezionedivita come quella di Ivan Dalia, un ragazzo di trent’anni il pianista artista capace di prendersi in giro… perché la sua esperienza è stata inserita all’interno della tematica dell’accessibilità? Egli è un non vedente, anzi no, lui preferisce utilizzare il termine cieco, perché nel linguaggio comune non si utilizza la frase: “ L’amore non vedente”.

Ivan, grazie ad Osara (Open Source Accessibility for the Reaper Application)un programma open source che registra mini audio musicali, elaborato da un australiano non vedente è riuscito a scrivere musica utilizzando il pc. Il tema dell’accessibilità può esser riportato a tutti gli ambiti.
Quindi: “Perché andare piano quando si può andare forte?”

 

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CHI SONO?
Alice Petroni, 23 anni, laureata in Scienze della Comunicazione e attualmente studentessa di Comunicazione pubblica e politica a Torino. Ballerina (si fa per dire) per passione, instancabile e sempre in movimento.
Droga quotidiana preferita: abbondante dose di social network, in particolare Instagram e Facebook!

 

 

 

WMF Summer School 2017: resoconto semiserio di un’esperienza d’istruzione (distruzione?) nel profondo e “piccante” SUD

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di Andrea Capurso – Immaginate un residence sul mare, che illumina la cosa ionica calabrese, “Il Faro” appunto. Aggiungeteci una cinquantina di persone indicativamente tra i 20 e i 50 anni, tutte interessate al mondo del web marketing (chi più chi meno), ma anche all’alcool (avete mai sentito parlare di SCIRUBETTA?) e amalgamate il tutto con l’ingrediente segreto, lo staff del Web Marketing Festival. Risultato? La prima Summer School targata WMF.

Ma partiamo dall’inizio, dalla location. Da pugliese mai avrei pensato che raggiungere Monasterace marina (paese in cui è ubicato il residence) in auto sarebbe stato più lungo che raggiungere la Capitale. Eppure sono state circa 5 ore di tragitto, in compagnia di Stefano il “Dj lucano”, raccattato a metà strada. 5 ore di musica no stop, messa in pausa solo per la breve tappa di Lamezia Terme, dove abbiamo guadagnato la compagnia in macchina di Paolo, che con le sue storie di guerra e i suoi spoiler su serie tv (conoscete “The Undred”?) a reso la colonna sonora un sottofondo. Ma il vero imprinting su ciò che mi sarebbe aspettato la settimana a seguire lo abbiamo avuto alla stazione di Lamezia. Una vecchia signora, a metà tra uno sciamano e una strega, probabilmente con una specie di macumba e uno sguardo truce, ci ha gentilmente “mandato a fare un bagno” gratis, perché il suo taciturno lasciapassare sarebbe stato a pagamento.

Ma in confronto all’esodo di chi ha viaggiato in bus o in treno, con città di partenza ben più a nord di Bari, la mia è stata una passeggiata.

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La location della Summer School

Il primo giorno è passato tra la presentazione dei corsi e la conoscenza dei vari partecipanti. Già si respirava un’aria familiare, distesa. La serata è trascorsa veloce, la stanchezza dei viaggi si è fatta sentire un po’ per tutti e quindi…alla mezza tutti a letto.

La domenica mattina sono iniziate le lezioni. Dense e intense, tutti i relatori sono sempre stati molto professionali e attenti al livello medio del gruppo, si sono sempre preoccupati che una percentuale di quello che stavano trasmettendo venisse effettivamente assimilata. Ad ospitarci il Museo Archeologico dell’antica Kaulon (ebbene si, il nostro “teatro” mattutino era un ex colonia achea) e il suo staff, che è riuscito, insieme al gruppo WMF, a resistere all’onda d’urto di un’orda di zombie assetati di caffè (noi ovviamente).

Parentesi seria: il programma formativo

Parentesi seria: il programma formativo della settimana ha previsto lezioni teoriche mattutine che hanno spaziato da materie quali web marketing e digitial strategies alla SEO, da Google AdWords all’Analytics, con l’aggiunta di un pizzico di Social Network e Content. I professori d’eccezione sono stati: Giorgio Taverniti, Marco Quadrella, Gabriele Benedetti e Filippo Trocca. Questi ultimi sono stati capaci di mixare l’autorevolezza propria del ruolo ricoperto alla giovialità di chi sa che sei lì per imparare, ma anche per rilassarti al sole. La loro disponibilità si è estesa ben oltre l’orario di lezione, con conversazioni e consigli che spaziavano dall’ambito digitale alla vita “offline”, sempre con il sorriso, trasformando il rapporto professore-studente in momenti di vera amicizia.

Subito dopo pranzo iniziava il momento workshop, in cui giornalmente venivano applicate le nozioni da poco apprese a casi reali. Siamo stati divisi in gruppi sulla base dell’interesse mostrato per i vari progetti da noi stessi proposti, destreggiandoci tra un strategia di keywords a una campagna Adwords. Tantissimi sono stati i momenti di brainstorming, tanti sono stati anche i diverbi, tante le risate e le idee folli, che hanno tramutato il tutto in vere e proprie occasioni di team building.

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A movimentare il laboratorio pomeridiano una gara tra i team indetta da capitan Cosmano (con tanto di bandana verde fluo), che ha messo in palio la partecipazione gratuita alla Summer School 2018 per gli ideatori del progetto più convincente. A spuntarla il gruppo delle “stampani abbestia” (cit.) con un intero piano legato al business delle stampanti a noleggio.

Se dovessi scattare un’istantanea rappresentativa della giornata tipo sarebbe la netta distinzione tra la “serietà informale” che i nostri prof avevano durante le attività d’aula e il dopo. Quasi immancabile l’aperitivo alcolico di scirubetta, che apriva le danze a serate che di ordinario hanno avuto ben poco.

Approfondimento: Ma cos’è questa diavolo di sciurbetta?

E’ due dita di vodka liscia con base di granita di limone ghiacciata. Un toccasana per il caldo calabrese, ti rinfresca, ti disseta e ti mette di buonumore senza accorgertene.

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La scirubetta

Alle 22, ogni sera, scattava l’ora X. Le cene collettive con prodotti made in Calabria accompagnavano momenti in cui tutti, ma proprio tutti, si lasciavano trasportare dai “fumi dell’alcool” e a quel punto scomparivano completamente le già flebili differenze d’età e ruoli, lasciando spazio a deliranti karaoke su basi metal, sfide improbabili di break dance, racconti di vita intorno al falò, che ci “costringevano” ad attendere l’alba.

 

E dopo 4 ore di sonno…si odiava la sveglia e tutto ripartiva. E così fino al sabato della ripartenza, dove a malincuore ci siamo dati tutti l’arrivederci, perché questa esperienza, oltre a formarci e stimolarci professionalmente, ha creato legami che sicuramente rimarranno saldi nel tempo.

 

 

Questa è stata la prima edizione della WMF Summer School: un mezzo per conoscere e perfezionarsi, ma anche strumento per crescere e “vivere”.

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Chi sono? Andrea Capurso. Nato nel 1992 nell’entroterra barese, laureato in qualcosa che ha a che fare con il marketing e la comunicazione (dicono che sia creativo) . Sono ascoltatore assiduo di radio e cd, saltatore “seriale” a concerti, “inquilino” dei cinema più vicini e critico “da cameretta” della TV.

Digital journalism, in che senso?

 

 

fuori dal funnel

di Michela Borgis – Digital Journalism. Due parole (rigorosamente in inglese che, si sa, fa sempre figo!) dietro le quali si apre un mondo intero.

Con l’avvento del digitale, il giornalismo, come tante altre professioni, ha dovuto adattarsi e modificarsi per riuscire a tenere il passo con la variegata e sempre in movimento realtà virtuale.

Ormai essere una ‘buona penna’ non basta più. Non fraintendiamo, saper usare correttamente un congiuntivo rimane e rimarrà sempre un must have per ogni giornalista che si rispetti. Ma per svolgere bene il proprio lavoro serve anche altro.

Dalle verifica di notizie (in modo da evitare d’incappare nelle sempre più diffuse fake news) all’uso dei Social Network (Twitter su tutti), fino al brand journalism e ai diversi strumenti da utilizzare per aumentare il traffico su un sito e guadagnare anche con i contenuti online.

Insomma, chi più ne ha più ne metta. E al Web Marketing Festival sembrano avere le idee molto chiare sulle strade che si aprono davanti al nuovo giornalismo digitale.

A volte ritornano…

Progetto senza titolo

Le fake news, o bufale che dir si voglia, sono sempre esistite. È solo cambiato il mezzo di dif

 

fusione. Ora, però, sono diventate pervasive. Ma “se questa bolla sulle fake news, fosse a sua v

 

Lettori ansiosi di avere notizie e giornali che cercano di fare click dating possono essere una combinazione letale. E non possiamo nemmeno fare troppo affidamento sul Fact-Check, un’etichetta che Google stesso metterà sulle notizie verificate, come un marchio di garanzia per di attendibilità. Ma chi controlla i controllori?

In conclusione, che strumenti si possono mettere in campo per tentare di arginare il fenomeno delle bufale virali? Uno su tutti il buon senso: contare fino a dieci prima di condividere!

Esistono poi numerosi tools a disposizione per verificare una notizia:

  • Whois: consente di capire chi ha registrato il dominio di un sito e quando
  • Reverse Image Tiny, Izitru, Foto Forensics: per controllare dove sono scattate le immagini e se sono state modificate
  • Fistdraftnews per la verifica delle fonti

E i giornalisti? A loro conviene alzare il telefono in ogni caso.

Notizie a suon di ‘cinguettii’

Che le fake news abbiano trovato terreno fertile nei Social Network è un dato di fatto. Ma i SNS possono diventare degli utili strumenti per la diffusione di notizie ‘buone’. Tra tutti, Twitter è il SNS che ha raccolto più consensi tra i giornalisti e il mondo dell’informazione in generale.

“Capita sempre più spesso che le notizie vengano trasmesse prima con un tweet che non con un comunicato d’agenzia” racconta Pamela Ferrara, giornalista di Repubblica.

Quello che ormai viene definito come il ‘secondo schermo’ è probabilmente il SNS più difficile di tutti da usare, per via di quel limite dei 140 caratteri, che tutti conosciamo. Ma ci sono comunque alcuni accorgimenti che possiamo adottare per realizzare il ‘tweet perfetto‘:

  • brevità: limitiamoci all’essenziale, se avanzano caratteri, meglio
  • aggiunta di un link di approfondimento per aumentare l’engagement
  • utilizzo di UN hashtag, massimo due
  • la parola d’ordine è comunicare, devo avere qualcosa da dire!

E tutto senza dimenticare un pizzico d’ironia. Scherzare è il modo più immediato di entrare in connessione con gli altri!

Mai sentito parlare di contenuti on demand?

Let's put social media togood use and put a stop toonline bullying.

Alessandro Giagnoli, invece, ha toccato uno dei problemi con il giornalismo di oggi deve fare i conti. Ormai, si sa, è cambiato il nostro modo d’informarsi. I giornali si leggono sempre di meno e si apre Facebook o Twitter per sapere cosa sta accadendo nel mondo. E gli articoli vengono ‘trasferiti’ online. La principale fonte di revenue rimane, però, la pubblicità. Come posso far convivere queste due tendenze?

Ecco allora che subentra la necessità di generare traffico valido, della serie vade retro Bot. I metodi migliori in questo caso rimangono:

  • seo
  • social media
  • newsletter
  • content curator tool
  • advertising

Riportando il caso di Novella 2000, Giagnoli ha spiegato come sia stato possibile passare da 50.000 a 2.500.000 pagine viste al mese in soli 90 giorni. Il segreto? Contenuti on demand: scrivere gli articoli per soddisfare i bisogni informativi del momento. Più semplicemente, scrivere i pezzi in base a quello che cercano gli utenti, grazie all’utilizzo di un tool gratuito: app.trendsexplosion.com.  In questo modo, siamo sicuri di soddisfare la fame di notizie dei lettori, anche se si tratta di gossip.

Questi sono solo alcuni dei numerosi spunti per il Digital Journalism di cui si è parlato al Web Marketing Festival. E già da questa rapida panoramica appare chiaro di quanto il mondo dell’informazione stia vivendo. Tra problemi e opportunità, un grande mutamento. Perciò, #staytuned!!

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Chi sono? Michela Borgis – Da sciatrice sui monti della Valle d’Aosta (e non solo) a studentessa di Comunicazione Pubblica e Politica a Torino. Questo in sintesi il mio percorso. Accanto alla passione per lo sci alpino, cerco di far convivere, tra equilibrismi vari, quella per il giornalismo e la fotografia. Perché fare solo una cosa, quando se ne possono fare due, tre, quattro o anche di più…?

 

10 APP AL TOP (seconda parte)

10 app al top

di Federica Ramires – @dindondaun

Bentornati nella seconda puntata (la prima parte la trovate proprio qua) dedicata alle ultime 5 (+1) applicazioni in cui mi sono imbattuta, ho scaricato, usato e che, trovandole particolarmente illuminanti, non potevo non condividere con voi.

BUDDIESBILL (Apple StorePlay Store)

Schermata 2017-07-28 alle 11.45.28Quante volte vi è capitato di fare un regalo di gruppo e dovervi ritrovare a dividere le spese? Quante volte vi siete ritrovati nella stessa situazione ad un pranzo o ad una cena? E sappiamo tutti come vanno a finire queste cose: chi non ha i soldi dietro, chi vuole dividere in parti uguali, chi non vuole spendere né un centesimo in più né uno in meno, chi paga per due. Insomma, a volte può essere davvero più complicato che scalare l’Himalaya. Ebbene, Buddiesbill si propone come una soluzione a tutto questo: funziona online e offline, basta creare un conto e inserire all’interno i partecipanti e i pagamenti da loro effettuati. L’applicazione farà il resto, permettendo di capire come vanno ripartite le spese in meno mosse possibili.

VELLUM (Apple Store)

1200x630bbAnche per voi è difficile trovare lo sfondo giusto per il vostro cellulare? Vi siete stufati del muso del vostro gattino sotto l’ora e la data? Vellum è l’applicazione che fa per voi: propone una raccolta di sfondi ricercati fatti a misura di iPhone, in alta definizione e suddivisi in più di 20 categorie fra cui scegliere. Il tutto con un’opzione molto utile: la possibilità di regolare l’opacità di ogni sfondo prima di impostarlo.

TV SHOWTIME (Apple Store/Play Store)

unnamedDrogati serie televisive? Ne seguite così tante contemporaneamente che non sapete più da che episodio ricominciare (vi prego, non fatemi sentire sola) né vi ricordate quando comincia la nuova stagione? Volete conoscere le reazioni di tutto il mondo alla morte nell’ultima stagione di Game of Thrones di *no spoiler* (paura eh?)? Beh, se già non è presente sul vostro telefono non dovete aspettare oltre e installare questa guida per le serie tv personalizzata. Vi basta selezionare le vostre serie preferite e verrà creato un calendario su misura, con un elenco che vi ricorderà dove siete rimasti, con la possibilità di commentare e votare ogni episodio/stagione/personaggio e di guadagnare badge in base alle missioni portate a termine.

1PASSWORD (Apple StorePlay Store)

onepassword-icon-large-cbea0ec5d67cbb3711119753c4abab57Per curiosità, voi le vostre password dove le segnate? Password della posta elettronica, account della banca, carta di credito, account di siti web che frequentate quotidianamente? Tanto alla fine della fiera per evitare di dimenticarsele, si finisce per ricorrere sempre agli stessi metodi: usare sempre la stessa, appuntarle tutte su post-it appesi in posti improbabili o auto convincersi che memorizzarle e basta sia sufficiente. E se arrivasse un contenitore di password protetto e cifrato in vostro soccorso? 1Password si presenta come un foglio Excel pieno di dati sensibili, con la sola differenza che è protetto da una sola parola segreta. E pensateci bene, questa sarà l’unica che dovrete mai ricordare! SVEGLIATEMI È UN SOGNO!

iSCANNER (Apple Store  – Play Store)

imagesiScanner è il sostituto perfetto agli scanner ingombranti da ufficio: direttamente dal telefono sarà possibile effettuare una scansione ad alta qualità, automaticamente corretta e migliorata e subito trasformata in PDF o JPEG, pronta da condividere!  E c’è anche la possibilità di proteggere  con un codice l’intera applicazione, o solo i documenti richiesti, se possedete documenti importanti. Tanto giunti a questo punto avrete già scaricato 1Password, dunque non avete scuse!

QUIK (Apple Store  – Play Store)

featured_quikappx200Una delle migliori applicazioni per un editing veloce di video direttamente da mobile. Funziona con i filmati registrati con il vostro cellulare, con la GoPro o altri dispositivi. In pochi tocchi permette di analizzare automaticamente (ma anche manualmente) un video e individuarne i momenti importanti, scegliere la musica di sottofondo e aggiungere tutti gli effetti, titoli e transizioni del caso.

 


Come tutte le cose belle, non sono lo stesso se condivise con qualcuno. Per questo volevo ringraziare chi ha colto la call di farmi scovare nuove applicazioni: ringrazio il mio caro Kevin per Pocket e Budjet e infine i due funnelers con il dito più veloce, Guido e Alessia, per iScanner e Quik.