La “Bellezza” del WMF17: parola al LAB di Bologna

la bellezza del wmf17-

di Andrea Capurso 1, 2, 3, 4, 5, 10, 100 passi. Stiamo dando i numeri? No, o meglio non proprio. 100 passi sono quelli che dividevano la casa di Peppino Impastato da quella del Boss Gaetano Badalamenti. 40 anni fa Peppino decise di comunicare, di “connettersi” alle persone tramite la radio, con la sua radio AUT che il festival ha deciso di premiare e celebrare. 100 sono gli ideali passi che il WMF quest’anno ha deciso di percorrere verso la digitalizzazione della nostra penisola, verso una tecnologia al servizio della società, della legalità, dell’uguaglianza e accessibilità per tutti.

Il festival in tutte le sue 5 edizioni si è imposto come agorà per operatori, studiosi o semplici curiosi del mondo digitale, ma quest’anno ha deciso di evolversi e diventare luogo per la creazione di un ecosistema che mixa formazione e informazione con l’obiettivo di essere miccia per un processo di innovazione sociale oramai indispensabile. In tutto ciò anche io ci ho messo lo zampino.

La particolarità del WMF è che ogni singolo elemento del team di lavoro è importante, a tutti i livelli.

Molto spesso vengono utilizzati a sproposito slogan del tipo “Largo ai giovani” da persone che vogliono passare il testimone solo “virtualmente”, ma che in realtà bisbigliano contemporaneamente “ma hanno bisogno di esperienza”(WTF?!).

Quest’anno ho avuto l’opportunità di partecipare al progetto WMF LAB da studente dell’Università di Bologna e posso dire che finalmente la “patata bollente” è effettivamente passata nelle nostre mani, mani giovani, con poche rughe e pronte ad essere “sporcate”.

Un grande saggio in questo periodo intenso mi ha detto: “non è mai il momento giusto per iniziare, bisogna buttarsi e prendere tutto come viene”.

Ebbene io e credo tutti i miei compagni del Lab abbiamo interiorizzato questo mantra, buttandoci a capofitto in un’esperienza che ha significato crescita professionale e umana, ma anche tanta fatica e caffè.

In questi mesi mi è piaciuto credere di essere una sottospecie di junior art director. Le riunioni settimanali sono state caratterizzate da uno scambio alla pari tra noi universitari, capitan Lombardo, il suo scudiero E Mezza e le sue Charlie’s Angels (Andrea, Lisa, Viviana…in rigoroso ordine alfabetico). Tanti sono stati i brainstorming, tante le idee banali e tante altre meno, molte di queste diventate realtà al festival. Ma ci sono stati anche momenti di formazione pura in cui, nelle poche ore a disposizione, Cosmano ha cercato di trasmetterci tutto ciò che poteva sul suo mondo. E quindi mail marketing, modalità organizzative, comunicati stampa, anche se personalmente avrei cambiato la colonna sonora degli incontri (la mia anima rock ha sanguinato sulle note di Despacito troppo spesso).

19466463_1595621587122870_652542172778588634_o

Non credo che si possa spiegare l’emozione di veder realizzato ciò che abbiamo discusso in queste settimane, pensieri prima scarabocchiati su carta riciclata, poi riscritti su fogli di Drive e ancora concretizzati sul palco della Sala Plenaria del Palacongressi. Sto parlando ad esempio dell’esibizione del gruppo teatrale palermitano di migranti “Baraonda” o ancora della campagna di fundrising a supporto di ASROO (Associazione Scientifica Retinoblastoma e Oncologia Oculare) con l’iniziativa “#uneuroperunpasso”e tanto altro.

Il digitale nasce per integrare e non isolare e il festival ha cercato di dimostrarlo tramite le tematiche trattate. Ma in generale il digitale ha unito anche noi ragazzi, diventati in questo contesto ingranaggi di una macchina destinata a fare ancora tanta e tanta strada. Una macchina che dimostra ogni anno di più che con idee, volontà e voglia di rischiare si può arrivare ovunque, anche a creare un evento che richiama 6000 persone, anche a coinvolgere varie università e rendere, in poco tempo, persone che a malapena si conoscono e dai background e interessi variegati un team affiatato.

E allora invece della lotta politica, la coscienza di classe, tutte le manifestazioni e ‘ste fesserie bisognerebbe ricordare alla gente cos’è la bellezza, aiutare a riconoscerla a difenderla

                                                     (dal Film “100 Passi” di Marco Tullio Giordana)

Beh questa esperienza mi ha fatto capire che il WMF è bellezza.

andreaChi sono? Andrea Capurso. Nato nel 1992 nell’entroterra barese, laureato in qualcosa che ha a che fare con il marketing e la comunicazione (dicono che sia creativo) . Sono ascoltatore assiduo di radio e cd, saltatore “seriale” a concerti, “inquilino” dei cinema più vicini e critico “da cameretta” della TV.

 

 

Annunci

Un pensiero su “La “Bellezza” del WMF17: parola al LAB di Bologna

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...