Dalla NASA a 3Bee, passando per l’MIT: il percorso di un giovane imprenditore italiano di cui sentiremo sicuramente parlare

No.09

di Michele Petruzzi – Se vi dicessi cosa hanno in comune la NASA, le api e l’MIT, che vi viene in mente? La risposta è Niccolò Calandri, ovvero l’ideatore dell’arnia hi-tech 3Bee.

Lo scorso 23 giugno ho avuto l’occasione di partecipare alla quinta edizione del Web Marketing Festival, seguendo con interesse gli eventi della Sala Startup. Fra i 36 progetti presentati, 3bee è quello di cui parlerò.

Di che cosa si tratta?

“3bee è l’alveare tecnologico capace di valutare lo stato di salute delle api aiutando l’apicoltore a migliorare la gestione del proprio apiario e permettendogli di proporre un miele di qualità” risponde Niccolò. Riutilizzando le tecnologie sviluppate alla NASA e avvalendosi delle competenze e della collaborazione di Riccardo Balzaretti (Biologo e apicoltore) e di Elia Nipoti (tecnologo alimentare e analista sensoriale), ha sviluppato il primo prodotto Hi-Tech e Low cost per la salvaguardia delle api italiane, un innovativo sistema di monitoraggio per l’apicoltura.

Il dispositivo, completamente auto-alimentato da un piccolo pannello fotovoltaico, viene posizionato all’interno dell’arnia e permette di interpretare e monitorare a fondo i bisogni delle api registrandone peso, temperatura, umidità, suoni e odori. I dati raccolti vengono registrati ogni minuto nell’arnia e trasmessi periodicamente ad una piattaforma cloud accessibile da remoto. Questa raccolta dati, continua e precisa, consente di visionare, analizzare, estrapolare e archiviare dati e grafici su qualsiasi device. Inoltre integra gratuitamente un sistema gps/gsm come sistema antifurto.

L’obiettivo di 3Bee è semplice: rivoluzionare l’apicoltura aiutando gli apicoltori e le apicoltrici ad identificare cure più sostenibili ed efficaci che gli consentano di avere alveari sempre più popolosi e produttivi!

 mondo.jpg

 

Come nasce l’idea? Uno sguardo allo stato delle api

Sin dagli inizi degli anni ’90, gli apicoltori hanno iniziato a segnalare una tanto anomala quanto repentina diminuzione nelle colonie delle api.

Negli ultimi inverni, soprattutto in Europa e Nord America, la mortalità delle colonie di api è stata in media di circa il 20 per cento (con una forbice che va dall’1,8 per cento al 53 per cento tra i diversi Paesi). Questo è dunque un problema che grava sull’ambiente, sulla sua biodiversità, ma che non esclude il settore produttivo ed economico. Si pensi per l’appunto a come la riduzione delle colonie di api italiane influenzi l’import di miele nazionale, 30 milioni di chilogrammi di miele vengono difatti importarti ogni anno.

Ed è qui che 3bee diventa utile agli apicoltori, ma non solo, anche all’ambiente.

La fuga di cervelli

Continuando a riflettere su uno dei tanti spunti emersi, se vi chiedessi cosa ne pensate della “fuga dei cervelli”, delle conseguenze che questo comporta, delle sue cause e delle probabili soluzioni; ciò stimolerebbe ulteriormente il vostro senso critico e civico? Vi colpirebbe tanto quanto, maggiorente o in maniera ridotta rispetto al problema delle api?

Se avessi avuto un nonno apicoltore e tanto creativo quanto romantico, come quello che effettivamente ho, sono certo avrebbe usato una metafora del genere (mio nonno in realtà fa l’agricoltore, quindi non mi pare il caso di raccontarvi le affascinanti storia su zappe e muretti e secco):“Sii l’ape più temeraria, che ogni giorno si spinge sempre più in là alla ricerca del nettare più prelibato, ma ricorda poi di tornare a casa. Tutte le api che sono entrate in altri alveari non hanno mai fatto ritorno”.

 

Pur non sapendo cosa faccia, facesse o abbia fatto di mestiere il nonno di Nicolò Calandri so di certo che suo nipote è uno di quei cervelli in fuga. Nicolò è un ingegnere elettronico e dottorando al Politecnico di Milano, ha realizzato in collaborazione con MIT e NASA sistemi ottici criogenici per applicazioni satellitari, è volato via negli USA, ma è poi tornato in Italia per amore della nostra bella nazione e per sviluppare un progetto di Startup che potrebbe risolvere, almeno parzialmente, almeno uno dei due problemi presentati.

CALANDRI
Niccolò Calandri – ideatore di 3Bee

Ho avuto il piacere di conoscere Nicolò durante il contest Start-up del Web Marketing Festival e ho deciso di parlarvene perché ho riconosciuto nei suoi occhi la passione di chi crede ardentemente in un gran progetto. Progetto che personalmente reputo promettente: è altamente scalabile, con una calibrata Value Proposition, un Business Plan chiaro e convincente e, last but not least, vanta un team altamente qualificato e abbastanza eterogeneo, il cui CEO, l’unico del team che ho avuto il piacere di conoscere, ha un’energia che porta via! Unico appunto che farei loro oggi 28/06: “migliorate le prestazioni del sito web: è lento!”

petruChi sono? Michele Petruzzi. Una persona a cui capita molto spesso di essere d’accordo con A. Chadwick, Foucault, Carnap e Marc Twain. Feynman lo prendo in parola.

Annunci

MeP: il senso della poesia nel Web 3.0

mep.png

di Irene Marchesano – Ultimamente mi è capitato di viaggiare molto: da Genova a Firenze, da Firenze a Bologna, da Bologna a Rimini e infine da Rimini a Torino. Cambio di scenario, ma sempre sui muri – o talvolta appesi ad un filo  – comparivano fogli bianchi con… poesie

Fogli bianchi sparsi per la città

Si chiama Movimento per l’Emancipazione della Poesia (in breve MeP) e nasce a Firenze a marzo 2010. Lo scopo è quello di riportare nelle persone l’interesse per la poesia nelle sue differenti forme. Non si predilige nessun canale in particolare, anche se la cassa di risonanza diventa la città. E a proposito di spazi urbani, fino ad oggi sono state raggiunte ben 15 città italiane fra cui Torino, Genova e Bologna. Non solo, in Europa ha riscosso oltre 300 adesioni: Berlino, Siviglia e Parigi sono i nuclei più attivi.

Quando siamo perennemente bombardati da azioni di guerrilla marketing come se non ci fosse un domani (vedi le panchine o le fontane – qui a Torino turet – colorati di rosa) a volte perdiamo la percezione di quello che ci sta attorno.

Processed with VSCO with m5 preset

Processed with VSCO with a6 preset
Guerrilla Marketing a Torino

Tutti possono essere dei poeti (sconosciuti)

Chi aderisce si riconosce con una sigla alfa numerica. Poi scegli tu il tema e la poetica, ma si vive nell’anonimato. Perché? Come tutti i movimenti emergenti, il confine fra legalità e illegalità è sottile. Attaccare “cose” sugli spazi pubblici è vietato; se poi lo fai nel centro storico non ne parliamo. Per questa ragione, vengono di solito appese di notte. Tuttavia non sono mancati i casi in cui di multe indirizzate a al gruppo MeP.

When nothing goes right… go left

Le poesie del Mep sono tutte protette da copyleft, un metodo generico lanciato nel 1984 in contrapposizione al copyright da Richard Stallman attraverso la Free Software Foundation. Chiunque quindi può accedere ai software o ai documenti protetti dal copyleft. Non si tratta solo di uso “gratuito”, ma di messa a disposizione del “codice sorgente” (cioè della stringa di dati alla base del programma) affinché chiunque possa farla propria e anche manipolarla, arricchirla, creare nuovi aggiornamenti. L’importante è che restino libere. Nel caso delle poesie, la riproduzione deve essere fedele, la fonte deve essere citata e la sua diffusione deve avvenire senza motivi di lucro.

Processed with VSCO with m5 preset
MeP in Vanchiglia, Torino

 

L’organizzazione orizzontale

Alla base del MeP ci sono i social: forum interno, chat Whatsapp, mailing list e gruppi Facebook. Questi sono i principali mezzi utilizzati dal movimento per la comunicazione, visto che non esiste (ancora) una sede fisica.

Se non vi è mai capitato di imbattervi in alcune di queste poesie esiste un sito web su cui vengono pubblicati tutti i versi di chi ha deciso di prendere parte al movimento. Adesso siete curiosi?

 

Il digitale è “cosa nostra”…ma anche no! La criminalità digitale spiegata al WMF17

Il digitale è -cosa nostra-...ma anche no!.png

Avete mai pensato a come sarebbe stato se i social network fossero già esistiti nel periodo delle faide mafiose?

Avremmo avuto un Totò Riina social, considerando il fatto che aveva (e forse avrà tuttora) un sacco di contatti in tutti i settori istituzionali e non della società italiana; sono certa del fatto che sarebbe arrivato ad essere un personaggio pubblico o addirittura un influencer con un numero esorbitante di followers.

La sua intelligenza criminale l’avrebbe sicuramente portato a fare dei social un mezzo per conquistare il pubblico, per trovare legittimazione e consensi – in termini social: Likes e condivisioni –  per le sue “buone cause” politiche contro lo Stato, perché no?! Avrebbe assunto anche un social media manager tra i suoi scagnozzi in modo da avere un’immagine cool e una strategia di comunicazione smart and friendly.

Mi fa “ridere” pensare a come avrebbe potuto organizzare gli attentati dei giudici Paolo Borsellino e Giovanni Falcone: avrebbe creato un gruppo Whatsapp denominato “Famigghia di Cosa Nostra” con i suoi scagnozzi più fedeli e successivamente avrebbe aperto un gruppo segreto su Facebook con il nome “Cosa Nostra & co.” che avrebbe incluso tutte le persone assoldate per eseguire entrambi gli attentati.

Ma tralasciano il modo dell’immaginazione, le ipotesi fatte in precedenza, purtroppo, non sono tanto lontane dalla nostra realtà! A dimostrazione di ciò il Web Marketing Festival 2017 di Rimini ha aperto letteralmente le danze tra le note della canzone “I 100 passi” dei Modena City Rambles, introducendo così il tema della criminalità digitale.

Ma è stato Francesco Morace, il primo ad entrare nel vivo della tematica presentando un interessantissimo panel dal titolo “I paradigmi del futuro per crescere”, attraverso il quale ha presentato lo sviluppo della criminalità prima e dopo l’era digitale.

ale2

Da questa piramide possiamo capire che effettivamente i social sono dotati di una certa ambiguità, data da un lato “buono” e un lato “social- criminale”.

Ne portano esempi concreti la testimonianza di Riccardo Meggiato, editor di Wired, il quale ha portato un caso di traffico di stupefacenti attraverso Facebook, dimostrando in che modo questo mezzo sia molto prolifico per l’organizzazione criminale in quanto riesce a coinvolgere nei traffici non solo i criminali ma anche gente che non ha mai avuto niente a che fare con la criminalità organizzata, e tendenzialmente sono soprattutto i ragazzini che più facilmente cadono in queste reti, trovando la via più facile per fare un po’ di soldi.

Successivamente, Lorenzo Tondo ha mostrato come le foto profilo di Facebook vengono utilizzate al posto delle foto segnaletiche per dare la caccia ai criminali, e in questo caso specifico per incastrare un trafficante di essere umani.

Ma, come detto prima, esiste l’altro lato dei social, il lato “buono”, in cui gli utenti diventano “cittadinanza attiva” svolgendo attività di antimafia semplicemente attraverso la pubblicazione di post su Facebook, come il caso di Federica Angeli, giornalista de La Repubblica​.

Federica ha avuto il coraggio di dare vita ad un’inchiesta sulle faide mafiose presenti sul territorio di Ostia. Nonostante abbia ricevuto minacce di morte, non si è fatta spaventare: “Ho ricostruito tutto il malaffare di questo traffico. Sono stata testimone di un omicidio, ho sentito dal balcone due ragazzi che urlavano ‘Fermo non sparare’ e, affacciandomi, sono stata l’unica testimone oculare. L’altra gente, invece, si è rinchiusa dentro casa…l’omertà.”

19424040_418223105237866_593679923889020375_n.jpg

Grazie alla sua inchiesta e i suoi sacrifici, che vedono parecchi anni di vita sotto scorta insieme alla sua famiglia, presto si avvierà il processo:

“Mi minacciano su Facebook, ma io rispondo pubblicando tutte le informazioni a mia disposizione, costringo la gente a guardare la realtà. Questo è stato il mio modo personale di lottare, attraverso un social del quale finora abbiamo citato solo i difetti.”

 

 

Dopo questo excursus di tutti gli interventi sulla criminalità digitale, ho capito che c’è la necessità di educare gli utenti al giusto utilizzo di questi strumenti che, di fatto, sono altamente pericolosi se adoperati senza criterio. Ho anche capito che non bisogna assolutamente lasciare spazio alla criminalità e fare dei social le proprie armi al fine di dissuadere la gente a legittimare la mafia anche nel cyberspazio. Bisogna lottare in modo consapevole e intelligente.  Bisogna LOTTARE SEMPRE!

 

ale3

Chi sono? Alessandra Scalia, studentessa del corso magistrale in Comunicazione pubblica e politica di UniTo, event manager e convinta attivista dell’antimafia, sogna di rendere ancora più bello il proprio territorio attraverso il grande potere della comunicazione.

 

No smartphone, no vacancy: kit di sopravvivenza per un’estate social

Schermata 2017-07-07 alle 12.44.09

di @_giuliacrocs

“L’estate è tornata e chiede di TE”

Addio esami, addio lavoro, addio tutto. Io me ne vado in vacanze!

Quante volte l’abbiamo detto, ma quante volte l’abbiamo fatto veramente?!

Partire sì, ma mollare tutto mai. Io senza il mio smartphone non vado da nessuna parte. Ma questo forse l’avevate già capito.

Quindi mettevi comodi e prendete di nuovo appunti.

Vi presento le mie compagne di viaggio, 10 app che completano il kit di sopravvivenza per un’estate social.

Unknown-41. EasySun: è il primo motore di ricerca del Sole, utile per trovare in qualsiasi momento i luoghi soleggiati più vicini. Vi permetterà di scoprire le spiagge, parchi, piscine e tanto altro dove è previsto il sole anche quando all’estero, di condividere foto personalizzate con i vostri amici (fateli morire di invidia, voi in spiaggia, loro sotto pile di libri), e utilizzare la protezione solare giusta, grazie al SPF finder.

 

 

images2. Facebook – trova Wi-Fi: la società di Mark Zuckerberg ha introdotto nella sua app per smartphone e tablet la possibilità di trovare hotspot Wi-Fi aperti. Una lista degli esercizi commerciali e dei luoghi pubblici che offrono un punto di accesso aperto (gratuito o a pagamento, purtroppo non viene specificato) appare immediatamente, ma può essere visualizzata anche all’interno di una mappa dei dintorni. Le informazioni comprendono nome e tipologia di locale, orari di apertura (quando previsti dal gestore) e nome della rete wireless rilevata.

 

Unknown-33. Google Goggles: Guardare, cliccare, trovare. Basta  puntare la fotocamera del telefono su un quadro, un monumento, un codice QR o a barre, un prodotto, una vetrina o un’immagine famosa, e parte la ricerca su Google. Goggles è inoltre in grado di “leggere” testi in italiano, francese, inglese, tedesco, spagnolo, portoghese, russo, turco e di tradurlo in altre lingue.

 

 

Unknown-24. Google Trips: è il nuovo strumento di casa Google che i malati di viaggio probabilmente già conosceranno. Tutte le informazioni sul volo, l’hotel, il noleggio dell’auto e molto altro vengono salvate sul vostro smartphone senza dover far nulla manualmente. Questa app consente di scaricare tutte le informazioni sulla vostra destinazione, visionare i must to do, i posti dove mangiare, il tutto a seconda delle diverse preferenze.  

 

Unknown-55. LiveTrekker: organizza le foto, i video ed itinerari del viaggio segnando gli spostamenti da un punto ad un altro. Una mappa interattiva vi permette di monitorare oltre la posizione anche la velocità e l’altitudine rendola perfetta per i viaggi più avventurosi.

 

 

 

Unknown-66. MyFitnessPal: è un contatore di calorie gratuito, è anche possibile eseguire la scansione dei codici a barre e visualizzare il contenuto del cibo di quei enigmatici ma squisiti prodotti e/o piatti già pronti che troverete nei supermercati all’estero.

 

 

 

Unknown-77. PackPoint: è un’app gratuita che consente di preparare una lista da viaggio e di fare i bagagli in modo davvero efficiente. PackPoint ti aiuterà a organizzare tutto il necessario da mettere in valigia in base alla durata del viaggio, le condizioni climatiche della destinazione e le attività in programma. Una volta preparata e organizzata la lista da viaggio, PackPoint la salva in modo da poterla eventualmente condividere. È una risorsa utilissima per tutti coloro che ogni volta che devono fare una valigia vanno nel panico.

 

Unknown-8

8. Polarsteps: monitora automaticamente il vostro percorso e luoghi che avete visitato. Basta portare il telefono in tasca e l’applicazione crea il proprio diario di viaggio. Una volta connesso a Internet, i percorsi di viaggio, i luoghi e le foto vengono trasferite sul vostro profilo personale. Inoltre è possibile condividere facilmente i con amici e familiari i vostri tour, accedere alle vostre statistiche (continenti visitati, giorni, kilometri effettuati) e impostare countdown.

 

Unknown-99. Remember the milk: Se anche voi non staccate mai la testa, questa app penserà per voi, mentre siete in vacanza. È possibile salvare le vostre “to do lists” o idee sull’app in modo da non aver seccature che vi frullino sempre per la testa, oppure ansie per il fatico rientro post vacanze.

 

 

Unknown-1010. Snapseed: è un editor fotografico completo e professionale sviluppato da Google. Consente di elaborare e condividere immagini di qualità professionale da smartphone o tablet. Offre 29 strumenti e filtri, inclusi Correzione, Pennello, Struttura, HDR, e molti altri compatibile con file JPG e RAW.

 

 

I viaggi sono fatti per essere condivisi. Raccontateci le vostre avventure, mostrateci le app di cui non potreste fare a meno e pubblicate storie: #funnelsummer è arrivata e chiede di te!

La “Bellezza” del WMF17: parola al LAB di Bologna

la bellezza del wmf17-

di Andrea Capurso 1, 2, 3, 4, 5, 10, 100 passi. Stiamo dando i numeri? No, o meglio non proprio. 100 passi sono quelli che dividevano la casa di Peppino Impastato da quella del Boss Gaetano Badalamenti. 40 anni fa Peppino decise di comunicare, di “connettersi” alle persone tramite la radio, con la sua radio AUT che il festival ha deciso di premiare e celebrare. 100 sono gli ideali passi che il WMF quest’anno ha deciso di percorrere verso la digitalizzazione della nostra penisola, verso una tecnologia al servizio della società, della legalità, dell’uguaglianza e accessibilità per tutti.

Il festival in tutte le sue 5 edizioni si è imposto come agorà per operatori, studiosi o semplici curiosi del mondo digitale, ma quest’anno ha deciso di evolversi e diventare luogo per la creazione di un ecosistema che mixa formazione e informazione con l’obiettivo di essere miccia per un processo di innovazione sociale oramai indispensabile. In tutto ciò anche io ci ho messo lo zampino.

La particolarità del WMF è che ogni singolo elemento del team di lavoro è importante, a tutti i livelli.

Molto spesso vengono utilizzati a sproposito slogan del tipo “Largo ai giovani” da persone che vogliono passare il testimone solo “virtualmente”, ma che in realtà bisbigliano contemporaneamente “ma hanno bisogno di esperienza”(WTF?!).

Quest’anno ho avuto l’opportunità di partecipare al progetto WMF LAB da studente dell’Università di Bologna e posso dire che finalmente la “patata bollente” è effettivamente passata nelle nostre mani, mani giovani, con poche rughe e pronte ad essere “sporcate”.

Un grande saggio in questo periodo intenso mi ha detto: “non è mai il momento giusto per iniziare, bisogna buttarsi e prendere tutto come viene”.

Ebbene io e credo tutti i miei compagni del Lab abbiamo interiorizzato questo mantra, buttandoci a capofitto in un’esperienza che ha significato crescita professionale e umana, ma anche tanta fatica e caffè.

In questi mesi mi è piaciuto credere di essere una sottospecie di junior art director. Le riunioni settimanali sono state caratterizzate da uno scambio alla pari tra noi universitari, capitan Lombardo, il suo scudiero E Mezza e le sue Charlie’s Angels (Andrea, Lisa, Viviana…in rigoroso ordine alfabetico). Tanti sono stati i brainstorming, tante le idee banali e tante altre meno, molte di queste diventate realtà al festival. Ma ci sono stati anche momenti di formazione pura in cui, nelle poche ore a disposizione, Cosmano ha cercato di trasmetterci tutto ciò che poteva sul suo mondo. E quindi mail marketing, modalità organizzative, comunicati stampa, anche se personalmente avrei cambiato la colonna sonora degli incontri (la mia anima rock ha sanguinato sulle note di Despacito troppo spesso).

19466463_1595621587122870_652542172778588634_o

Non credo che si possa spiegare l’emozione di veder realizzato ciò che abbiamo discusso in queste settimane, pensieri prima scarabocchiati su carta riciclata, poi riscritti su fogli di Drive e ancora concretizzati sul palco della Sala Plenaria del Palacongressi. Sto parlando ad esempio dell’esibizione del gruppo teatrale palermitano di migranti “Baraonda” o ancora della campagna di fundrising a supporto di ASROO (Associazione Scientifica Retinoblastoma e Oncologia Oculare) con l’iniziativa “#uneuroperunpasso”e tanto altro.

Il digitale nasce per integrare e non isolare e il festival ha cercato di dimostrarlo tramite le tematiche trattate. Ma in generale il digitale ha unito anche noi ragazzi, diventati in questo contesto ingranaggi di una macchina destinata a fare ancora tanta e tanta strada. Una macchina che dimostra ogni anno di più che con idee, volontà e voglia di rischiare si può arrivare ovunque, anche a creare un evento che richiama 6000 persone, anche a coinvolgere varie università e rendere, in poco tempo, persone che a malapena si conoscono e dai background e interessi variegati un team affiatato.

E allora invece della lotta politica, la coscienza di classe, tutte le manifestazioni e ‘ste fesserie bisognerebbe ricordare alla gente cos’è la bellezza, aiutare a riconoscerla a difenderla

                                                     (dal Film “100 Passi” di Marco Tullio Giordana)

Beh questa esperienza mi ha fatto capire che il WMF è bellezza.

andreaChi sono? Andrea Capurso. Nato nel 1992 nell’entroterra barese, laureato in qualcosa che ha a che fare con il marketing e la comunicazione (dicono che sia creativo) . Sono ascoltatore assiduo di radio e cd, saltatore “seriale” a concerti, “inquilino” dei cinema più vicini e critico “da cameretta” della TV.

 

 

Touch the future con Fuori dal Funnel

Fuori dal Funnel alla.png

di Elisabetta Molli – @mollibet

Il loro motto è LEARNING BY DOING – imparare facendo e sicuramente si impara tanto entrando nel mondo del MARKETERs Club.

MARKETERs Experience: TOuch the future non è stato solo un evento, ma una vera e propria esperienza dove abbiamo conosciuto molti ragazzi pieni di voglia di fare, ma anche innovatori e professionisti che ci hanno mostrato il bello, ma anche il brutto del loro lavoro attraverso tre talk.

Nata a Venezia, il MARKETERs Club è un’associazione riconosciuta a livello internazionale che permette a studenti creativi ed appassionati di marketing, comunicazione, innovazione, strategia d’impresa o più semplicemente di business di toccare con mano tutto quello che solitamente studiano tra i banchi dell’Università.

Da pochi mesi è nata una sede anche qui a Torino e, ovviamente, alcuni studenti di Comunicazione ICT e Media (ma non solo) si sono buttati a capofitto in questa nuova avventura perchè sui libri si impara la teoria, ma la pratica è tutta un’altra cosa!

IMG_1053

Il 30 giugno infatti il team torinese ha invitato noi di Fuori dal Funnel al primo evento marchiato MARKETERs Club Torino alla Scuola di Management ed Economia dell’Università degli Studi di Torino. MARKETERs Experience: TOuch the future non è stato solo un evento, ma una vera e propria esperienza dove abbiamo conosciuto molti ragazzi pieni di voglia di fare, ma anche innovatori e professionisti che ci hanno mostrato il bello, ma anche il brutto del loro lavoro attraverso tre talk.

Quando si comunica è estremamente essere “me cojoni”

Così esordisce Simonluca Scravaglieri di (rullo di tamburi prego)… CERES! Riproponendo la video intervista al regista Castellani, spiega che come quando si scelgono i titoli dei film, quelli più adatti sono di solito quelli che ci fanno esclamare “me cojoni” e non “sti cazzi”. Lo stesso dovremmo pensare quando scriviamo un copy o un articolo. Inoltre, se anche voi siete innamorati del loro real time marketing (se non sai cos’è clicca qui) da Oscar, bé abbiamo da darvi una cattiva notizia: Cerès abbandonerà questa tipologia di marketing digitale, perché ha fatto aumentare il numero di like al brand, ma lo stesso non si può dire delle vendite!

IMG_1119.JPG

Costruire un ecosistema intorno alla Community

Poi arriva il turno di Maria Fossarello, marketing manager di Bla Bla Car Italia. La fiducia è il principio su cui si basa il Bla Bla Car, ma lo sapevate che la maggiorparte delle persone si fida più del ragazzo con cui andrà in macchina (e non ha mai visto), piuttosto che del suo vicino di casa?! L’economia della fiducia sta prendendo piede: basta pensare alla teoria che è alla base della sharing economy… Bla Bla Car sta innovando se stessa seguendo proprio questo principio e creando una linea apposita per chi percorre sempre lo stesso tragitto (oltre i 30 km). Questo nuovo servizio è chiamato BlaBlaLines: l’idea è quella di costruire un ecosistema intorno alla community.

IMG_1072.JPG

Dall’online all’offline per tornare all’online: complicato vero?

Simone Maggi è CEO & Co-founder di Lanieri, ovvero il primo e-commerce italiano dedicato all’abbigliamento maschile su misura. “Non sapete quanto è stato difficile riuscirci!” così ci ha raccontato la storia di questo servizio: se non è facile vendere abiti online, figuriamoci prodotti sartoriali fatti su misura…online.

Il primo mese di vendite è stato nullo, così come il secondo. Il terzo ha avuto poche vendite. C’era qualcosa che non funzionava, allora le scelte erano due: chiudere o essere testardi e andare a capire cosa c’era di sbagliato. Grazie all’apertura di un temporary show a Milano, Lanieri è riuscito a risolvere le sue problematiche. Da allora, il servizio propone: la scelta del tessuto (viene mandato a casa un campione per poterlo testare) e il configuratore 3D che aiuta il cliente a fornire al servizio le giuste misure. Grazie a queste migliorie, l’e-commerce ha raggiunto ¼ della popolazione mondiale.

lanieri

Ecco che in un solo giorno abbiamo toccato con mano quello che sarà il futuro di tutti noi studenti di comunicazione, marketing ed economia e di quello che ci aspetta nel mondo del lavoro che in qualunque azienda sia, sarà creativo, innovativo, terribilmente difficile, ma sempre bellissimo.

Se questo non vi basta guardate con i vostri occhi!

 

Da customer a Producer. La storia di Vincenzo, un (dis)abilissimo programmatore.

Da customer a Producer. La storia di Vincenzo, un (dis)abilissimo programmatore.

Di Crivello Giulia – @CriveGiulia

SEO, B2B, B2C, CEO: tutte strane sigle (ammettiamolo) delle quali oggi però non è più possibile farne a meno.

Anche per voi il web marketing rientra nella sezione “quello sconosciuto”? Sicuramente no, ma a scanso di equivoci, io vorrei raccontarvi qualcosa sull’argomento e lo farò partendo dalla mia esperienza al Web Marketing Festival.

II WMF è l’evento di Web Marketing più completo d’Europa ed è tornato con la sua 5a edizione il 23 e 24 giugno 2017 basandosi sui principi di Formazione, Intrattenimento, Networking, Startup, Business e Innovazione.

Non ero mai stata ad un evento simile, ma ho deciso di buttarmici ad occhi chiusi e mi viene in mente solo una parola per descriverlo: illuminante (se non vi basta, l’anno prossimo siateci).

Per darvi un’idea di quanto sia stato stimolante, vi racconterò lo speech che più mi ha arricchita perché credo che sia la testimonianza perfetta di un cambio di paradigma di cui tanto si parla: gli users da customers a prosumers.

19679905_10211536134590521_1789704657_n.png

Da un paio d’anni a questa parte ci si è resi infatti conto di come gli utenti siano in grado di attivare processi di appropriazione dei contenuti che portano alla rielaborazione degli stessi e alla loro personalizzazione. Un esempio semplicissimo di questo fenomeno sono le parodie dei video di Lady Gaga, le cover delle canzoni, o ancora i film doppiati nei più svariati dialetti.

Questo fenomeno sottolinea ancora una volta quanto l’audience, un tempo percepita come massa informe, passiva e facilmente manipolabile (bullet theory) in realtà sia estremamente attiva e selettiva. L’attivismo degli users, facilitato dalla digitalizzazione, è stato poi negli anni affrontato in modo controverso dai diversi attori dell’industria mediale: chi impaurito ha optato per il proibizionismo e chi invece, comprendendo l’enorme potenziale della creatività degli utenti, lo ha incentivato (o sfruttato, sosterrebbero alcuni).

Quale che sia la posizione presa, un fantastico esempio di questo cambio di paradigma è stato lo speech, ma soprattutto la storia, di Vincenzo Rubano.

Vincenzo è un ragazzo di 23 anni, da poco laureato in informatica che collabora come programmatore al progetto NvApple. Non so quale immagine evochi in voi la figura del programmatore, ma a me sicuramente schermi di computer o pagine e pagine interminabili di numeri, lettere e formule. Ah già, dimenticavo, Vincenzo è cieco.

Ora una domanda sorge spontanea: come ci riesce?

Semplice, basta iniziare a pensare in modo diverso:

“Bisogna smetterla di pensare che i diversamente abili, i non vedenti in questo specifico caso, non faranno mai alcune cose”.

Ingenuamente infatti si cerca di creare App e contenuti che siano fruibili anche per gli ipovedenti, ma nessuno si pone mai il dubbio che loro possano essere produttori di contenuti tanto quanto tutti gli altri utenti della rete.

Proprio in quest’ottica è nato NvApple: l’obiettivo è che tutti i disabili possano essere “comuni” prosumers.

Il team è composto da 5 persone con diversi gradi di disabilità legati alla vista che collaborando hanno elaborato un software di programmazione, una web radio e un blog per ipovedenti. Vincenzo si occupa principalmente della sezione programmazione e durante il suo speech ci ha fatto vedere dal vivo come creare l’interfaccia grafica di una pagina web. Ebbene sì, perché anche l’occhio vuole la sua parte, ed è da qui che lui ha deciso di iniziare.

ga

Lo speech non è stato facile, sia tecnicamente che umanamente, ma Vincenzo ha saputo affrontare uno ad uno gli ostacoli dandoci, forse senza volerlo, un esempio vero della tenacia con cui svolge il suo lavoro ogni giorno.

Da questa esperienza ho imparato sì qualcosa sulla programmazione dei siti web, ma ancor di più sull’importanza del pensare accessibility first perché, seppur ovvio,

Il web è nato per essere accessibile a tutti” (Tim Berners-Lee).

https://www.facebook.com/pg/WebMarketingFestival/vide

giu

Chi sono? Crivello Giulia, studentessa di Comunicazione pubblica e politica (CPP) presso UNITO.  Appassionata di user experience ed espertissima in LIFE SURF-viving.

Vi chiederete perché uno studente di CPP dovrebbe scegliere di partecipare ad un evento simile, apparentemente poco legato al proprio percorso ed effettivamente me lo sono chiesta anch’io. Se questo dubbio assale anche voi, a scanso d’equivoci, andateci!