AAA CERCASI AMORE PER LA GRAFICA – intervista a Jacopo Boggione, grafico junior di Quattrolinee

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di Elisabetta Molli – @mollibet 

Un’agenzia di comunicazione è fatta di persone, computer e soprattutto di idee.

Idee a volte confuse, assurde, impossibili.

Per fortuna ci sono dei supereroi, almeno così li definisco io, che riescono a trasformare le idee in realtà.

Jacopo Boggione è un supereroe, uno dei graphic designer di Quattrolinee, lo studio di comunicazione specializzato nella progettazione di identità visive.

A 22 anni è il grafico più giovane dello studio, appena pochi mesi dopo la laurea in Graphic Design e comunicazione visiva allo IED ha iniziato a lavorare qui come tirocinante.

Mi ha raccontato la sua esperienza da universitario a lavoratore in poco tempo (fortunatamente!) e ci siamo fatti dare qualche consiglio utile. Per esempio: come si diventa un fioraio professionista?

“Ma la forchetta era tua?”

Sì, la prima domanda in realtà l’ha fatta lui a me, perché l’ho intervistato mentre lavava i piatti, ma questo non è importante. Iniziamo!

Quando ti sei laureato?

Mi sono laureato il 30 giugno e ho iniziato a lavorare il 28 agosto.

Avevi già lavorato prima?

No, avevo il CV vuoto. Ho partecipato ad alcuni progetti durante lo IED, ma lavorativamente parlando niente. Non è stato un problema nel mio caso però, perché per le posizioni per cui facevo domanda, cercavano persone da formare.

Vi fanno fare delle collaborazioni già all’interno dell’università quindi?

La tesi che facciamo è quasi sempre legata ad una committenza esterna, ad esempio io ho lavorato sul progetto di Retro super future, marchio indipendente di occhiali da sole di Milano. Spesso hai l’opportunità di partecipare a concorsi e workshop con persone rilevanti nel mondo della grafica. Io ho conosciuto per esempio Francesco Franchi, famoso per l’inserto di repubblica, il e infografiche.

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Infografica sul mercato delle biciclette di Francesco Franchi – IL Il maschile del Sole 24 ORE  N°07

 

 Una volta terminato il percorso di studi puoi essere direttamente inserito nel mondo del lavoro?

Secondo me si, dipende però anche da che persona sei e che network sei in grado a crearti. Se sei una persona molto espansiva, attraverso il workshop crei il contatto. È facile diventare amici perché sono tutte persone molto giovani ed entrare in confidenza non è un problema.

Mi è stato molto utile che ci fossero queste giornate di incontro con professionisti piemontesi e lombardi in cui fai una decina di colloqui al giorno, spesso non ti prendono in considerazione, ma comunque crei il contatto.

Insomma la scuola ti aiuta ad inserirti nel mondo del lavoro, ma dipende poi dalla persona, riuscire a sfruttare al meglio le occasioni che gli vengono date.

Qual è il tuo ruolo all’interno dello studio?

Ho iniziato come stagista, ora sono apprendista. Sono un grafico junior, molto junior.

Quanto è importante l’inglese nel tuo lavoro?

È importantissimo quindi o lo impari o devi sperare di lavorare con persone che lo conoscono molto bene!

Consigli per chi vuole fare il grafico?

Non lo fare. Se ti piace farlo, fallo, ma se vuoi fare il fioraio, fai il fioraio.

Deve essere una passione insomma, non devi vederlo come un lavoro e basta perché devi essere assetato di sapere, è una formazione che non finisce mai!

Hai uno stile in particolare?

Non puoi avere uno stile ben definito quando lavori in un’agenzia perché devi essere in grado di adattarti a tutti i lavori che ti vengono assegnati.

Dove prendi ispirazione? Usi i social?

Instagram un sacco. Pinterest, più cresci però, meno lo usi secondo me. È diventato il ritrovo delle “hipsterate”. Utilizzo Behance per prendere ispirazione dai lavori di altri grafici, ma anche blog indipendenti come Bpado e Visuelle.

Poi la prima reference è la vita reale, la vita che ti colpisce, tipo mattone in testa.

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Behance di Quattrolinee

Tra una forchetta e l’altra Jacopo mi ha raccontato la sua esperienza come solo lui sa fare. La sua simpatia e il suo stile unico e folle.

Forse un po’ come quello di un fioraio?! Non credo, le sue composizioni sarebbero state però sicuramente degne della regina di cuori di Alice nel Paese delle Meraviglie.

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Barça: sport, valori, identità

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di Federica Ramires – @Fedeiscrazy

Messi, Iniesta e Neymar.

L’emozione di visitare un Camp Nou deserto.

La remuntada contro il Paris Saint Germain agli ottavi di ritorno di Champions League.

L’importanza di giocare nella partita di calcio con gli amici indossando la maglia del numero 9 blaugrana.

Sono tutte emozioni che qualsiasi tifoso sparso per il globo conosce bene e che fanno capo alla fede calcistica, un’amore irrazionale che ci fa sentire parte di una squadra… e non solo. E, infatti, il FC Barcelona è més que un club.

Si tratta del motto della squadra blaugrana, riferito alla prevenzione della società catalana, che durante il ventesimo secolo ha dovuto fare i conti con una dittatura intenzionata a cancellarne per sempre la lingua e la cultura. Sotto questa pressione, il Barça ha sempre supportato il sentimento di appartenenza catalano, cercando, attraverso lo sport, di espanderlo nel resto della Spagna e del mondo, diventando perciò una squadra di calcio simbolo di democrazia. Un senso di appartenenza al club blaugrana che, quindi, va ben oltre la semplice fede calcistica.

E proprio i valori del Barcelona, l’identità catalana e il ruolo dello sport nella veicolazione dei precedenti sono stati al centro della tavola rotonda che si è tenuta martedì scorso a Palazzo Nuovo, che si è visto riempire di nomi illustri per parlare di calcio e cultura. Fra questi, Ariedo Braida, responsabile delle relazioni internazionali del FC Barcelona, e Jordi Moix, dirigente del FC Barcelona. L’evento è stato organizzato dall’Institut Ramon Llull assieme all’Università di Torino e al partner strategico FC Barcelona – Sport Meet Culture International Programme.

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La tavola rotonda al completo per discutere sui valori veicolati dallo sport. 

Jordi Moix, con un mix di inglese e catalano, ha spiegato nel dettaglio la realtà socio economica del Barça, che si differenzia da ogni squadra a cui siamo abituati noi in Italia. Il club blaugrana è stato definito come un’esercito non armato della catalogna, perché ha sempre svolto un ruolo di promozione di determinati valori in maniera impattante, proprio come fanno gli eserciti. E in esso, il ruolo dei giocatori, proprio come per i singoli soldati pacifici, è fondamentale. Essi sono entità singole che fanno però parte di una squadra: l’individualità crea unità che genera spirito di squadra e che permette la veicolazione di determinate credenze. Il dirigente approfondisce poi le tre aree di azione del club: sociale, sportiva e territoriale. Dal punto di vista sociale, il club appartiene a 150 mila soci che partecipano democraticamente a tutte le decisioni della squadra, come ad esempio l’elezione del presidente, votato ed eletto collegialmente dai soci, oppure la ricostruzione e il rinnovamento dello stadio, che non avrebbe avuto luogo senza la consultazione di tutti i soci. Mentre altrove il club è proprietario, la gestione democratica è una specificità del Barça. Tutto è più complesso, ma questa forte concezione è il riflesso di una filosofia di pensiero. Altra specificità è la particolare attenzione al vivaio. La squadra, infatti, tende a sviluppare i talenti catalani fin dalla più giovane età. Anche questo viene fatto per coerenza con i valori che il Barcelona vuole trasmettere e che devono essere rappresentati in primis dai suoi giocatori. Evidente anche nella scelta di giovani promettenti locali, dunque, il fortissimo legame indennitario con il territorio della Catalogna del club blaugrana.

È bene anche ricordare come il FC Barcelona abbia un fondo destinato allo sviluppo di iniziative socialmente utili. Oltre alla famosa collaborazione con l’Unicef, durante la tavola rotonda si è anche ricordata la campagna di donazioni messa in moto per costruire un nuovo centro di oncologia pediatrica all’ospedale di San Juan. Per l’iniziativa è stato girato uno spot in cui Messi fa tornare il sorriso a bambini malati di cancro e invita gli spettatori ad “unirsi ai coraggiosi” (#jointhebrave) per combattere assieme la malattia.

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La campagna per l’ospedale infantile di San Juan. Qui Leo Messi fotografato con due tratti neri sulla guancia, simbolo di coraggio.

L’incontro è stata un’occasione, dunque, per conoscere una realtà calcistica al di là della partita della domenica e per ricordare, inoltre, come lo sport assuma un ruolo fondamentale per la promozione di valori positivi e l’eliminazione dei negativi. Queste buonissime intenzioni miste alle fantastiche geometrie che si vedono in campo… più di un semplice sport!

DOODLE: fra sorrisi e innovazione tecnologica

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di Federica Ramires – @Fedeiscrazy

Aprire un motore di ricerca e, in particolare modo, aprire il padre di tutti questi, Google, è un’attività più che quotidiana per ognuno di noi. Del tipo che quando suona la sveglia, prima di scendere dal letto, cerchiamo sul nostro fidato G un tutorial su come posizionare i piedi per non alzarsi con la luna storta. O forse non siamo così esagerati? Chi lo sa, però sappiamo che interagiamo spesso con Google e, a sua volta, Google interagisce con noi, cambiando veste un giorno si e l’altro pure.

Perché Google si può scrivere in un’infinità di modi.

Può essere disegnato dal tratto semplice di un bambino, può fare da sfondo ad una cavalletta che esce dalla porta che prende il posto della O, può essere composto da mattoncini Lego o può diventare addirittura un gioco interattivo, come ad esempio un cubo di Rubik, rigorosamente dei colori che hanno reso celebre il logo, da risolvere usando la tastiera del proprio computer. Il tutto è realizzabile grazie alla fantasia dei creatori dei cosiddetti Doodle di Google, ovvero i loghi animati che celebrano le ricorrenze più importanti sul motore di ricerca.

I Doodle, parola che in inglese indica l’atto dello scarabocchiare, sono appunto i cambi decorativi che il motore di ricerca Google fa al proprio logo nella pagina iniziale del browser per festeggiare una vasta gamma di eventi e anniversari. Questi effetti artistici divertenti e innovativi hanno fatto e continuano a far sorridere migliaia di utenti e sono ormai diventati un vero marchio di fabbrica dell’azienda poiché ne caratterizzano appieno l’identità. Il primo Doodle venne creato dai fondatori della compagnia, Larry Page e Sergey Bin, nel lontano 1998, usando il software libero di foto ritocco GIMP: con una modesta modifica, un fantoccio contornato di blu appare dietro la scritta Google, il logo veniva dedicato al festival di Burning Man che si svolge ogni anno in Nevada. Con quel ritocco volevano informare gli utenti che vi avrebbero partecipato e che, quindi, non sarebbero stati presenti qualora il sito fosse andato in crash. Visto il successo riscosso, da quel Doodle rudimentale, Larry e Sergey continuarono a giocare con il classico logo blu, rosso, giallo e verde, sviluppando man mano Doodle sempre più complicati, a tal punto che al giorno d’oggi esiste un team di grafici e disegnatori chiamati Doodlers. Incaricati di ideare le simpatiche modifiche, i creativi cominciano a riunirsi settimanalmente per decidere a quali festività dare spazio nel logo della pagina iniziale di Google. I disegni diventarono così sempre più complessi, essendo sempre più elaborati tenendo cura di ogni minimo dettaglio. Si arrivò così, nel maggio del 2010, alla creazione del primo Doodle interattivo, ideato per festeggiare il trentesimo anniversario di Pac Man: i suoi inventori ebbero cura di mantenere la logica, la grafica e i suoni originali del gioco. Il successo fu immediato. Si racconta addirittura che la produttività dell’azienda calò il giorno della progettazione del logo perché gli impiegati di Google dedicarono il loro tempo nell’orario di lavoro ad interagire con quella simpatica modifica.

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Il primo Doodle, realizzato per il Festival di Burning Man (1998)

In questo modo, a partire dall’anno di nascita ufficiale dell’iniziativa, sono stati realizzati Doodle non solo per le festività come Natale o Halloween, ma anche per giorni particolari, come l’anniversario di nascita di Google, e personaggi che hanno lasciato il segno nella storia: fra questi spiccano Andy Warhol, Louis Braille, Michael Jackson, Jules Verne e molti altri. Non tutti i Doodle però hanno visibilità internazionale. Ve ne sono, infatti, alcuni che appaiono solo localmente. Per questo i Doodlers hanno anche il compito di mettersi in contatto con un impiegato Google del paese del Doodle da realizzare per informarsi su eventuali ricorrenze di importanza nazionale ed internazionale. Il team accetta, inoltre, anche le idee di tutti gli utenti del mondo che desiderano spedire le loro proposte per nuovi Doodle, comunicandole all’indirizzo propalas@google.com. Alla stessa mail è possibile anche chiedere di celebrare una festività che non è stata presa in considerazione dai Doodlers. Ogni anno poi, Google organizza un contest, il famoso Doodle 4 Google, in cui gli utenti sono invitati a creare un logo a tema e il migliore di questi artwork avrà la possibilità di comparire per un giorno sulla pagina iniziale del motore di ricerca.

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Il Doodle realizzato per il 74° anniversario della nascita di Andy Warhol.
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Il Doodle realizzato per il 107° anniversario della nascita di Louis Braille (2006)

E ora a voi, ci sono dei Doodle che vi hanno impressionato particolarmente? Condivideteli con il Funnel!

Come gestire i Social Network dallo smartphone? Ecco le applicazioni utili per farlo

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di Giulia Carminati – @GC_Carminati

“Corro. Faccio cose sui social. Ogni tanto mangio. Quando riesco dormo. E ripeto per 365 giorni l’anno”

Le mie giornate sono un eterno replay. La giostra non smette mai di girare. Ma come faccio a trovare il tempo per fare tutto? Vi svelo un segreto: non sono Wonder Woman!

Mettevi comodi e prendete appunti.

Non ci sono magie, trucchi o bacchette magiche. Per fortuna, esistono applicazioni che ci aiutano nella gestione di più social account contemporaneamente.

Ecco allora una lista dei tool più utilizzati per il management dei social via mobile. Ricordate, però, importante è sceglierne uno solo, altrimenti non si risolve il problema della semplificazione.

Unknown-21. Buffer
Buffer è un’applicazione indispensabile, permette non solo di organizzare i propri tweet, ma di sapere anche
qual è il momento opportuno per postare in base alle abitudini dei propri follower.

Buffer consente di pianificare l’invio dei post (fino a 10 nella versione free) per distribuirli autonomamente durante l’arco della giornata sui vari social network (Twitter, LinkedIn, Facebook, Instagram ect). Oltre alla programmazione, Buffer offre un grande aiuto per comprendere quali contenuti ottengono maggior coinvolgimento, quali temi sviluppare nel piano editoriale e le fasce migliori in cui concentrare le attività.

Il vantaggio fondamentale è la semplicità d’uso. Buffer ha un grado di automazione talmente elevato che non richiede nessuna particolare conoscenza per essere gestito.

images2. Dlvr.it

È un eccellente tool, semplice da utilizzare e utile per mandare in onda contenuti personalizzati da ognuno dei vostri account. Il suo funzionamento è basilare.

Tra le possibilità di posting più interessanti troverete quella di poter postare contemporaneamente titoli di post molto lunghi, utili su Facebook e Tumblr, e allo stesso tempo titoli ottimizzati in 140 caratteri per Twitter.

È possibile, inoltre, programmare la pubblicazione dei vostri post e postare commenti multipli non solo in momenti differenti, ma anche su siti diversi.  Il fatto che sia completamente gratuito lo rende ancora più appetibile.

Unknown-43. Everypost

Un’app per la gestione dei contenuti su molteplici social network, consente infatti di pubblicare su Twitter, Google+, Pinterest, Facebook, LinkedIn, Tumblr o via e-mail.

Una caratteristica particolare è l’abbreviatore di tweet, li accorcia autonomamente rendendoli inferiori ai 140 caratteri, inoltre rende disponibili 18 filtri fotografici.

Con Everypost si possono creare contenuti personalizzati per ogni social e decidere quando postarli.

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4. Hootsuite

La più nota app per la gestione di molteplici account sui social network non poteva mancare. Vanta circa 9 milioni di utenti e permette di twittare o programmare i tweet da diversi account Twitter; pubblicare sui profili o sulle pagine Facebook, oppure programmare i post.

Consente anche di pubblicare su LinkedIn e gestire le pagine Google+ ovunque tu sia direttamente dal tuo dispositivo. Inoltre puoi facilmente gestire campagne e statistiche, geolocalizzare i post, programmare aggiornamenti automatici e perfino tradurre e pubblicare messaggi in/da oltre 50 lingue.

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5. IFTTT

La capacità di automatizzare i compiti più disparati (soprattutto quelli di routine) sta diventando lo standard in tutte i campi applicativi del marketing. Ad esempio, come è possibile costruire una macchina automatica che gestisca la strategia di contenuti? Impostando azioni che scatenano reazioni.

IFTTT (If This Then That) fa esattamente questo, collegando i servizi più utilizzati e creando un ponte attraverso “ricette” che liberano dalla necessità di fare a mano cose che il sistema può fare in automatico (ad esempio condividere post sui social).

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6. Spredfast

Complemento perfetto alla versione desktop, Spredfast è un’app che consente di monitorare gli analytics dei social media da mobile. Permette di gestire e misurare i dati raccolti da Facebook, Twitter, YouTube e Flickr per vedere il numero delle persone raggiunte e il livello di interazione del target con i contenuti.

I dati vengono presentati in grafici, che è possibile utilizzare per paragonarli ai risultati di strategie alternative. Naturalmente l’app consente di creare e condividere contenuti così come di pianificare le attività social usando il tool calendar da condividere con il team di lavoro per coordinare le attività di pubblicazione dei post, ad esempio.

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7. Sprout Social

Sprout è uno strumento per la gestione dei social che consente alle aziende di entrare in contatto più efficacemente con il proprio pubblico, trasformando connessioni sociali in clienti fedeli. Le piccole imprese possono, grazie a questo tool, gestire la loro presenza su Twitter, Facebook, LinkedIn o Foursquare, attraverso un’unica piattaforma intuitiva.

Il punto di forza di questo strumento è che offre le informazioni in forma grafica (sotto forma di grafici): sarà per voi molto più semplice controllare i dati, interpretarli e agire di conseguenza.

Un altro aspetto importante di Sprout Social è la Smart Inbox, progettata per aiutarvi a rispondere in modo rapido e semplice da diversi account social media (Twitter, Facebook, ecc.), postare differenti tipi di messaggi (menzioni, messaggi diretti, post in bacheca, ecc.) e persino organizzarli per parole chiave del brand.

Qualsiasi sia la vostra scelta, ricordate che i tool vi aiutano a rendere la gestione del vostro account efficace ed efficiente, rendendo il vostro lavoro più semplice!