Privacy Online: cosa ci hanno detto sempre di fare e cosa no!

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di @IMIreneM – Tempo fa circolava sulla rete uno spot belga sull’ingenuità della gente riguardo al trattamento dei propri dati online: un attore spacciandosi per indovino prevedeva o diceva di conoscere molte cose della vita dei passanti da lui interrogati. Soltanto alla fine veniva svelato il trucco: dietro alla bravura dell’attore-indovino c’era Facebook. La gente aveva condiviso le informazioni sul social e neanche si era accorta di quante cose si potevano desumere!

Allora adesso voglio giocare un po’ da indovina e un po’ da warner nei vostri confronti. Il controllo sulla nostra vita digitale continua ad estendersi (basta pensare al tentativo del governo cinese di instaurare una sorta di totalitarismo digitale), quindi se fino ad ora i nostri dati vengono usati per scopi pubblicitari, è possibile che anche le istituzioni le bramino.

Per farvi velocemente un’idea di cosa il web sa di voi, vi invito a cliccare su questo link: il sito si chiama “Quello che ogni browser sa di voi”. Vedrete visualizzati la vostra posizione, il tipo di computer che state usando e il tipo di browser, quali pagine avete appena visualizzato e su quali social siete connessi. Se poi non vi ho ancora stupiti potete farvi un giro qua: l’Università di Cambridge ha ideato un programma che può darvi un quadro preciso di chi siete accedendo al vostro profilo Facebook.

A questo punto la domanda è: cosa posso fare per difendere la mia privacy online? Due sono le regole base.

Regola n°1. Quella più banale che vi avranno ripetuto fino alla noia.

Ad esempio, impostare il profilo Facebook privato per assicurarsi che solo gli amici possano vedere ciò che pubblicate. Questo chiaramente non vi rende immuni dai poteri di Facebook stesso (che può raccogliere anche i meta dati su dove siete, chi contattate, quali spostamenti fate e così via) e dallo stesso Google (il servizio mail, per esempio, può fornire informazioni sul vostro lavoro fino alle condizioni finanziarie e di salute). Ma i siti hanno i cookies, mi direte, già. Questi biscottini che facilitano la navigazione, ma che al tempo stesso conservano tante informazioni su di voi. Bisognerebbe cancellarli regolarmente dopo ogni sessione di navigazione. Se siete un po’ pigri o sempre di corsa come me, vi consiglio l’estensione di FireFox – Forget Button – che automaticamente compie questo lavoro per voi.

Regola n°2. Attenti ai tracker.

Sono un po’ come degli stalker nella vita reale. In altre parole, un tracker è una breve sequenza di codice che viene inserita nei siti per tenere traccia dei comportamenti degli utenti su Internet. Siccome non si tratta di persone in carne ed ossa, è un po’ più facile liberarsene. Basta usare la navigazione in incognito oppure affidarsi a uno strumento detto Ghostery, il quale blocca ogni tipo di tracciamento.

Ma ciancio alle banalità, c’è anche un’altra alternativa. Si chiama StartPage, ho iniziato a usarlo da poco. Si tratta di un motore di ricerca che non memorizza le azioni che facciamo sul web. Per la mail, invece, c’è Lavabit che cripta i messaggi di posta e non li memorizza.

A questo punto spero di avervi reso un po’ paranoici. E se la missione è riuscita, vi lascio con un ultimo strumento di nome AdNauseam. Cosa fa? Depistaggio: tutte le pubblicità che incrociate durante la navigazione, lui le clicca per impedire la formazione di un nostro profilo di consumatore. Se però volete difendervi da Facebook…al momento risulta molto difficile. (Attualmente) l’unico modo è cancellarsi dal social oppure limitarne l’uso. E voi cosa scegliete di fare?

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Ti prendo e ti Porto via. Ovvero come una nuova brand identity può attrarre turisti (non per caso)

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di Elisabetta Molli – @mollibet

Vi è mai capitato di visitare una città di cui, fino a qualche mese prima, ignoravate totalmente l’esistenza?

Io credo di si, anche se forse non ve ne siete nemmeno resi conto, siete stati vittime inconsapevoli del marketing del turismo.

Forse non tutti sanno che le agenzie di comunicazione non lavorano solamente per creare delle brand identity per locali, negozi, associazioni o eventi, ma anche per le città.

Potrei raccontare di mille esempi legati alla città di Torino, la rivalutazione delle periferie, la ristrutturazione di alcuni monumenti che hanno davvero cambiato identità (come ad esempio la Mole Antonelliana) e magari lo farò in un altro momento però questa volta voglio raccontarvi di come sono finita a passeggiare per le vie di una città che non mi aveva mai interessato: PORTO.

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Qualche anno fa ho visitato Lisbona, ma non saprei per quale motivo in particolare, non mi aveva entusiasmata e tornare in Portogallo non era certo mia intenzione finchè Ryanair (infame!) non ha fatto delle promozioni pazzesche e mi sono ritrovata a scegliere tra Lisbona, Dublino o Porto. Ovviamente dopo aver escluso la prima, essendoci già stata, ho optato per il CALDO nonostante la mia esperienza passata.

Ecco quindi che il marketing turistico ha centrato il punto e io senza nemmeno accorgermene ho abboccato, si anche se studiamo comunicazione e marketing non siamo immuni a questa stregoneria, ma questo è solo l’ultimo passo di una strategia vincente.

Facciamo qualche passo indietro.

Ok non troppo.

Chi mi conosce sta già tremando ma, don’t panic, mi soffermerò su come la città di Porto abbia cambiato la sua immagine, il suo logo in particolare per diventare più accattivante, moderna e raggiungibile per i turisti.

Come illustra la BEHANCE PROJECT PAGE  dello studio di comunicazione WHITE la nuova identità visiva ha cercato il modo per rappresentare al meglio la forte personalità della città e dei suoi abitanti, ma anche la tradizione attraverso un elemento che non può assolutamente rimanere inosservata da chi visita Porto: le piastrelle blu e bianche.  Da questa idea hanno sviluppato delle icone che rappresentano i principali luoghi di interesse della città.

Io però mi sono chiesta per tutto il tempo il perchè di quel punto e finalmente ho trovato una risposta: “The word was enough. In a simple direct affirmation of who we are and what we are. Nothing else but Porto. The city is undisputed, unavoidable, incomparable. It’s Porto. In the word, in the dot, we visualize the orality of the city. As if the attitude of Porto was just waiting to be revealed. It is the blunt affirmation of what we are.”

A questo punto la città, che aveva già molto da mostrare e gustare (non dimentichiamoci del Porto!) ha ottenuto anche un’identità accattivante e moderna che l’ha resa una destinazione perfetta per un city break di qualche giorno soprattutto per un target che può viaggiare in qualsiasi periodo dell’anno come gli studenti.

Alle istituzioni non è rimasto che fare un accordo con le principali compagnie aeree low cost per aumentare le tratte verso la città ed ecco che il biglietto è fatto!

P.S. Grazie a @ghiuzz per aver fatto una vera magia sulle mie foto “animalate”!

 

 

GLI ANNI D’ORO DEL GRANDE NOKIA: il ritorno del 3310

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di Federica Ramires – @Fedeiscrazy

Ebbene sì, il titolo è da cantare seguendo le note de Gli Anni – 883 altrimenti non è la stessa cosa. 

Anno 2000. Mucca pazza? CD? Bush presidente? Internet in tutte le case? Ma non prendiamoci in giro. L’anno 2000 è stato soprattutto l’anno del Nokia 3310! Lanciato a settembre, ha fatto subito la storia ridefinendo le regole della telefonia mobile e raggiungendo 126 milioni di esemplari venduti fino al 2005. Per fare un confronto, nel 2010 sono stati venduti soltanto (incredibile come si debba utilizzare questo avverbio per un numero così grande) 70 milioni di iPhone.

Cosa ci manca di quello che per molti di noi è stato il primo cellulare? L’indistruttibilità. Lanciarlo da balconi di varia altezza era un passatempo paragonabile al giocare a nascondino. Il suo essere personalizzabile. Non neghiamolo, tutti eravamo pieni di cover colorate che cambiavamo quasi tutti i giorni. Le suonerie. Quante volte le abbiamo ascoltate tutte per scegliere la nostra preferita? E soprattutto: quanto ci sentivamo DJ con l’opportunità che ci offriva la Nokia di crearne una ex novo con le nostre mani, mettendo suoni a caso l’uno di fianco all’altro e stupendoci ogni volta che ne usciva qualcosa di più o meno orecchiabile? Beh, poi come dimenticare Snake. Una volta scoperto il gioco, quest’ultimo costituiva il motivo principale per cui volessimo a tutti i costi un 3310. E poi diciamocelo, erano più i game over dei messaggi ricevuti all’epoca, quindi.

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Qualità, semplicità e facilità d’uso. Basandosi su questi principi, la Nokia, ai tempi colosso mondiale della telefonia mobile, lancia il 3310. Un telefono che si è dimostrato fin da subito rivoluzionario, poiché si differenziava dalla concorrenza per quattro aspetti principali: era leggero, compatto e senza antenna; il suo sistema operativo (se così si può chiamare…) era l’unico veramente stabile; era davvero indistruttibile; e, infine, poteva essere personalizzato grazie alle diverse cover, di cui erano pieni i nostri cassetti, oltre che le bancarelle sparse per la città. Come ben sappiamo, nonostante il suo ritiro dal mercato nel 2005, la sua fama è rimasta e rimane tutt’ora. Proprio per questo, forse, ne è stata proposta una versione rivisitata che uscirà in Italia ad Aprile, sfruttando il fatto che molti utenti l’avrebbero ricomprato già solo per l’effetto nostalgia. Tuttavia, il fatto che non ci sia da nessuna parte un riferimento alla resistenza del nuovo 3310, caratteristica principe del vecchio modello, lascerà indifferenti i possibili acquirenti o avrà ugualmente successo? Oppure questa non è menzionata perché data per scontata?

Veniamo dunque alle caratteristiche tecniche che sono trapelate fino ad ora della nuova proposta targata Nokia. Lo stile ricorda quello dell’originale sebbene sarà più sottile e leggero: stesse linee ma con un display a colori e più grande, un keypad al posto delle freccine direzionali, tasti retroilluminati e disponibile nei colori giallo, rosso, blu e grigio. E ancora, sul nuovo giocattolo sarà presente una fotocamera da 2 megapixel con flash (ahimè però, dovremo mettere a dura prova l’estensione e l’avvitamento delle nostre braccia per scattarci un selfie) e jack per le cuffie. Sarà possibile navigare in Internet con il browser Opera Mini, ma ad una velocità ridotta. Vogliamo parlare della batteria? Questa dura 22 ore di utilizzo e 1 mese in stand-by. Il tutto a portata delle nostre dita per il comodo prezzo di 49 euro. Insomma, sebbene con qualche miglioria, un vero e proprio ritorno al passato: non si potrà messaggiare usando WhatsApp, né usufruire del segnale GPS. Chiamate, messaggi e fotografie occasionali saranno il suo solo punto di forza, in perfetto stile vintage.

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Chi lo sa, forse il nuovo Nokia 3310 non ci permetterà controllare ogni cinque minuti la timeline di Facebook, né di chattare usando Telegram… però nessuno ci negherà di ammazzare il tempo mentre aspettiamo il pullman con una bella partita a Snake!

Come scrivere un curriculum: Ecco i consigli dell’esperto

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di Giulia Carminati – @GC_Carminati

Tutti gli studenti hanno un dubbio sul proprio futuro. O meglio: abbiamo numerosissimi dubbi.

“Cosa serve per acquisire le competenze necessarie per essere assunti? Come occorre presentarsi alle aziende durante un colloquio di lavoro? È meglio inviare un curriculum vitae in formato Europeo o una video-presentazione? Come si può gestire la propria presenza online per apparire professionali e farsi conoscere da potenziali clienti?”

Studi comunicazione, ma non sai come inserirti nel mondo del lavoro? Allora sei sul post giusto!

Durante la terza edizione di “Le Nuove Professioni Digitali” organizzata dal Corso di Laurea Magistrale Comunicazione, ICT e Media abbiamo chiesto consiglio ad Andrea Del Carlo, Esperto Sviluppo Risorse Umane dell’Università degli Studi di Torino.

Come scrivere un curriculum vitae capace di valorizzare la propria immagine, le proprie competenze e le proprie esperienze professionali in modo da ottenere un colloquio di lavoro?

Il settore della comunicazione è in continua evoluzione, non tutte le aziende sanno di cosa hanno o avranno bisogno. Lo scopo degli studenti è quello di fornire un valore aggiunto.

“Siate il valore aggiunto, quel qualcuno che possa fare la differenza”

Da dove iniziare?

Entrare in un contesto lavorativo non è facile – se fossi in voi, ragazzi – cercherei quelle imprese non presenti sui social, e creerei un piano editoriale che possa dare valore all’impresa.

Devo scrivere un CV per ogni azienda a cui mi candido?

Il curriculum vitae dev’essere creato ad hoc per l’azienda che lo riceverà, sfruttando le informazioni che riuscite a raccogliere. Dovete inviare una candidatura specifica, personale, in modo che catturi l’attenzione.

Occorre una lettera di presentazione?

Un curriculum vitae è sempre accompagnato da una lettera di presentazione. Anzi: prima del curriculum, fate in modo che il responsabile alle Risorse Umane veda la vostra lettera di presentazione.

Posso mentire?  

Siate onesti nel CV. Date enfasi alle proprie capacità, ma non esagerate. E soprattutto: MAI dire bugie. Differenziarsi dagli altri è giusto, barare no. Perciò, non attribuitevi competenze che non avete, tanto lo scopriranno, e sarà peggio.

Cosa inserire nel CV? Formazione o Informazione?

Permettete all’azienda di conoscervi per quello che siete, mostrate la persona che siete. Non i voti ottenuti all’università. Parlate delle vostre esperienze, delle vostre idee, dei vostri progetti. Inserite i lavori di gruppo, i risultati ottenuti, raccontate la vostra storia.

Tutto o niente? Cosa inserire nel CV?

Scrivere un curriculum vitae efficace significa soprattutto parlare di fatti, di risultati, di numeri. Ma siate concisi! Molte aziende ricevono decine e decine di curriculum al giorno. Si può perciò immaginare che i loro selezionatori dedichino a ogni candidatura solo pochi secondi di attenzione. Ecco allora che essere sintetici e saper isolare le informazioni più importanti diventa un must per chi vuole ottenere un colloquio.

Esperienze professionali:

Ed ecco che arriva il fatidico momento del “E ADESSO COSA SCRIVO?” 

Se avete esperienza nel mondo del lavoro concentratevi su quelle che vi qualificano di più, ovvero spiegando in concreto cosa state facendo e cosa avete fatto.

Se invece non avete nessuna esperienza, non temete, concentratevi sul vostro percorso di studi, sulle conoscenze che avete appreso e sugli interessi professionali che pensate di avere.

Come faccio a distinguermi dalla massa?

Questo dipende tutto da voi, ad esempio potete contattare l’azienda a cui avete inviato il vostro cv nei giorni precedenti e richiedere un incontro conoscitivo e/o esplorativo, per approfondire la mission dell’azienda e farvi conoscere per future opportunità.

Quali dati anagrafici devo inserire?

  • nome e cognome
  • data e luogo di nascita
  • telefono fisso o telefono cellulare.
  • e-mail personale

CONSIGLIO IN ALLEGATO: Assicuratevi che sia un indirizzo e-mail che vi qualifichi come una persona professionale, quindi attenzione ai nomignoli.

L’indicazione delle patenti automobilistiche è facoltativa. Inseritele solo se indispensabili per il lavoro per cui vi candidate.

In che lingua occorre impostare il CV?  

Tutto dipende dalla posizione per la quale vi volete candidare, oppure dipende dalla lingua utilizzata dall’azienda con cui hanno pubblicato la ricerca. Ad esempio per un’attività che prevede una relazione professionale internazionale vi consiglierei un cv in lingua o di porre l’attenzione sulle vostre conoscenze linguistiche.

CV: formato EUROPEO o Home Made?

Curate l’impaginazione. Il vostro obiettivo dev’essere scrivere un curriculum facile da consultare. Chi legge deve poter accedere rapidamente alle informazioni più importanti.

Occorre inserisci la liberatoria sulla privacy?

A fine curriculum vitae, è necessario dare il consenso al trattamento dei dati personali, per la presenza dei dati sensibili. Una formula standard, corretta e frequentemente utilizzata, con riferimento all’informativa sulla privacy, è la seguente: “Autorizzo il trattamento dei dati personali, ivi compresi quelli sensibili, ai sensi e per gli effetti del decr. lgs. n.196 del 30/06/2003 per le finalità di cui al presente avviso di candidatura”

Consigli pratici?

Il curriculum non deve mai superare le due pagine. Non bisogna ridurre il font del carattere per poter scrivere di più, o raggiungerete l’effetto opposto.

E mi raccomando, niente errori di ortografia, grammatica o sintassi… e soprattutto occhio ai congiuntivi!

Spero quindi che i nostri consigli possano esservi utili, ma se vi sentite ancora timorosi, e non ve la sentite di buttarvi a occhi chiusi nel mondo del lavoro, prendetevi un secondo, sbirciate dentro di voi e iniziate a coltivare i vostri talenti!