Brangelina mangia italiano volando con Norwegian Airlines: esempi di real time marketing

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Di Federica Ramires   @Fedeiscrazy
L’imminente rottura fra Angelina Jolie e Brad Pitt, quella che fino a qualche giorno
fa rappresentava perfettamente l’esempio di coppia indissolubile e l’ideale di famiglia
alla Mulino Bianco, ha portato con sé tanto scalpore.
E come ogni buona notizia scandalosa che si rispetti, questa ha generato una serie
infinita di effetti tanto comuni al giorno d’oggi: chiacchiericcio per le strade, che è
diventato chiacchiericcio sui giornali, che è tornato per i bar e che si è poi spostato sui
social con annessa creazione di meme rassicuranti che sottolineano quanto noi comuni
mortali siamo degli illusi a pensare di poter passare tutta la nostra vita con una
persona (magari pure quella che amiamo!) se loro non ce l’hanno fatta.
Un’altra cosa è però successa: la notizia della separazione è stata sfruttata da una
compagnia aerea norvegese per promuovere con una campagna di real time
marketing i voli verso gli Stati Uniti. Perché è proprio così che funziona il real time
marketing: usufruire della popolarità di una notizia, in questo caso di un gossip, di
portata nazionale o e/o internazionale per pubblicizzare un prodotto, un servizio, un
marchio. Così con uno slogan simpatico e decisamente azzeccato, la Norwegian
Airlines invita tutte le donne a saltare su aereo di sola andata per gli USA per andare
a consolare il povero Brad, approfittando del basso costo del volo per l’occasione
speciale: Brad is single! Con un ironico sottinteso: e quando vuoi che ti ricapiti
un’opportunità del genere? Compra il biglietto!
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Il richiamo vincente della Norwegian Airlines (2016)
La Norwegian Airlines non è nuova a campagne creative, anzi. Un altro esempio è la
pubblicità che ha come sfondo la bandiera norvegese. Di questa, ne sono evidenziati
dei dettagli per formare bandiere di altre nazioni e promuovere le tariffe proprio verso
i Paesi che si vanno a creare.
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Una delle campagne creative della Norwegian Airlines (2015)
Ma tornando al real time marketing, un esempio simpatico che viene direttamente
dalla nostra penisola è quello di Eataly. Siamo nel 2014 e durante una normalissima
partita dei Mondiali di calcio della nostra nazionale contro l’Uruguay, tutta l’Italia grida
al cannibale riferendosi a Luis Suarez. Il suo morso a Chiellini, leccornia tutta made in
Italy, viene perfettamente sfruttato in un manifesto pubblicitario di Eataly, dove viene
riportata la copertina del New York Post del 25 giugno che giocava proprio con la
parola Eataly, sovrastata da un bel tutti vogliono mangiare italiano! prendendo in
causa l’esempio di Suarez.
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La campagna promozionale di Eataly (2014)
Bene, quindi siamo tutti d’accordo.
Tutti a comprare un biglietto con la Norwegian Airlines per raggiungere lo sconsolato
Brad e porre rimedio alla sua solitudine. Però mi raccomando: prima di partire una
bella carne de La Granda a casa Chiellini!
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I 6 comandamenti (di Jenus) per affrontare i tuoi troll

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Di Elisabetta Molli   @mollibet

Si dice che il Diavolo si manifesti nelle forme più disparate, al Web Marketing Festival 2016, il fumettista di Jenus e la sua fedele compagna di disavventure Angius, ci hanno spiegato tutti i modi possibili per “liberarci dal male”… ops, volevo dire dai disturbatori.

Chi meglio del gestore di una pagina Facebook tutt’altro che convenzionale e che spesso ha come oggetto delle vignette argomenti fuori dagli schemi, può darci dei buoni consigli su come affrontare gli utenti sgradevoli?!

 

Saper gestire le minacce infatti rappresenta sicuramente una delle azioni principali di un gestore di una pagina Facebook perché in caso di figuracce non si può certo tornare indietro!

Esistono principalmente due tipi di minacce:

1)      Quella esterna, un caso che sicuramente ricorderete è quello di Barilla sulle famiglie non tradizionali

(clicca qui per più info sul caso Barilla)

2)      Quella interna che può avvenire spesso sui social, dove abbiamo quasi il pieno controllo su quello che viene pubblicato, ma si rischia molto di più.

Jenus ha classificato così i suoi disturbatori:

  • IL GRAMMAR NAZI, esempio più comune di tutti, a quanto pare il mondo è pieno di professoroni di itaGliano.
  • L’INFILTRATO, solitamente è un disperso, un utente che probabilmente non ha ancora capito perché segue la pagina e tende a commentare i post come se stesse parlando a se stesso: “è meglio Zerocalcare”
  • IL KAMIKAZE solitamente sentenzia così “sei un cretino!”
  • IL KAMIKAZE MODERATO invece si sente un po’ in colpa: “sei un cretino, ma non prenderla come un’offesa eh!”
  • IL MONOLOGHISTA è un tuttofare, si risponde anche da solo: “fai schifo. E se rispondi non accetti le critiche!”
  • IL LIFE COACH: dispensatore inarrestabile di consigli inutili anche essendo totalmente ignaro dei contenuti della pagina, recita: “Perché non disegni Maometto? Paura eh??”
  • IL MORALISTA devo ancora capirlo io, “sei bravo, ma solo se parlassi di pesca d’altura ti seguirei”
  • IL TROLL, il mostriciattolo fastidioso per eccellenza, disturbatore incallito
  • IL FLAMER: avete presente una rissa?! Una rissa vera, stavolta è tra due o più utenti però sulla pagina Facebook di un altro, tipo Jenus.

Per fortuna c’è Jenus che ha una risposta sempre pronta e sarcastica per tutti. Così ha stilato i sei comandamenti per essere un buon moderatore e sconfiggere questi diavoletti del web….

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E visto che a mali estremi, estremi rimedi, mettere gli utenti contro i troll scatenando una vera e propria rissa virtuale, chissà che non gli passi la voglia di essere rompiscatole!
Angius dixit “respirate con calma, siate coerenti, calmi e trovate il modo migliore per rispondere a qualunque tipo di insulto, critica o presa in giro” ergo c’è solo una cosa da fare purtroppo: porgere l’altra guancia!

 

 

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In viaggio con Emilio Bonura

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di Federica Ramires   @Fedeiscrazy

Eravamo appena saliti in macchina: zaino e immancabile sacchetto rosso colmo di volantini e gadget nel baule, piede sulla frizione, prima inserita e motore acceso. Direzione Torino. Qualche timida parola di presentazione e scambi di cordialità fra noi passeggeri ancora sconosciuti di Bla Bla Car caratterizzano i primi minuti di viaggio, per poi rivolgere il viso stanco fuori dal finestrino e lasciare spazio ad un silenzio pieno di pensieri dedicati alla due giorni della quarta edizione del Web Marketing Festival, confermatosi l’evento di formazione (e non solo) più completo d’Europa dedicato al marketing digitale e all’innovazione sociale. La musica per favorire la ricerca. Ospiti dalla Silicon Valley. Talk culturali e improvvisazione teatrale. Startup competition. Il potenziale comunicativo di una vignetta. SEO. Creatività e user generated content. Marketing persuasivo e social advertising. Progettazioni siti con Joomla. Lezioni di marketing con Paolo Cevoli. Web design. Ottimizzazione campagne e-commerce. Video per lo storytelling. Soluzioni per ottenere il massimo per i propri clienti con Facebook…

Come se questa stessa ultima tematica stesse pulsando anche nella mente del nostro autista, Emilio rompe il ghiaccio ed esordisce con un racconto che inizialmente seguiamo in maniera distratta. Ci dice che una volta, più o meno verso la fine del 2009, si trovava in piazza San Carlo e stava camminando dietro a due giovani che avanzavano in direzione di Porta Nuova. Procedeva a passo svelto, concentrato ad organizzare mentalmente la sua giornata piena di impegni. Ad un certo punto però, il nuovo argomento di conversazione dei due ragazzi cattura la sua attenzione:

–    Oh ma tu non ti iscrivi a Facebook?

–    Facebook? Ma a che mi serve Facebook?

Eh, a che ti serve dici tu… pensò, per poi superarli e tornare con la testa al planning giornaliero.

Chissà che facevano i primi dieci iscritti…

Partendo da questo suo aneddoto personale, il nostro viaggio di ritorno si trasforma in un acceso confronto fra noi passeggeri, tutti e quattro reduci dal Web Marketing Festival e, pertanto, tutti e quattro interessati al settore del digitale.

Emilio comincia a raccontarci un po’ più di sé stesso: ci dice che ha studiato per diventare perito aeronautico, che è titolare della ditta Social Shoppology, che ama la discrezionalità della sua Torino e che di lavoro fa il Social Media Manager. Collabora con molte realtà ormai, ma è ancora stupito per il fatto che molte aziende locali non capiscano ancora il potenziale che sta dietro a Facebook, nonostante i dati empirici parlino chiaro della sua crescita mostruosa dai piccoli numeri di quel lontano 2004 fino ad oggi, dimostrando come il social network si stia confermando la piattaforma privilegiata e imprescindibile di comunicazione per le imprese: quotidianamente, circa 6 milioni di persone mettono il loro like a pagine aziendali. Eppure queste aziende, convincendosi che Facebook sia solo fatta di chat e che sia stata percepita unicamente per dare sfogo ai più giovani, e non capendo che il modo di scambiarsi informazioni in rete sia completamente cambiato, finiscono per non comunicare e per non intercettare le persone che potrebbero essere i clienti di oggi e domani. Esse sono destinate a soccombere. Senza contare, inoltre, che le nuove generazioni, quelle dei cosiddetti nativi digitali, vivono di tecnologia. Oggi chattano e giocano su Facebook, ma sono proprio loro che domani saranno i futuri clienti: se non si comunica con loro adesso, però, non lo saranno mai.

Quindi, inserire in maniera opportuna la propria azienda su Facebook significa essere intercettati da potenziali nuovi clienti in maniera targettizata e profilata. E’ possibile, infatti, intercettare il nostro pubblico per fasce demografiche (sesso e età), per regione, provincia o città, addirittura per device e sistema operativo usato, per professioni svolte e interessi specifici. Così facendo riusciamo a coinvolgere un determinato pubblico: quello più giusto per la nostra azienda, ovvero quello dei fan consapevoli, che interagiscono con la nostra pagina e non si limitano al mi piace buttato lì per amicizia o per pietà. Abbinando un profilo colorato e ricco di informazioni ad una giusta opera di rispondi, condividi e tagga, il tutto masticando gli Insights quel che basta, un’azienda potrà davvero ottenere maggiore visibilità e, conseguentemente, vendere di più. Emilio durante il viaggio ci ripete più volte come Facebook non sia soltanto un qualcosa che appare davanti ai nostri occhi quando apriamo Google Chrome con cui divertirci, ma un’arma che, se maneggiata con cura e in maniera corretta, può permettere la conquista di un pubblico vastissimo ed aiutare significativamente l’ascesa di un’impresa.

Un kilo e mezzo di mi piace, per favore.

La palla passa dunque a noi del sedile posteriore. Spieghiamo ad Emilio che siamo studentesse, che abbiamo avuto l’opportunità di partecipare a questa edizione del Web Marketing Festival grazie ad una campagna di comunicazione svolta in collaborazione con lo staff del festival per la promozione dello stesso, che siamo interessate al mondo del marketing digitale e dell’innovazione, seppur qualche dubbio attanaglia ancora i nostri pensieri, e che ora come ora siamo indirizzate verso un futuro lavoro da Social Media Manager. Si dice contento che ci siano così tanti giovani pronti a diventare professionisti e determinati a mettersi in gioco in questo settore che sarà, secondo lui, sempre più in rapida espansione e, pertanto, sempre più fondamentale e fonte di nuove opportunità.

Di fronte a questa sua preannunciata disponibilità a chiacchierare del mestiere e a risolvere i nostri dubbi, cogliamo l’occasione al volo e cominciamo a bombardarlo di domande e a chiedere consigli riguardo alla sua professione. Paziente e cortese, ci accontenta, spulciando quasi tutti i segreti di Facebook da lui individuati fino ad ora nella sua carriera. E così via, le restanti tre ore di viaggio diventano colme di discorsi su individuazione del target, consigli riguardo se sia meglio rendere una pagina invisibile o unire più pagine insieme, spunti per la creazione di contenuti emozionali e informativi e un loro giusto bilanciamento, tecniche per aumentare la reach e l’interazione del pubblico con i nostri post, invito alla localizzazione della pagina a livello locale o nazionale, scambio di opinioni sulla creazione di un post perfetto e su come convincere un’azienda che sia impossibile creare una strategia di web marketing sui social con il minimo sforzo. I nostri discorsi vengono interrotti soltanto da una lunghissima limousine bianca scintillante che, entrando imponente in autostrada proprio a fianco della nostra corsia, non poteva che catturare la nostra attenzione e farci scambiare qualche wow! di apprezzamento di gruppo. Giusto qualche secondo di distrazione, poi si riparte con argomenti più specifici: come combattere i troll e i fake che ultimamente spopolano sulla piattaforma, come promuovere efficacemente un evento, quali sono i tool più appropriati da usare per gestire la nostra pagina, come superare la paura di pubblicare un post diverso dalla linea mantenuta per sperimentare qualcosa di nuovo, su quanto i mi piace falsi possano danneggiare un’azienda, per poi concentrarci con una lunga digressione sul recente cambio di algoritmo del social network.

La Mole in lontananza, vista l’ora tarda, ormai immersa nell’oscurità, ci comunica che siamo giunti a destinazione e la conversazione portata avanti sino ad ora sulle ali blu di Facebook si spegne per lasciare spazio allo scambio di contatti e saluti. Concludiamo così ufficialmente il nostro Web Marketing Festival, circa cinque ore dopo gli altri partecipanti, dopo un viaggio fatto di social network, tool, pagine utili…e limousine.

Professioni digitali: istruzioni per l'(ill)uso

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Di Giulia Carminati  @GC_Carminati

La rivoluzione digitale ha mutato ogni aspetto della nostra vita quotidiana. Ha modificato il rapporto tra le persone, ha cambiato la comunicazione tra aziende e consumatori, ed infine ha rinnovato il mondo del lavoro, modificando alcune professioni o creando profili completamente nuovi.

SEO Specialist, Data Scientist, Web Analyst, Digital PR, Digital Advertiser, E-reputation Manager, Social Media Manager, sono solo alcune delle professioni digitali emerse nell’ultimo decennio. Ma quale percorso devo seguire per intraprendere una di queste carriere? Quali sono le migliori aziende presso cui lavorare? Come presentarsi alle agenzie di comunicazione? Con un titolo in Comunicazione, ICT e Media è possibile lavorare sia nel pubblico sia nel privato? Quali sono le digital skills necessarie per emergere?

Questi sono solo alcuni dei dubbi che il Team di CIME ha raccolto nei mesi precedenti al Web Marketing Festival, con lo scopo di creare una guida per i neolaureati che intendono lanciarsi nel mondo delle nuove professioni digitali.

Il progetto #grabIT nasce quindi per affrontare i dubbi che la digital transformation ha creato negli studenti, illustrando loro le abilità sulle quali investire per la propria carriera, le cosiddette digital soft-skill, attitudini necessarie per eccellere in Rete.

Dalle interviste a speakers, visitors, e digital experts, incontrati durante la due giorni, è emerso che per intraprendere una carriera digitale è importante rimanere in costante aggiornamento. “Fatevi trovare sempre sul pezzo, non basta studiare all’università, si studia anche in azienda” – incita Michele Mancini, Social Media Manager presso Six Eleven, agenzia di comunicazione con sede a Torino.

Bisogna crederci, e crederci tanto, bisogna aver voglia di fare, di crescere, di ricrearsi, “bisogna imparare ad ottimizzare il proprio tempo, perché credetemi – spiega Giuliano Ambrosio, aka Julius Design, nei panni di Creative Strategist – di tempo libero ne avrete poco. Aggiornatevi sul mondo digitale, contattate i professionisti, attingete da loro (cita #grabIT), siate coraggiosi, create un blog, curate i vostri profili social, mostrate che siete attivi, e che ci sapete fare”.

Presentatevi alle agenzie di comunicazione in modo creativo, assolutamente vietati i CV in formato europeo, “non inserite capacità che non vi appartengono, tanto vi sgamiamo subito – spiega Guglielmo Fazio, SEO Analyst presso ByTek Marketing, azienda di Inbound Marketing – celate le vostre esperienze lavorative, se pari a zero, mostrateci invece la persona che siete stati durante il vostro percorso formativo, inserite le certificazioni se ce la avete, sennò correte su Google, esistono corsi online gratuiti o a pagamento davvero utili, come Google Analytics, Hubspot, e molto altro, fateci vedere che voglia di fare ne avete da vendere”.

Curate molto il vostro aspetto, la vostra immagine, il vostro modo di porvi alle aziende, tutto comunica. Studiate mission e vision, cases history, clienti, e partnership delle imprese presso cui vi candiate. Siate motivati, appassionati, inventivi, dimostrate perché – tra la marea di laureati – siete voi il cavallo vincente, quello su cui puntare tutto.

Inutile dirlo, la conoscenza della lingua inglese serve, ormai il 90% dei lavori nel settore digitale si basano sulla realtà oltre oceano. Siate intuitivi, la laurea non basta, frequentate Master, privati o pubblici non cambia molto, meglio ancora se siete autodidatti. “È importante avere passione, perché la passione porta curiosità. E la curiosità porta alla voglia di conoscere, di scoprire, di migliorare” – così conclude la sua intervista Daniele De Cia, Web Analyst presso Niew Design, studio di user experience design con sede a Modena.

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1, 2, 3…FUNNEL!

Mettete una serata di mezza estate, tranquilla, una birra fresca sorseggiata lungo la spiaggia, difronte la luna specchiata nel mare, il rumore delle onde e… quattro studentesse di comunicazione che avevano appena partecipato a uno degli eventi più noti sul marketing digitale in Italia, il Web Marketing Festival.

Fu proprio così che nacque l’idea di creare il blog Fuori dal Funnel, quasi come gestazione del progetto #grabIT. Perché se vogliamo essere sinceri, il tutto ha dei precedenti.

La genesi. Siamo a Torino, durante le ore di lezione, ci viene offerta la possibilità di presentare un progetto con il quale avremmo potuto prendere parte al #wmf16. Per l’occasione, insieme ad altri compagni di corso (Edoardo, Elena e Guido), creiamo una mascotte Grabby, ovvero un granchio, il quale ci aiuterà ad acchiappare le risposte di noi studenti sul mondo digital (come presentarsi alle aziende durante un colloquio di lavoro? È meglio inviare un CV in formato Europeo o una video presentazione? Come gestire la propria presenza online per apparire professionali e farsi conoscere da potenziali clienti?).

E così è stato. Nella due giorni abbiamo girato in lungo e in largo il Palacongressi di Rimini a caccia di consigli e risposte, catturandoli con il nostro #grabIT. Il tutto è stato filmato e racchiuso in tre mini video che sono stati successivamente pubblicati sulla pagina Facebook del nostro corso di laurea in Comunicazione, ICT & Media.

La continuazione. Il blog Fuori dal Funnel vuole essere qualcosa di più di un semplice botta e risposta con i professionisti. Ha l’aspirazione  rivolgersi a studenti che come noi avevano ed hanno tuttora dei dubbi sul mondo digital; di raccontare esperienze di comunicazione che ci riguardano in primis, esplorando, drop by drop, un mondo a noi non ancora del tutto noto.

Il nome è stato frutto di un rapido brainstorming: si voleva dare l’idea dell’argomento di discussione, ma senza tralasciare la semplicità e spiritosità (o meglio per citare Paolo Cevoli, quella giusta dose di ignorantessa) che caratterizza le fondatrici. Da qui una rapida rivisitazione della celebre canzone fuori dal tunnel, diventata per l’occasione fuori dal funnel, richiamando così l’imbuto che nel mondo del marketing è riferito al metaforico imbuto dove dall’alto arrivano le visite degli utenti, e da sotto escono vendite e conversioni.

 

E’ dunque tempo di giungere allo scoperto. Durante la terza edizione dell’evento “Le Nuove Professioni Digitali” organizzato dal nostro Corso di Laurea Magistrale Comunicazione, ICT e Media (CIME) tenteremo di dare risposte ai dubbi e consigli sul percorso formativo e professionale insieme ai professionisti della comunicazione.

Cosa state aspettando?! The future is yours, wake up and #grabIT!

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